La spiegazione (o una delle spiegazioni) del problema di riscossione dell’Imu è semplice. Nei paesi civili (Francia ad esempio) i Comuni comunicano al proprietario quanto deve pagare esattamente. Uno può dare ordine alla sua banca di fare pagamenti mensili e l’ammontare viene automaticamente attualizzato in caso di evoluzione delle aliquote. Così uno è in regola e non ci pensa più per tutta la vita. In Italia invece l’Imu se la deve calcolare lui. Oppure ricorrere a un commercialista. Siamo il Paese col record dei commercialisti
(9-7-25) Dall’Imu alla Tari, perché la riscossione delle tasse locali non funziona
di Irene Maria Scalise
Arriva dal ministro Giorgetti l’ipotesi di un nuovo ente di riscossione, dedicato esclusivamente alla gestione e al recupero dei tributi locali, con personale specializzato. Spulciando tra Osservatorio conti pubblici e Corte dei Conti, ecco le cifre in Italia e cosa non funziona
“Un nuovo ente di riscossione dedicato esclusivamente alla gestione e al recupero dei tributi locali“. Arriva come un missile estivo la proposta del ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione alla Camera presso la Commissione sul federalismo fiscale. Ma Giorgetti motiva in modo preciso la sua ipotesi: “La riscossione delle entrate locali, per le sue caratteristiche specifiche, richiede strategie e strumenti dedicati. La peculiarità della riscossione delle entrate degli enti locali risiede nell’elevata frammentarietà dei carichi e nella modesta entità degli importi da recuperare, nella maggior parte dei casi. Questo rende particolarmente complessa l’organizzazione dell’attività di recupero, che spesso si rivela anche diseconomica sia per gli enti locali sia per gli attuali riscossori. Di conseguenza, è più conveniente per i soggetti addetti alla riscossione concentrarsi su tipologie di entrate e procedimenti con maggiore certezza, evitando di intervenire nelle aree di recupero particolarmente problematiche. Per affrontare queste sfide è fondamentale un riequilibrio strategico dell’operato dell’agenzia delle entrate-riscossione, anche valutando un nuovo ente di riscossione dedicato esclusivamente alla gestione e al recupero dei tributi locali, con personale specializzato in questa materia. Il nuovo ente potrebbe beneficiare delle economie di scala presenti a livello nazionale, utilizzando il patrimonio informativo a disposizione dell’agenzia delle entrate e rafforzando l’interoperabilità delle banche dati“.
Come funzionano i principali tributi comunali
I principali tributi comunali, come l’Imu e la Tari, – secondo quanto riporta l’Osservatorio conti pubblici – dovrebbero essere facilmente accertabili e riscuotibili, data l’immediata definizione della loro base imponibile, l’informazione disponibile sul patrimonio immobiliare e la semplicità di calcolo delle imposte dovute. Invece, secondo il Ministero dell’Economia, l’Imu risulta evasa per il 22 per cento del totale (circa 5 miliardi) e alcune stime suggeriscono che solo il 60 per cento del gettito della Tari venga effettivamente riscosso.
Un’analisi puntuale dei bilanci comunali conferma queste stime aggregate. I comuni italiani riescono a incassare in media solo il 78 per cento dei propri tributi, con il 10 per cento del totale che incassa meno del 55 per cento. Esiste anche una forte differenziazione territoriale, con i comuni più efficienti (che incassano oltre il 90 per cento dei propri tributi) che si collocano quasi esclusivamente nel Nord del Paese. La scarsa capacità di riscossione dei tributi municipali è fonte di preoccupazione perché alimenta la fragilità delle finanze locali, riduce i servizi offerti ai cittadini e impedisce di costruire schemi perequativi appropriati che diventeranno sempre più importanti con l’avvio dell’autonomia differenziata. Occorre intervenire – conclude l’Osservatorio – sia in termini di efficientamento amministrativo degli uffici comunali, che di condivisione di banche dati e di rapporti con l’Agenzia delle entrate che dovrebbe in prima battuta perseguire i renitenti al pagamento delle imposte municipali. L’attuazione della riforma tributaria approvata dal Parlamento può essere l’occasione per intervenire su tutti questi fronti.
