Comizio di Elly Schlein in chiusura della Festa dell’Unità 2026:
“Non un semplice ritocco del modello economico neoliberista che ha fallito e che ha mostrato il suo intero fallimento e la sua insostenibilità dal punto di vista economico, sociale, ambientale. Ci serve il coraggio di ripensare il modello di sviluppo”.
La segretaria dei giovani democratici Virginia Libero, che ha preceduto l’intervento di Schlein alla festa dell’Unità di Reggio Emilia: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori». Non si capisce bene di quale conflitto parli la leader dei giovani dem, né si comprende come intenda sostenere la diserzione, ma le sue parole fanno ben capire quale sia lo stato d’animo di un pezzo del Partito democratico.
Ecco come negli anni settanta, ottanta (mezzo secolo fa) parlavano i gruppi extraparlamentari di sinistra, con un linguaggio marxista che poi i farneticanti proclami delle BR avrebbero spazzato via per sempre dalla Storia italiana. Certo, nel 2026, ripensare il modello di sviluppo è pretenzioso, dopo la caduta del Muro nell’89. Il generale Charles de Gaulle avrebbe risposto con un laconico ed elegante “Vaste programme…” di fronte a un piano o a un’affermazione considerata appunto eccessivamente pretenziosa o sproporzionata rispetto alla realtà. Ma senza scomodare il generale francese nel linguaggio comune italiano “Vasto programma” viene citato per liquidare con scetticismo idee grandiose ma prive di basi concrete o realizzabilità. Io mi limiterei a commentare il modo di parlare di Schlein come feci ascoltandola per la prima volta alla Libreria Tavella di Lamezia dove presentava un suo libro (era vicepresidente della Regione Emilia): ridicola. Avanti, con Hamas e Hezbollah.
[Su Rossana Rossanda e Lucio Magri al vertice del Partito di Unità Proletaria] Sono portatori sistematici del revisionismo neotogliattiano e berlingueriano,un moderatismo ad oltranza tinto di rosso, dove il colore serve solo a coprire tramite il chiacchiericcio l’asfissia teorica e l’impotenza pratica sul piano delle iniziative tra le masse. (Mario Capanna)
Non sono mai stata populista: non lo può essere chi è venuto alla politica dal rifiuto del fascismo. Avevo visto il poveraccio fascista, quello che si era messo nelle milizie nel 1944 perché non sapeva dove andare. Conoscevo al sud chi si faceva carabiniere o seminarista per necessità ma diventava poi molto carabiniere e molto seminarista. Le scelte prima le facciamo poi ci fanno. (Rossana Rossanda)