L’evasione fiscale e contributiva vale 100 milioni
1 Quanti sono gli italiani che pagano l’Irpef? E quanti non la pagano?
In base ai dati rielaborati dal Rapporto Itinerari previdenziali, su 58,9 milioni di abitanti, quelli che hanno presentato una dichiarazione dei redditi lo scorso anno sono stati 42,8 milioni. Di questi, quelli che hanno pagato almeno un euro di Irpef sono 34,1 milioni. Ci sono quindi 8,7 milioni di italiani che non hanno versato l’imposta.
2 Quanti sono quelli che pagano poco?
Quasi 8 milioni di italiani hanno dichiarato redditi da zero a 7.500 euro lordi l’anno e hanno versato in media 27 euro di Irpef. Circa 7,5 milioni di contribuenti, tra 7.500 e 15mila euro hanno pagato in media 282 euro. Altri 4,8 milioni, tra 15 e 20mila euro di imponibile, hanno versato in media 1.773 euro.
3 Perché molti pagano poco?
Il motivo più evidente è l’alto livello di evasione. Secondo le stime ufficiali del governo, l’evasione fiscale e contributiva sottrae ogni anno circa 100 miliardi di euro alle casse dello Stato. La fotografia che emerge dalle dichiarazioni dei redditi è falsata. «Siamo così poveri? — ci si chiede nel Rapporto —. È povero un popolo che si gioca 177 miliardi nel ’25 al gioco d’azzardo? E che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a Pay TV, smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica. No! E infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale».
4 Ci sono altri motivi che spiegano i tanti che non pagano o pagano poco?
Incidono almeno altri tre fattori: la no tax area; la giungla di deduzioni e detrazioni; la flat tax e le altre forme di tassazione forfettaria, come la cedolare secca sugli affitti.
5 Cosa è la no tax area?
È il livello, fissato per legge, al di sotto del quale non si paga l’Irpef. Si tratta di 8.500 euro per i lavoratori dipendenti e i pensionati e di 5.500 euro per i lavoratori autonomi.
6 Quanto incidono gli sgravi?
Secondo le stime del ministero dell’Economia, le cosiddette tax expenditure (detrazioni, deduzioni, esenzioni, regimi agevolati) sono 625 voci, una giungla formatasi nei decenni che vale 119 miliardi di tasse in meno ogni anno. Per la grande parte questi sconti non sono eliminabili perché riguardano carichi familiari e spese sanitarie. Per avere un’idea dell’importanza degli sgravi, basti dire che attraverso deduzioni e detrazioni, ben 1.148.697 contribuenti sono riusciti a dichiarare un imponibile negativo.
7 E i regimi agevolati?
Il principale è la flat tax per i lavoratori autonomi. Si tratta di un’imposta sostitutiva unica (assorbe le addizionali Irpef regionali e comunali) del 15% sul reddito imponibile (al netto quindi dei «coefficienti di abbattimento» previsti per ogni attività) fino a 85.000 euro. Imposta che scende al 5% per le start up (nei primi 5 anni dell’impresa). La flat tax, «che presenta ampi profili di incostituzionalità», si legge nel Rapporto, è anche «un potente motore per l’evasione fiscale e contributiva, per una serie di motivi: il primo è che se si fattura oltre gli 85 mila euro si passa a tassazione ordinaria e quindi si farà di tutto (sotto dichiarazioni) per non superare questo livello; il secondo è che poiché non si può detrarre nulla, tutti gli acquisti e le spese, a partire dai pasti, lavori di ufficio e acquisti vari, si cercherà di farli in modo irregolare (nero)».
8 Quanto pesa la cedolare secca?
La tassazione agevolata sulle locazioni è in continua espansione. In termini di mancate entrate rispetto alla tassazione ordinaria «vale circa 4 miliardi», si legge nel rapporto, ed è «praticamente raddoppiata rispetto ai 2 miliardi del 2015». La cedolare secca al 21% è il regime di tassazione sostitutiva standard riservato ai contratti di locazione a canone libero (i classici 4+4) e agli affitti brevi a uso turistico (sotto i 30 giorni). L’aliquota scende al 10% in caso di «canone concordato».
9 L’Isee c’entra con le poche tasse che si pagano?
Sì, perché all’indicatore sintetico della situazione economica familiare sono legati la gran parte di bonus e sgravi. «Una soluzione ottimale per ridurre gran parte delle agevolazioni Isee, con notevoli risparmi per famiglie e Stato, sarebbe — suggerisce il rapporto — l’introduzione del contrasto d’interessi che garantirebbe più vantaggi per le famiglie di lavoratori dipendenti e maggiore equità fiscale tra dipendenti e autonomi». Il punto debole dell’Isee, infatti, è che l’indicatore si basa sul reddito dichiarato. Chi evade, quindi, finisce paradossalmente per essere premiato.