La relazione della Corte dei Conti
C’è poca Collaborazione tra i comuni e l’Agenzia delle entrate quando si parla di lotta all’evasione. Nel 2024, infatti, sono stati solo 502 gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate realizzati su input degli enti locali grazie alle informazioni su utenze e iscrizioni anagrafiche, catasto, contratti di locazione, licenze commerciali. E nel 2023 le somme tornate nelle loro casse per effetto di quelle segnalazioni erano pari a circa 10 milioni di cui 3,2 andati a una manciata di Comuni molto attivi. In questo caso a fare chiarezza è la Corte dei conti, che nell’ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato fa il punto sui risultati della norma del 2025 che incentiva la partecipazione dei Comuni all’accertamento fiscale. Le tabelle confermano come a contribuire al maggior numero di accertamenti (158) siano stati ancora una volta gli enti locali della Lombardia seguiti da quelli della Liguria (97) e dell’Emilia-Romagna (88). Decisamente più attivi gli enti del Nord, che hanno dato impulso oltre l’80% di tutti i controlli realizzati a partire dal 2020 con il contributo comunale. E anche la classifica delle somme riconosciute è dominata dal Nord Italia.
**************i conti che non tornano*************
(28/1025) Imu, Tari e multe non pagate (per 42 miliardi), lo Stato si riprende i tributi locali non riscossi dai Comuni con Amco
di Ferruccio de Bortoli
L’Amco, società del Tesoro, gestirà il recupero dei crediti fiscali degli enti locali, circa 42 miliardi di euro, potendo affidarsi anche a soggetti privati (ma per i contribuenti non è una buona notizia)
Nelle pieghe della legge di Bilancio, nel testo finalmente bollinato dalla Ragioneria, c’è una piccola rivoluzione che riguarda la riscossione dei crediti tributari degli enti locali. All’apparenza si tratta di una questione meramente tecnica, ma si scoprirà che non è priva di valenze politiche e sociali. Il magazzino fiscale dell’Agenzia delle entrate e della riscossione (Ader), nonostante condoni, concordati e tutte le rottamazioni (siamo alla quinta ed è stato promesso che sarà l’ultima), rimane imponente e incombente.
Il governo ha deciso così — ed è una scelta razionale sulla base anche dei risultati dei lavori dell’apposita Commissione del Senato — di trasferire all’Amco, la società partecipata dal ministero dell’Economia, l’attività di riscossione dei tributi locali che le amministrazioni faticano a incassare o non incassano per nulla.
Amco è specializzata nel recupero dei crediti in sofferenza, soprattutto bancari. Non stiamo parlando di briciole bensì di un credito complessivo di circa 42 miliardi, di cui 27 relativi ai Comuni, più del doppio dell’ammontare dell’intera manovra di bilancio. Il trasferimento è volontario ma diventa obbligatorio per quegli enti locali che sono in grave ritardo nell’ottenere i pagamenti di Imu, Tari, multe stradali e concessioni varie.
I privati che entrano nella riscossione dei tributi
Chi non si adeguerà potrebbe essere punito con il blocco dei trasferimenti statali o con il congelamento delle assunzioni. «Non vogliamo espropriare i Comuni delle loro facoltà — ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, commentando la legge di Bilancio — né di fare doppioni con l’Agenzia delle entrate, ma di affrontare in modo efficiente il tema dell’equilibrio finanziario negli enti locali».
La vera novità è però un’altra. Ed è la possibilità di Amco di poter incaricare, per la riscossione, dei soggetti privati, iscritti a un apposito albo, che già operano per la scelta autonoma di alcune amministrazioni locali.
Mentre altre, come il Comune di Milano, lo fanno direttamente. Anche con successo. Il capoluogo lombardo ha un tasso di riscossione della Tari, dopo cinque anni, del 90%. E del 50%, al primo anno, per quanto riguarda le multe stradali, prima di passare a forme coattive. Questa variante della riscossione dei tributi locali ha già sollevato alcune criticità. I concessionari privati, in una nota dell’Anacap, l’Associazione di categoria — come riporta Il Sole 24 Ore — si sono chiesti se non vi siano profili di illegittimità dell’operazione, tali da interessare l’Antitrust, visto che Amco detiene una società, Exacta, che opera già sul mercato dei crediti fiscali in sofferenza e dunque potrebbe godere di un vantaggio di mercato rispetto alle altre.
