Dopo Peppino Tornatore che è riuscito con un film su Ennio Morricone a fare un grande film, accolto bene da critici e pubblico, si sono cimentati molti nel biopic. A livello internazionale i film su Freddy Mercury, o Elvis, Bob Dylan o Emy Winehouse, stanno a dimostrare che il cinema è capace di trattare vite e opere di grandi cantanti, per esempio. Ma in Italia no. Musica e cinema non riescono ad intendersi. I film fatti su Battisti, Peppino di Capri, Battiato, Mia Martini, De Andrè, Califano,Modugno, Rino Gaetano, sono stati prodotti televisivi, alcuni fatti con uno schema: tante canzoni, magari solo accennate o reinterpretate da qualcuno, e piccole clip di osservazioni fatte da amici o presunti tali. Non succede, in Italia, solo ai cantanti. Tranne Martone che è un Autore e poi su Troisi ha avuto la collaborazione di Anna Pavignano amica e collaboratrice per i primi film, i film su Totò, Eduardo, Petrolini, non sono stati adatti al cinema delle sale.
Avverrà lo stesso con un film, che da giugno (uscirà fra poco) è molto pubblicizzato, su Pino Daniele; ma già si annuncia un film su Lucio Dalla con il figlio di Morandi che farà la parte di Morandi. Prodotti che solo in tv troveranno il loro habitat. Perchè succede?
La mia ipotesi è che alla base di un film occorre la storia. Tornatore, che è un grande autore, non lavora per la tv, aveva tra le mani una lunga intervista con Morricone, del quale era amico di lunga data. Poi aveva la storia. Per diventare il grande compositore di colonne sonore premiato con l’Oscar e riconosciuto in tutto il mondo da colleghi e grandi registi, Ennio Morricone ha attraversato una lunga storia. Cominciò come studente di musica, era appassionato di musica dodecafonica, studiò con Berio e Nono, e poi finì a lavorare per la Rca, la più grande casa discografica italiana, la quale negli anni settanta sfornò una serie di 45 giri che vendettero milioni di copie. Da Gianni Meccia a Morandi, da Paoli a Fidenco, tutti si avvalsero delle idee e dell’estro di questo giovane arrangiatore che innovò la musica leggera italiana, avvalendosi anche dei suoi studi precedenti, che gli consentirono di inserire tonalità e suoni inediti nell’orchestrazione. Si pensi solo al “Barattolo” di Meccia, o all’incipit di Sapore di sale. Morricone, dopo aver fatto la fortuna della Rca, dei cantanti e degli autori, siccome era amico di Sergio Leone, un altro genio che come lui aveva cominciato con film di basso costo e di serie B, si cimentò nelle colonne sonore. Insomma, non si sa chi abbia tirato l’altro, ma i due in coppia hanno avuto fortuna, successo e credito internazionale. Ecco la storia, che Tornatore conosceva in tutti i suoi dettagli, e che da grande uomo di cinema ha illustrato a tutti noi spettatori.
Ma, senza averlo visto ancora, vi pare che Pino Daniele offra una storia del genere? Era un giovane scugnizzo al quale piaceva il blues e che a Napoli cominciò a scrivere pezzi dove mischiava suoni americani con uno slang, parole inglesi e partenopee. Cominciò ad avere un seguito tra i giovani, mentre familiari ed anziani, tradizionalisti e amanti della vecchia canzone napoletana alla ‘O sole mio, lo bollarono come traditore. Poi tre mogli, Troisi, e i problemi di cuore.
Vi pare una storia sulla quale costruire una sceneggiatura di un film? Certo, forse c’è più materiale che nel fare un film su Peppino di Capri, dove c’era solo l’isola con il suo incanto, due mogli, il night, i Beatles per la prima volta in Italia, e tante belle canzoni. Ma lo schema televisivo “belle canzoni intervallate da opinioni” è più sbrigativo, e pure adatto agli appassionati del cantante. Fare un film significa trovare un sosia credibile del protagonista, poi ricostruire il passato, città, auto, arredamenti, e quindi scene e attori e storytelling costano tanto.
L’unica storia che a me sembrerebbe interessante, per un cineasta alla Tornatore, mi parrebbe oggi quella di Gino Paoli (ma vedrete che penseranno prima a Guccini). Una vita vissuta al massimo, con Genova sullo sfondo, e amici come lui “seduti al bar che volevano cambiare il mondo”. Poi la Rca, le tante amicizie, “Sapore di mare”, che è in realtà la cover di una canzone francese, ma che con l’arrangiamento di Morricone è diventata un gioiello, e gli amori. Stefania Sandrelli giovanissima e bellissima da Viareggio, e poi il suo tentato suicidio, e quello vero di Tenco, Ornella Vanoni e poi la maturità.
Speriamo di non vedere mai un povero cristo che truccato da Gino Paoli si barcameni in queste vicende. Solo Sidney Sibilia e Matteo Rovere sono stati capaci con una serie tv sugli 883 di far assurgere a rock star Max Pezzali, senza più Mauro Repetto. Sta per uscire la seconda stagione dopo quella che è stata la serie Sky Original più vista di sempre. Il cinema vince sempre, anche se declinato nelle serie tv, e Sibilia aveva pensato una storia. Per fare il seguito, costretto da un successo che neppure lui si aspettava così grande, si è dovuto inventare un congegno astuto. Pezzali dopo il successo incredibile di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” si è trovato in grosse difficoltà a fare un altro disco (come Troisi dopo il successo di Ricomincio da tre), e così Sibilia si è immedesimato, anche lui ha avuto lo stesso problema dopo gli ascolti record della prima stagione.