(…) Ma il rispetto delle regole europee ha anche un risvolto sostanziale: rispettare tali regole è una condizione necessaria perché, in caso di attacchi speculativi, la Banca centrale europea possa intervenire a nostro sostegno (attraverso il cosiddetto Tpi introdotto nel 2022). È quindi più importante del passato essere compliant, come si dice in Commissione europea.
E il piano del governo rispetta le regole. Al 3,4% del Pil, il deficit è più alto del tetto del 3% ma solo per l’uso della flessibilità sulle spese per difesa ed energia che l’Ue concede fino al 2028. Anzi, noi quella flessibilità la sfruttiamo solo in parte: in teoria potevamo arrivare a spendere 36 miliardi in più sia nel 2027 che nel 2028. Ci limitiamo a 14 miliardi e mezzo, meno della metà.
Il Dpfp prevede anche la possibilità di uscire dalla Procedura di Deficit Eccessivo in base ai dati del 2026, visto che quest’anno il governo prevede un deficit del 2,9%, ma se anche ciò non avvenisse non ci sarebbero conseguenze negative (come ho spiegato in un precedente pezzo su queste colonne). Che spazi ci sono, in questo quadro di rispetto delle regole, per una manovra espansiva (cioè nuove misure senza coperture) nella legge di bilancio? Il Dpfp (p. 59) è chiaro: per il 2027 non ce ne sono (tranne che per difesa ed energia), mentre nel 2028-29 «si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva» (3 miliardi e mezzo nel 2028 e 6 e mezzo nel 2029). Il che vuol dire che se nel 2027 il governo volesse rifinanziare il taglio del bollo auto, ridurre il peso dell’Irpef e così via, dovrebbe trovare le coperture (salvo che, di riffa o di raffa, non si riesca a usare la flessibilità per difesa e energia per altre cose; c’è una certa ambiguità nel Dpfp su questo).
Passiamo alla sostanza economica. Cioè mettiamoci nei panni di un omino verde, arrivato dallo spazio, che non sappia nulla delle regole europee e che valuti il programma del governo per i numeri che vede (lo so che un omino verde avrebbe cose migliori da fare sulla terra, ma consentitemi questa licenza). L’omino noterebbe che il rapporto tra debito pubblico e Pil è alto e in crescita anche quest’anno superando il 138% (anche se per effetto dei passati bonus edilizi, ma sempre debito è). Questo in un periodo di crescita vicino all’1%. Perché un Paese che non è in recessione e con la disoccupazione ai minimi storici dovrebbe aumentare il proprio deficit pubblico dal 2,9% del Pil al 3,4% del Pil? I deficit, per un Paese ad alto debito, non si alzano solo quando si è in recessione? Se ci sono nuove esigenze di spesa (difesa, energia) non è che necessariamente queste debbano essere soddisfatte indebitandosi sempre più… Certo, il Dpfp prevede che nel 2028-29 il debito scenda, ma lentamente. E da qui al 2029 ne possono succedere di imprevisti! E, in più, l’omino verde noterebbe che i tassi di interesse sul nostro debito e lo spread (anche su Marte si sa cos’è) sono in crescita. Perché spendere di più?
Forse dovremmo allora dire all’omino verde che il prossimo anno ci sono elezioni e che in un anno elettorale ci voleva un santo per fare meglio. Mettiamola in questi termini. Tenendo conto che è un anno di elezioni, il governo ha mostrato una notevole capacità di resistere alle tentazioni nel limitarsi a utilizzare tutto lo spazio concesso dalle nuove regole europee. Fatto sta che, di questo passo, il debito pubblico non scenderà mai.
Prima di tornare nello spazio, l’omino verde avrebbe però un moto di comprensione. Un Paese che cresce poco ha enormi difficoltà a ridurre il rapporto tra debito e Pil. Suggerirebbe allora riforme drastiche per aumentare la crescita economica, piuttosto che cercare stimoli di breve periodo alla domanda, a cui, in questa parte del globo terracqueo, sembriamo affidare sempre le nostre prospettive di crescita.