L’Italia la comprendi bene in occasione di alcuni eventi, e in questi giorni l’Odissea di Nolan è una perfetta cartina di tornasole. Lasciamo perdere tutti gli ex liceali i quali ritengono di poter dire la loro sull’Odissea, che è solo un film ( consiglio a tutti di leggere Lucio Di Gaetano, substack.com, Atena è morta, ma Nolan si sente benissimo). Occupiamoci piuttosto degli altri, che come al solito in Italia vengono zittiti ormai da un solo argomento: gli incassi. I soldi che si fanno al botteghino sono per molti cinefili l’indice di gradimento, ed è come il metro di giudizio dei critici sportivi, che se la squadra vince la esaltano, altrimenti… Insomma, in Italia oggi contano i risultati, dappertutto, per cui Allegri l’allenatore più stupido che abbiamo (rispetto ai Liedhom, Radice, Bagnoli, Erickson) avendo vinto con la Juve vari scudetti, è un grande; Cortellesi e Zalone per i grandi incassi che hanno fatto, sono grandi registi, e così via. Nolan sta incassando in questi giorni per cui il suo film è esaltato. Ma se avesse mancato il botteghino, povero lui. Come in televisione, dove Temptation di Maria De Filippi grazie ai suoi ascolti è valutata finanche sociologicamente interessante.

Oggi è così, ma una volta era il contrario. Nel cinema il successo di botteghino, o commerciale, era un peccato mortale – perchè connotava il popolare – per i critici severi (quelli che disprezzavano pure la tv perchè genere minore), tutti con studi applicati al teatro e alla letteratura. Finanche la nostra commedia all’italiana, un genere che ha schierato autori, sceneggiatori e artisti di grandissimo valore, ha scontato il successo commerciale come se fosse una colpa. La cultura, per alcuni intellettuali italiani, non può essere di massa, ma elitaria, e siccome non la faccio lunga dico solo che Umberto Eco con i suoi studi e poi con le sue opere di fantasia ha contribuito in maniera determinante a farci fare questo passaggio epocale. Goffredo Fofi che cominciava ogni sua recensione per anni con il titolo “Qualche brutto film”, sdoganò Totò e la comicità rimasti ai margini per decenni come sinonimo di arte minore e/o di avanspettacolo. Oggi Steven Spielberg, Denis Villeneuve (quello di Dune) e Chistopher Nolan, sono tre artisti esempi di cinema spettacolare che racconta storie ai popoli di tutto il mondo suscitando sentimenti ed incanto.
Io vedendo Odissea confesso che alla fine mi sono così emozionato che qualche lacrima è uscita. Nonostante la storia la conosciamo tutti e al cinema ci siamo presentati con la trama in testa, Nolan è riuscito a creare tanta suspence come se fosse un thriller, e ciascuno di noi ha temuto che Ulisse potesse non farcela con Antinoo.
Io devo dire che sono stato favorito avendo amato dal 2002 i quattro film della saga di Jason Bourne, con Matt Damon. Anche in Odissea Ulisse/Damon è tormentato come lo era quell’ex agente della CIA affetto da amnesia in seguito alle ferite riportate nel corso della sua ultima missione, conclusasi senza essere mai stata portata a termine; svegliatosi a bordo di un peschereccio che l’aveva recuperato in mare privo di sensi, Bourne viaggiava per il mondo a caccia della propria identità. Azzeccato Matt Damon, Nolan non ha sbagliato nel cast un solo attore. Tutti messi nel ruolo giusto, per cui ciascuno di noi vedendo il film pensa che Penelope certo nel nostro immaginario doveva essere Anne Hathaway, che Tom Holland non poteva che assomigliare a Telemaco, Robert Pattinson ad Antinoo, Zendaya ad Atena.