Biellese nato il 20 febbraio 1950, è un Pesci, dunque sognatore, sensibile, intuitivo. Alla fine degli anni settanta inizia a collaborare con l’Aiace (Associazione italiana amici cinema d’essai) di Torino di cui ricopre la carica di presidente dal 1977 al 1989. Dal 1980 al 1983 è titolare della rubrica di critica cinematografica del quotidiano la Gazzetta del popolo. Gli danno 200mila lire al mese, ma deve recensire almeno 400 film all’anno. Nel 1982 inizia una lunga, proficua e libera da qualsiasi condizionamento, collaborazione con il Festival internazionale cinema giovani (oggi Torino Film Festival), di cui diviene direttore a partire dal 1989, un ruolo che riveste fino al 1998, quando il direttore della Biennale Baratta gli propone di dirigere la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, subentrando al direttore dimissionario Felice Laudadio. Dopo un iniziale diniego, anche grazie al consiglio del suo maestro, il professore Gianni Rondolino, accetta.
Per quanto valutata positivamente dalla maggior parte della stampa specializzata e dagli operatori del settore, la direzione di Barbera della Mostra di Venezia non riscuote il gradimento del ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani, che impone l’allontanamento anticipato del direttore nel 2002. Gli succede a capo della Mostra lo svizzero Moritz de Hadeln, per poi essere rimpiazzato, due anni dopo, dal produttore Marco Müller.
Dopo 9 anni, nel 2011, il ritorno. Subentra a Marco Müller. In una lunga intervista a Malcom Pagani, Barbera ha spiegato quanti film deve vedere ogni anno, insieme con la sua squadra di selezionatori, che non superano la quindicina. Nel ’99, nella I edizione, i film erano 900, dopo il covid nel 2025 ben 4250, tra film, corti, documentari. In tutto, i film da esaminare sono duemila. Che cosa è successo? E’ avvenuto che le case di produzione spendendo circa 1 milione di euro per partecipare a Venezia, risparmiano tantissimo sulle spese di promozione e lancio del film, dal momento che a Venezia trovano 3500 critici di tutto il mondo.
Ma come si fa a vedere 4250 film? Spieghiamo meglio. Se tra gennaio e maggio i selezionatori di Venezia vedono un centinaio di film, tutto il resto lo devono vedere tra giugno e la fine del festival di Cannes. Sono non più di 6/7 settimane. Entro metà luglio devono annunciare l’elenco dei film in concorso (una settantina) e quelli delle sezioni collaterali. Come si capisce, è un tour de force perchè occorre vedere tantissimi film. In pratica su 2000 e rotti film occorre decidere al volo: quali sono i film migliori da proiettare a Venezia? “Una scommessa sul vuoto” la definisce Barbera, ” e se non lo prendi tu un film, lo prende un altro Festival” ( Cannes, Toronto, Berlino, Sundance Utah, Locarno, Vancouver, Tokyo). Il grande problema dei selezionatori è dunque che non hanno una visione d’assieme, nel senso che non possono vederli tutti e poi decidere, ma la decisione va presa subito dopo una prima visione. Quindi sbagliare è facilissimo e, come dice Barbera, gli sbagli li devi accettare, purchè essi non pregiudichino i risultati complessivi della mostra. Per es., Barbera ammette che è stato uno sbaglio nel 2015 mettere fuori concorso il film italiano di Caligari “Non essere cattivo”, ma, sia nel caso in cui è lui ad imporsi sugli altri del suo gruppo, sia nel caso in cui accetta il parere diverso degli altri, gli errori possono esser fatti.
Per selezionare un film, Barbera subisce raccomandazioni politiche? No, risponde, di nessun tipo, sono i produttori o gli agenti che subito dopo la visione vogliono sapere se lo prendi o no. La cosa più difficile è dunque dire a molti che conosci da tanto tempo o che sono tuoi amici, che non prendi l’opera che ti hanno proposto. Mai dire, questo s’impara col tempo, che il film non ti è piaciuto, o che non è riuscito, soltanto rifiutarsi di presentarlo a Venezia, consigliando di saltare un turno o dirottare il film verso altri festival.