Questo blog è pieno zeppo di centinaia di miei articoli che battono sempre sullo stesso tema: gli estremi si toccano. E’ una lezione politica che appresi negli anni settanta facendo l’università a Firenze, dove ebbi modo di conoscere tanti personaggi che poi avrebbero fatto carriera. In un arco politico che andava da Antonio Patuelli, liberale (con Malagodi) che da alcuni anni è il capo dei banchieri italiani, sistematicamente portato fuori a braccia appena in assemblea (era il 1969) prendeva la parola, ad altri amici gruppettari. L’unico anarchico che c’era in facoltà era Francesco Caponnetto oggi docente di diritto canonico, ma all’esame di economia politica venne bocciato dodici volte perchè ogni volta faceva una tirata contro i monopoli rifiutandosi di elencare gli elementi positivi che sul libro di testo il docente metteva in luce. Erano tempi in cui comandavano Potere operaio e Lotta continua, ma un mio amico di LC, che conosceva bene Sofri, mi confidò che dopo l’antifascismo militante tanti, troppi, compagni ritenevano che ormai lo sbocco fosse la rivoluzione armata, perchè la rivoluzione proletaria era stata tradita dal Pci. Lo scioglimento di LC fu quindi la logica conclusione per evitare questa deriva, e da allora i militanti o confluirono nelle Br, oppure divennero brillanti giornalisti o scrittori (Paolo Liguori o Mughini, per fare due nomi) o professionisti. Uno come me formato culturalmente dal settimanale Panorama di Lamberto Sechi, dall’Espresso, dal Manifesto, solo nel 1976, con l’uscita in edicola del quotidiano Repubblica, cominciò ad intravedere una via riformista che mi evitasse di dover ammirare il sistema sovietico e di essere anticapitalista/avversario del mercato.
Avevo notato nella prima repubblica cose strane, tipo la coincidenza di posizioni tra Mancini e Andreotti, poi lo stabilirsi di Piperno (il capo di Potere Operaio) a Cosenza e all’università, per cui, fatti i conti, Mancini amava nello stesso tempo Andreotti e Piperno. Due anni dopo che aveva cominciato le pubblicazioni Scalfari (il quale riuscì a convincere Berlinguer che la Nato era preferibile a Mosca), con il sequestro Moro non mi sorpresi che solo Craxi e i socialisti volessero la trattativa e solo loro (Lanfranco Pace) tentarono un aggancio con i brigatisti movimentisti (Morucci e Faranda). Ripeto, alcuni comunisti che erano passati per Firenze nel 1968/69, in tutte le facoltà, ma soprattutto ad Architettura, feudo di PO, erano poi confluiti nelle Br, e i “compagni che sbagliano” soltanto nel 1979, dopo l’omicidio del sindacalista Guido Rossa, apparvero alla sinistra comunista italiana per quello che erano: criminali fascisti, pur appartenendo all’album di famiglia dei comunisti, come scrisse Rossanda.
Voglio dire, in sintesi, che le Br non hanno insegnato nulla alla sinistra di Schlein. Le Br sono infatti la conseguenza del “movimentismo”: dopo la fantasia al potere del ’68 è venuto il terrorismo. Il movimentismo è un groviglio, ognuno vi tira fuori il filo che vuole. Elly ha puntato sul “socialismo duro e puro, nella versione trendy del new socialism, altro che socialdemocrazia, una specie di asse Mamdani-Sánchez-Sanders, roba da salone letterario o da festival della mente”.
Quelli che stanno con Elly hanno ripreso in mano l’identità, le vecchie bandiere, e se abbandona il Pd anche Pina Picierno, dopo Arianna Madia ed Elisabetta Gualmini, esultano con “Era ora!”, sono rimasti fermi a quei tempi, quando i traditori erano chiamati dal capo “pidocchi”. Oggi in Italia vive e lotta insieme a noi l’allegra brigata formata dai Lucio Caracciolo, Travaglio, Scanzi, Santoro, Albanese, Landini, con l’appoggio esterno di Cacciari (non a caso entusiasta del primo Bossi secessionista così come sempre fedele anticapitalista, antiNato, antimercato e perciò freddo con gli ucraini). Essi in buona sostanza hanno inteso mescolare il Pd con i 5Stelle sino a costruire un “campolargo” (il Pd a 5Stelle), che è una sorta di assemblea studentesca dove possono coesistere pro-Pal e antisemiti, amici di Putin e di Greta Thumberg, noTav e notutto, compreso il fotovoltaico in Sardegna, scettici dell’Europa e ammiratori di solo metà di quello che fa lo spagnolo Sanchez, come lo erano del greco Varoufakis ministro dell’economia durante le trattative più accese con l’UE durante il culmine della crisi greca (nel 2015). Meno male che il primo ministro Alexīs Tsipras se lo tenne solo da gennaio a luglio 2015, e infatti oggi la Grecia si è ripresa alla grande. Grazie al turismo cresce a ritmi superiori alla media dell’Eurozona negli ultimi anni, ha ridotto drasticamente il rapporto debito/PIL dal picco del 209% del 2020 a circa il 137%, e il tasso di disoccupazione, che superava il 27% nel 2013, è sceso sotto la soglia del 9%. I 5Stelle di Giuseppi, movimento di opinione adatto alle politiche e non alle amministrative, non è un caso che su sicurezza e migranti non profferisca mai parola, epperò è putiniano, trumpiano, pacifista e ha già sconfitto la povertà una volta. I rossobruni vivono e lottano sempre insieme a noi, sono sempre compagni, talvolta sbagliano, ma sempre (giurano) in buona fede. Volete un esempio recente di cosa fa il rossobrunismo? La grazia a Minetti, non a caso tirata fuori da Travaglio. C’è qualcuno che pensa che il bersaglio del rossobruno fosse la prosperosa? No, era Mattarella. Un riformista, l’unico che è rimasto in Italia a difendere lo stato di diritto e le libertà. Lo stesso di cui nel 2018 chiese l’impeachment il grillino Di Maio.
