Stefano Feltri, uno dei pochi di cui mi fido

Chi sono i commentatori politici sui giornali che ti consentono di capire quel che sta succedendo in Italia e non solo? Ce ne sono davvero pochi, e i miei sono pochissimi. Direi Antonio Polito, del Corsera, Stefano Cappellini di Repubblica, il gruppo del Foglio a cominciare da Cerasa, Merlo, Capone, e Feltri. Ora di Feltri ce ne sono tre, il bravissimo Mattia, il brontolone Vittorio e Stefano. Non sono parenti, perchè Stefano è un modenese dell’84, bocconiano che ha cominciato la carriera nella Gazzetta di Modena. Dopo alcuni stage a Radio 24 e al quotidiano Il Foglio, venne assunto da Il Riformista. Dal 2009 ha lavorato a Il Fatto Quotidiano, dove per cinque anni ha curato la sezione economica pubblicata abitualmente di mercoledì.

A febbraio 2015, con la nomina di Marco Travaglio a direttore, Feltri diventa vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, carica che mantiene fino alla fine di luglio 2019. 4 anni sotto Travaglio gli sono bastati e così da agosto 2019 a giugno 2020 ha diretto il sito ProMarket.org creato dallo Stigler Center, il centro di ricerca guidato dal professor Luigi Zingales presso la University of Chicago – Booth School of Business, dove si è anche iscritto a un Master in Business Administration, completato nel 2022.

Da maggio 2020 al 2023 è stato il direttore del quotidiano Domani, ora diretto da Emiliano Fittipaldi. Dopo l’uscita da Domani, invece di aspettare un altro posto da direttore ha lanciato il suo progetto personale Appunti: una newsletter sulla piattaforma Substack, che offre contenuti gratuiti e per abbonati, e un podcast omonimo con interviste lunghe di approfondimento sull’attualità. Nel giro di pochi mesi, Appunti ha superato i 9.000 iscritti, dei quali 1.000 con un abbonamento a pagamento per sostenere il progetto. Da fine 2023 è editorialista del giornale Milano Finanza.

Come un altro ex direttore di Repubblica, Mario Calabresi, che è stato direttore di Chora media, una nuova Podcast company italiana dove si ascoltano e vedono lunghe interviste a personaggi di pubblico interesse, Feltri è un altro che ha capito poche cose fondamentali di questi tempi. Nell’epoca dei social che hanno polverizzato i vecchi giornali, il nuovo giornalismo deve puntare tutto sulla qualità. Ognuno di noi, come ho fatto io, si sceglie le sue fonti privilegiate e le segue, su qualsiasi mezzo. Ri-conoscere tra migliaia di voci quelle che per competenza, onestà intellettuale, imparzialità, ti possono far capire quel che succede nel mondo è operazione lunga e difficile. Gratis non ottieni più nulla, se non notizie che possono essere false oppure vere. Quindi devi saper scegliere le tue fonti, pagarle, e affidarti a loro. Feltri è uno dei pochi che conosce l’economia (i miei preferiti sono Capone e Fubini), quindi è prezioso per le analisi che fa. Come Cottarelli, Marco Leonardi, Tito Boeri e altri eminenti economisti italiani. Ma le sue conoscenze economiche, essenziali oggi per districarsi nel dedalo degli avvenimenti, le unisce ad una buona conoscenza della storia politica italiana.

La dichiarazione d’intenti del Wall Street Journal diceva: “Noi crediamo che i fatti sono fatti, crediamo perciò che si possa giungere alle verità sovrapponendo fatti a fatti come nella costruzione delle cattedrali”.

Questo modo di procedere, che è del buon giornalista, oggi deve partire da questa verità:

“Per ogni problema c’è una soluzione. Semplice. Rapida. Facile. Ma sbagliata (Henry Louis Menken, intellettuale anni ’20)