Le elezioni in Calabria e il paracadutista Nico Stumpo

La coalizione che vince con questa nuova legge elettorale può avere 220 seggi al massimo alla Camera (55%) e 113 al Senato (56,5%).

Sulla scheda l’elettore può indicare fino a 3 nomi, con le crocette, in un elenco di 7: sono i candidati di ogni collegio plurinominale. Le preferenze però valgono dal secondo posto in poi, perché il capolista è bloccato: se in quel collegio la lista ottiene un solo seggio, quel posto è suo. YouTrend stima che così il 43% dei parlamentari potrebbe essere eletto con le preferenze. Quindi per la maggioranza, si tratterà di nomi indicati dai partiti.

Anche perché a essere bloccate sono anche le liste circoscrizionali: cioè quelle, comuni a tutta una coalizione, dove si trovano i 70 deputati e i 35 senatori assegnati al vincitore con il premio di maggioranza. Alla Camera sono 28 liste, una per circoscrizione, al Senato 20, e l’elettore troverà i nomi relativi alla propria circoscrizione sulla scheda. Ma se scatta il premio questi sono eletti in blocco.

La riforma della legge elettorale per la Calabria comporta qualche cambiamento. Finora alla Calabria spettavano complessivamente 19 seggi, 13 deputati e 6 senatori, ma secondo il Centro Studi della Camera che calcola la distribuzione in base al censimento 2021 la quota potrebbe scendere a 18.

Scompaiono le sfide “testa a testa” dell’uninominale secco (“vince chi prende un voto in più”), sostituite da collegi plurinominali su scala provinciale o interprovinciale per la Camera e da una circoscrizione unica su base regionale per il Senato. Per la scelta degli eletti c’è un sistema misto: il primo posto in lista (il capolista) resta bloccato e viene assegnato direttamente dalle segreterie dei partiti, mentre dal secondo nome in poi scatta il voto di preferenza.

Dopo 23 anni si reintroducono le preferenze per la scelta degli eletti. 

Le preferenze contribuiranno a scegliere i candidati nei collegi plurinominali proporzionali, che alla Camera sono 49. L’elettore vedrà stampato in alto sulla scheda il nome del capolista bloccato scelto dalle segreterie dei partiti e, a seguire, altri sei nomi preceduti da una crocetta: potranno essere barrate fino a tre crocette accanto ai nomi prescelti, con l’accortezza che in caso di più di una preferenza un nome deve essere di genere diverso.

Il capolista blindato si sarà garantito il primo seggio utile scattato nel collegio. Il capolista spesso sarà un “paracadutato” da Roma scelto dalle segreterie dei partiti della coalizione. Un candidato non può essere inserito in più di 5 collegi plurinominali, sia come capolista che in altre posizioni.

I candidati calati dall’alto o le figure di spicco romano potranno ancora essere paracadutati in Calabria come capolista per garantirne l’elezione automatica al primo seggio scattato. Tuttavia, dal secondo seggio in poi la parola passa interamente al territorio, rendendo impossibile per le segreterie controllare l’ordine degli altri eletti.

La vera sfida dei “signori delle preferenze” calabresi sarà quella di far scattare un secondo o un terzo seggio per il proprio partito. La corsa per conquistare uno dei 13 seggi a Montecitorio o dei 6 a Palazzo Madama trasformerà i posizionamenti dal secondo posto in giù in una vera e propria caccia al voto all’ultimo consenso tra i principali portatori di voti delle varie province.

Secondo alcuni calcoli comunque con il premio la Calabria dovrebbe avere 2 parlamentari in più.

Per le forze minori, con la presenza delle soglie di sbarramento e il numero ridotto di seggi senatoriali (solo 6 per l’intera regione) la partita si preannuncia complessa. Laddove scatti un solo seggio, a essere eletto sarà unicamente il capolista bloccato, annullando di fatto il peso delle preferenze sottostanti. Questo potrebbe le forze minori verso alleanze strategiche o verso trattative serrate con Roma per l’assegnazione delle posizioni di testa. 

 

La domanda ora sorge spontanea. Che sorte avrà il calabrese Nico Stumpo, parlamentare de’ sinistra de’ lungo corso?

Ho già raccontato il 9/8/22, su questo blog, l’istruttiva storia di Nicola (detto Nico) Stumpo, eletto nella nostra martoriata regione nel 2013-2018-2022. Ecco il suo cursus honorum:

2013) Pd Calabria; 2018) LeU Pietro Grasso Calabria; 2022) Art. 1/Pd Calabria

Nico è calabrese, è nato il 20/8/1969 a Catanzaro ma è originario di Cotronei. Uno di quelli che quando arrivano le elezioni fa valere le origini, la nostra Calabria. Adesso è nel Pd accanto alla pasionaria Schlein ma credo che lui sia ancora in quota Art. 1 e il suo main sponsor per elezione garantita è il duo ministro Speranza & Bersani, amichetti di Conte.

Dopo essersi diplomato da geometra, Nico si è trasferito nel 1988 a Roma, dove tuttora vive, sposato e con due figli, per studiare Ingegneria all’Università degli Studi “La Sapienza”, senza tuttavia conseguire la laurea perché abbandona gli studi per concentrarsi sull’attività politica. Li chiamano “totus politicus”. La politica come mestiere. Sempre meglio che lavorare.

Come si evince da questa carriera, ecco la storia di un calabrese che riesce a farsi eleggere dove è nato, ma sempre grazie ad uno sponsor che trova a Roma. Nel 2013 è Bersani, nel 2018 è Pietro Grasso, ma la cosa superlativa è questo entrare e uscire dal Pd, prima seguendo addirittura Cossutta, poi rientrando con Baffetto, che segue quando lascia perchè nel Pd c’è Renzi a dare le carte. Poi si unisce al ministro della salute Speranza, che sta in un gruppo dove sono in tre, Bersani, Speranza e Stumpo (ma non sono sicuro che il terzo non abbia già un nuovo sponsor più vicino a Schlein, Taruffi e Marta Bonafoni).

Nico Stumpo è il tipico calabrese che sa affibbiarsi con questa compagnia per farsi i fatti suoi senza aver dato a questa martoriata regione neppure un dito, un segnale, non dico un favore o un provvedimento. Fa parte di quei calabresi ormai romanizzati (gli originari) che le legislature se le passano a casa. Voglio dire: è inutile prendersela con quelli paracadutati da Roma (dalle segreterie dei partiti) in Calabria, se al contrario abbiamo gli originari che usano la Calabria come mozione degli affetti. I calabresi che lo hanno votato, ecco i veri boccaloni, sono la plebe che segue i patrizi. L’ideologia che neppure il populismo è riuscito a debellare magari perchè i due concetti coincidono. Immaginate un Pd che assicura il seggio da Roma a Stumpo, Irto e Cristallo, magari ad Alecci. E capirete perchè Meloni stravince.

Grazie a: Antonio Cantisani

Il Parlamento approva