Ezio Stellato, su Italia Oggi, ha sostenuto che «separare la riscossione per tipologia di ente erariale da una parte e locale dall’altra rischia di aggravare il problema. Più attori significa più frammentazione».
Incroci di sistemi
Insomma, la vita del contribuente, per quanto moroso, non sarebbe semplificata avendo a che fare con due sistemi di riscossione. L’esattore privato, almeno in linea di principio più efficiente, sarebbe tutt’altro che amico. Il contrario della retorica governativa e dello spirito complessivo di una delle riforme simbolo del centrodestra. In sintesi, si potrebbe riassumere così: abbiamo cercato di agevolarti in tutti i modi ma tu, contribuente, te ne sei approfittato un po’. In campagna elettorale non l’avrebbero mai detto. Nicola Rossi, presidente della Commissione d’indagine sull’economia non osservata, ovvero sull’evasione fiscale e contributiva, è del parere che questa mossa del governo sia un passo avanti importante per migliorare le performance nella riscossione.
«Anche a questo fine è utile distinguere — sostiene Rossi — tra l’omesso versamento e l’omessa dichiarazione. Si avvicina poi l’idea di considerare i debiti dello Stato un po’ come quelli bancari, cioè che si possano cedere, cartolarizzare. Certo, lo Stato non ha purtroppo un conto patrimoniale e, di conseguenza, non accantona fondi a fronte di crediti a rischio». Ovvio che vi siano anche criticità, che Rossi non sottovaluta, per esempio nel rispetto delle regole Eurostat sulla contabilità del debito pubblico che impediscono le cessioni pro soluto dei crediti.
Sta di fatto che si aprirà, con la prossima legge di Bilancio, un nuovo mercato di crediti in sofferenza, questa volta di natura pubblica. Si aggiungerà a quello dei Non performing loan (Npl) e degli Unilikely to pay (Utp) che vede in essere attività per circa 290 miliardi degli originari 360. Si erano esauriti i crediti freschi, arriveranno quelli degli enti locali.
«Il mercato del cosiddetto Public credit management — spiega Michele Thea, partner di E&Y — è in forte evoluzione, vale circa 700 milioni, il fatturato dei gestori, e attrae diversi gruppi internazionali. La marginalità è del 25 per cento. Considerando le performance medie dei gestori privati, si può dire che per ogni 100 miliardi di crediti pubblici affidati vi potrebbe essere un beneficio per lo Stato intorno all’1,5% del Pil. Non mi sembra poco».
Esattori privati e il federalismo fiscale che svanisce
«Siamo alla vigilia di un cambiamento significativo — è l’opinione di Marco Rossi, avvocato e presidente del Comitato scientifico del Centro studi Alma Iura — nel rapporto pubblico-privato nel recupero dei crediti in sofferenza e, soprattutto, nella loro cartolarizzazione. L’importante è che tutto ciò avvenga in trasparenza, con operatori qualificati e regole chiare. Inoltre, si introduce una forma di concorrenza virtuosa tra enti locali che andranno alla ricerca delle società più serie e affidabili».
L’esempio che molti fanno è quello del Comune di Modica in Sicilia che grazie all’operatore privato ha triplicato i propri incassi. Ma prima veniva versato solo il 5% dei tributi locali. I più prudenti ricordano l’epopea novecentesca, non certo gloriosa, degli esattori privati. Altri, con più malizia, si limitano a notare alcune contraddizioni. Quel passaggio, in qualche caso obbligatorio, all’Amco, cioè al ministero, ovvero allo Stato, è una sorta di pietra tombale sul federalismo fiscale con Comuni, Province e Regioni che non sanno incassare nemmeno ciò che è loro dovuto. Deciso peraltro da un governo di centrodestra e da un ministro leghista. Un nuovo strisciante ma inequivocabile centralismo amministrativo. L’opposizione o non se n’è accorta o forse fa finta di niente.