Anche la pazienza del Mezzogiorno può esaurirsi

Un altro mondo, simile a quello che abbiamo attraversato durante il Covid. E forse anche peggio. Perché stavolta il Mezzogiorno, ridotto in ginocchio dallo sciopero degli autotrasportatori, deve fare i conti con l’indifferenza generale.

Il governo, del resto, conferma per l’ennesima volta il suo strabismo territoriale e l’opposizione balbetta come sempre accade quando, invece che parlare di primarie e altre pinzillacchere, bisogna affrontare i temi della vita quotidiana.

Nel frattempo, da Roma in giù, cominciano a scarseggiare perfino i medicinali, dopo che il carburante e i generi alimentari sono sostanzialmente spariti e il commercio online risulta paralizzato.

È di ieri la notizia che le principali università napoletane, a cominciare dalla Federico II, hanno ripristinato la didattica a distanza (ricordate la pandemia? Uguale ad allora) per aiutare studenti e professori bloccati a casa dalla scarsità di benzina e di roba come latte, olio, pasta e verdure.

Napoli, epicentro della rivolta, sembra alla vigilia di una guerra: da una parte le barricate dei camionisti, che l’hanno praticamente isolata dal resto del Paese occupando i principali nodi stradali; dall’altra gli scaffali dei supermercati sguarniti di tutto e i pochissimi distributori di benzina ancora aperti che vengono assaliti dalle auto in coda per chilometri.

Quanto si potrà resistere a questo assedio medievale?

Due, tre giorni al massimo nonostante i cittadini, pur patendo gli effetti della protesta, si dichiarino solidali con le ragioni che l’hanno scatenata.

Il buon senso indurrebbe a pensare che una soluzione sia imminente ma nulla sembra volgere in tal senso.

Anzi, tra la gente si fa largo una convinzione: interverranno soltanto quando i negozi si svuoteranno a Roma o a Milano.

Attenzione, però: la sopportazione, perfino la più tenace, ha sempre una data di scadenza.

E quello che sta avvenendo nel Sud, ormai cancellato dall’agenda politica, ci racconta che sarà molto arduo attraversare un autunno arroventato dalle tensioni sociali ostentando distacco o, al massimo, fastidio.

Siamo di fronte a un malessere profondo. Che non si cura a colpi di decreti legge.

Certo, i maranza fanno paura. Ma sarebbe meglio tenere d’occhio anche il Mezzogiorno. Prima che esploda.