Scuola, i numeri veri per capire la situazione

Un post di Luigi Mariattin sulla scuola ha fatto arrabbiare tanti. Eccolo: Cerchiamo di capirci. Negli ultimi 10 anni gli alunni delle scuole sono diminuiti del 10%, ma gli insegnanti sono aumentati del 16% (quelli di sostegno sono quasi raddoppiati). E le classi-pollaio non esistono: la media degli alunni per classe è inferiore alla media Ocse, sia nella primaria che nella secondaria. Si può chiedere di destinare i risparmi del taglio degli organici ad aumentare gli stipendi, o a detassare i fondi integrativi. O ad aumentare laboratori, scambi all’estero, ecc. Ma fissarsi che -pure se il numero degli studenti cala – gli insegnanti devono aumentare sempre di più, fa sorgere spontanea la domanda: per qualcuno la scuola deve servire a formare i cittadini di domani o a preservare i livelli occupazionali?”

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In realtà, il numero degli insegnanti aumenta soprattutto per sostegno e precariato, non per la didattica ordinaria; e sulle classi la media nazionale nasconde un divario territoriale reale, anche se limitato: la differenza è di circa 2 alunni per classe, non enorme.

Alunni e insegnanti
Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (CPI) dell’Università Cattolica, tra il 2015/16 e il 2024/25 nelle scuole statali gli iscritti sono passati da 7,7 a 6,9 milioni (-10%), mentre i docenti sono saliti da 834 mila a 969 mila (+16%).

Ma l’aumento non riguarda i docenti “ordinari”: è stato interamente trainato dagli insegnanti di sostegno e dai supplenti precari. I docenti curricolari sono rimasti stabili nell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, con un aumento solo nella secondaria di II grado.

Quindi, la verità è la seguente:
Alunni in calo: sì, è una tendenza strutturale legata alla demografia. Insegnanti in aumento: sì, ma quasi tutto l’incremento è sostegno e precariato, non organico ordinario. Classi pollaio: la media nazionale è bassa rispetto all’OCSE, ma nasconde differenze territoriali e situazioni locali di classi molto numerose.

Nord vs Sud: il Nord ha mediamente classi un po’ più numerose, ma il divario è contenuto; il vero problema è più la dispersione dei dati — poche classi molto affollate accanto a molte classi piccole — che la media nazionale. Il grande vero problema italiano resta il precariato. Il dato più aggiornato e ufficialmente comunicato per l’anno scolastico 2026/2027 indica, al 31 agosto 2026, 155.072 incarichi a tempo determinato per docenti già conferiti: 99.258 supplenze su posto intero (comune o sostegno) più 55.814 conferme di supplenti di sostegno su richiesta delle famiglie. Nessun governo di nessun colore riuscirà mai ad eliminare il precariato, come ci chiede da decenni l’Europa, se non si mette mano al reclutamento. Quello attraverso i concorsi, troppo lunghi, produce continuo precariato (come desiderano i soliti noti)