Ancora sul Superbonus, riepilogo per chi insiste ad inventare i numeri

Non c’è una sola cosa vera in quello che dice @SPatuanelli sul Superbonus.

1) Innanzitutto non è vero che sia costato “solo” 122 miliardi. Quel dato di Enea si riferisce al solo SuperEcobonus, ma il 110% includeva anche il SuperSismabonus (circa 40 miliardi): il costo complessivo del Superbonus è di circa 165 miliardi. Se si aggiunge la spesa degli altri bonus edilizi (tra i quali il Bonus Facciate), che è esplosa dopo il decreto Superbonus che ha esteso la cessione illimitata del credito, il totale arriva a 229 miliardi: oltre 100 miliardi in più di quanto dice Patuanelli. Se quindi la stima di @CarloCalenda è sbagliata, lo è per difetto (di 9 miliardi).

2) Patuanelli fa un’analisi costi-benefici positiva del Superbonus citando uno studio della Banca d’Italia. Ma lo manipola, come ho spiegato in questo articolo sull’identica mistificazione fatta da Giuseppe Conte. ilfoglio.it/economia/2026/… Bankitalia non dice che senza i bonus edilizi l’Italia sarebbe stata in recessione (perché è falso). Dice che “senza gli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie la crescita del valore aggiunto tra il 2019 e il 2023 si sarebbe sostanzialmente dimezzata”. Quindi vuol dire che la crescita, che in quel periodo è stata di 5,8 punti di pil, senza i bonus edilizi sarebbe stata di circa 3 punti di pil. Il dettaglio non marginale è che, in quello stesso periodo, la spesa complessiva di Superbonus e Bonus facciate è stata pari a 170 miliardi di euro, oltre 8 punti di pil (il costo sale a 229 miliardi se si considerano gli altri bonus edilizi). Non a caso nello stesso studio, nella frase successiva, la Banca d’Italia scrive: “Sebbene positivi, i benefici per il complesso dell’economia in termini di valore aggiunto sono stati più bassi rispetto ai costi sostenuti per le agevolazioni, implicando un moltiplicatore fiscale inferiore all’unità”.

In sostanza “il ritorno” di cui parlano Patuanelli e Conte è negativo: ogni euro speso ha prodotto meno di un euro di pil. E il ritorno in termini fiscali è ancora inferiore, visto che il gettito incassato è una frazione del pil generato che è a sua volta una frazione della spesa sostenuta.

3) Non è vero che il Superbonus, secondo la linea politica del governo Conte, sarebbe terminato il 31 dicembre 2021 e che le proroghe successive sono state opera di forze politiche diverse dal M5s. La prima proroga avviene già a dicembre 2020 con la legge di Bilancio che estende il Superbonus al giugno 2022 (il ministro Gualtieri “resiste” alle pressioni M5S che lo voleva fino al 2023). Ma già un mese dopo, a gennaio 2021, nella proposta di PNRR del governo Conte (l’ultimo atto di quell’esecutivo) è prevista “l’estensione del Superbonus 110%”. Poi il governo Draghi, sempre su pressione del M5S che faceva parte di quel governo ed era il primo partito della maggioranza, lo estende il fino al 2023. Il M5S si è sempre battuto per la proroga del Superbonus e contro ogni forma di restrizione, che fosse al governo o all’opposizione. Conte, Draghi o Meloni. Sempre e comunque.

È incredibile che, a distanza di anni, ci sia questa disinformazione sul Superbonus nonostante la mole di analisi e documenti. Per chi vuole approfondire c’è il libro scritto con @CarloStagnaro: “Superbonus – come fallisce una nazione”