Leggo il libro di Marcello Lippi “Stasera la vinciamo noi” e ci trovo la prefazione di Veltroni. Vado al cinema e trovo il trailer di un film di Veltroni sulla Gialappa’s band. Leggo poi sul giornale una intervista di D’Alema dove dice: «Ma Walter è mio amico, di più, è persona di famiglia. Sono amiche le nostre figlie, si sono già incontrate persino le nostre nipotine… Un conto sono i contrasti politici; un altro i rapporti umani».
E’ amico di tutti, Walter, e non è disdicevole. Anch’io come lui vorrei che le opinioni politiche fossero sempre distinte dai rapporti personali, ma a tutto c’è un limite, altrimenti uno può dichiararsi amico di Totò Riina, e di Moro, di Craxi e di Ingrao, di Paul McCartney e di Max Pezzali…E poi c’è il risvolto, io non sarei contento se prima Paul McCartney e poi Max Pezzali si dichiarassero miei amici.
Veltroni con il discorso del Lingotto mi convinse appieno, ma poi, volendo lasciare la politica ha messo su una piccola industria che produce e sforna di tutto. Articoli, libri, film, apparizioni televisive, saggi, prefazioni, convegni. Una bulimia di prodotti che sta diventando insopportabile perchè si sente che c’è del metodo. Se fai troppe cose, insieme, e ammettiamo che non lo faccia solo per soldi, la qualità, per la legge dell’utilità marginale, è inevitabile che si abbassi.
Diventi come la figura del professionista/consulente societario d’affari o del commercialista d’affari di alto livello, ispettore d’azienda o advisor finanziario, che siede contemporaneamente nei massimi organi di società diverse, ma con ruoli giuridici differenti e separati (amministrativo in una, di controllo nell’altra); per esempio Giovanni Tamburi, fondatore della Tamburi Investment Partners (TIP) rappresenta perfettamente la figura del top manager e investitore che esercita contemporaneamente poteri esecutivi e di controllo in più grandi aziende, un fenomeno noto tecnicamente come interlocking directorates (o cumulo delle cariche nei Consigli di Amministrazione).
Oppure diventi come quegli attori che in un periodo ristretto, oggi è il caso di Favino, compaiono in un film dopo l’altro; o come quei personaggi, Malgioglio, che in tv passano da un programma all’altro, come giurato, ospite, intervistato, esperto, e l’ultimo dell’anno diventa pure cantante. Io la chiamo inflazione, ed essere inflazionato non è mai una buona cosa. Ma soprattutto, se è un semplice lavoro, come tutti dicono, allora occorre sapere che una cosa è fare il giornalista del Corsera, o su La 7, e quindi ogni giorno o giù di lì per anni compare la tua firma o faccia. Ma altra cosa, ben diversa, è cimentarsi in lavori diversi, ognuno dei quali ha un suo contesto specifico. Fare il regista di film, pensando a quelli che consideriamo i grandi registi, non è la stessa cosa che fare l’attore. Se tu vuoi fare tutto, il regista, l’attore e poi lo scrittore, il saggista, rischi seriamente non solo di inflazionarti, che è il meno, ma di diventare una sigla, un brand, dietro cui ci può essere un gruppo di persone, una cooperativa.
Infine resta la questione dell’amicizia, concetto sul quale si è scritto molto. Una categoria alla quale io ho dedicato articoli è l’amichettismo, ma ammettiamo pure che tra Veltroni e D’Alema ci sia oggi amicizia mentre una volta poteva esserci amichettismo. Tutti quelli che hanno fatto parte di un partito italiano dove esistevano le correnti, dalla dc al pci al psi, si associavano anche sulla base di amichettismo, non solo di consonanze politiche. E anche oggi con i partiti di oggi il fenomeno si ripresenta, anche se cambiano le forme e i modi. Resta il fatto che ai personaggi pubblici italiani quando sono intervistati viene più facile dire che Tizio è un amico, invece di dire che non lo sopporta proprio o che non condivide nulla di quello che Tizio dice o fa. Veltroni poi è amico di tutti, dunque. Insomma, dichiararsi amico di questo e quello in Italia è pratica diffusa, bisogna vedere se è anche vero. Resta il fatto, amici o no, che tra le idee politiche di D’Alema e quelle di Veltroni esiste oggi una incompatibilità estrema. A mio modo di vedere, D’Alema è stato il tipico politico italiano capace di architettare innumerevoli operazioni tattiche ma veramente incapace di pensare e ideare strategie. Succede, perchè molti politici sono come i giocatori di scacchi che riescono a pensare solo alla prossima mossa da fare (breve periodo), e pochissimi altri sono grandi scacchisti che se fanno una mossa è perchè sanno quali saranno le prossime trenta (lungo periodo).