Calenda «La linea al Campo largo ormai la danno i 5 Stelle.Il centro? Sarà decisivo»

Carlo Calenda, leader di Azione, lei ha definito quello italiano un «bipolarismo immorale». Non le sembra di esagerare?

«No. Leggevo le notizie della tregua umanitaria a Oleshky, con i racconti tremendi degli anziani di lì costretti a mangiare i cani per non morire, e le comparavo con questo ridicolo dibattito italiano, in cui Meloni viene in Senato e fa dei discorsi alati, ma poi da dieci mesi non manda un pacchetto di armi a Kiev e il centrosinistra è impegnato in una discussione semantica su come dire: arrendiamoci a Putin. Tutto ciò non è solo tragico, sta diventando immorale. Non siamo mai arrivati così in basso: la destra candida Cateno De Luca che annuncia la data delle elezioni indipendentemente da Mattarella, gli altri danno un senatore a Rifondazione comunista che va in tv delirando sul sostegno ad Hamas e Putin».

A proposito di centrosinistra, Conte ce l’ha il suo ex amico Renzi.

«Intanto una premessa: io penso che il Campo largo sia destinato a una sconfitta elettorale clamorosa. Ma non voglio eludere la domanda. E dico che sinceramente non capisco come Matteo non si senta umiliato. Non lo invitano ai vertici, non lo fanno partecipare alle telefonate… Poi dicono allarghiamo anche ai cespugli di centro, Onorato, Ruffini, Magi e Renzi, così dopo magari glielo diciamo pure a loro che bisogna fare. E si andrà avanti così fino a febbraio a meno che Meloni non acceleri il processo elettorale».

Addirittura.

«Secondo me è possibile. Il carovita continua ad aumentare e lei non ha alcuna risorsa per intervenire, la manovra che si profila è la più debole degli ultimi anni, tanto che la si ricorda solo per le targhe personalizzate, perché non c’è molto altro, e poi ci sono le piazze. Se continueranno tutte le settimane sarà la dimostrazione che Meloni, nonostante tutti quei decreti, non sa garantire la sicurezza. Quindi la situazione è tale che lei potrebbe avere tutte le intenzioni di andare il prima possibile alle elezioni».

È convinto che sia Conte a dettare la linea al Campo largo?

«Ma è chiaro. Innanzitutto perché è l’unico che ha un programma, folle perché rilancia il reddito di cittadinanza, chiede di interrompere ogni sostegno all’Ucraina, ha delle proposte deliranti sull’energia, ma ce l’ha. Il Pd no. E io non capisco come potrà mai il centro trovarsi d’accordo con quello che scrive Conte o che scrivono Fratoianni e Bonelli. Perciò è chiaro che il centro sta lì per maquillage e per legittime ambizioni di tornare in Parlamento».

Renzi paragona questa alleanza alla Rosa Bianca.

«La Rosa Bianca aveva come contraltare Hitler, e peraltro quei resistenti sono finiti male. Fare un paragone del genere significa che ormai la mitomania è uno dei grandi problemi di questo secolo perché qui stiamo parlando di una destra che non riesce a governare non che ha fatto un colpo di Stato e sta mandando i cittadini nei campi di concentramento».

Quindi lei non si unirà a nessuno schieramento.

«Assolutamente no. C’è bisogno di una lista di centro che dopo le elezioni diventi decisiva per la realizzazione del nuovo governo».

Come potete essere determinanti?

«Se nessuno prende il 42 per cento, e con quattro poli può accadere, possiamo esserlo. Faremo una lista che richiamerà il centro come luogo del buon governo e del pensiero pragmatico e che metterà insieme tutti i i movimenti che si muovono in quell’area, da Spazio comune di Picierno, ai popolari, agli europeisti e alla parte riformista dei liberal-democratici».

All’inizio lei parlava di Ucraina, è un tema che le sta a cuore.

«Si. Noi vogliamo il pacchetto di aiuti a Kiev entro un mese, perché sennò è chiaro che tutto quello che Meloni racconta quando viene a parlare al Consiglio europeo è finto e in realtà l’agenda del governo la detta Salvini».