(frasco) Ecco la prova provata, accanto a balneari e tassisti, di come una lobby, stavolta stanziata al sud, la fa franca in quanto nessuna forza politica intende contrastarla…Chi? vi chiederete, qualche imprenditore furbastro che presentandosi come “privato” il quale insieme col pubblico fornisce l’istruzione in Italia, ha messo su il servizio di un diploma concesso a pagamento, al contrario di quello emesso gratis dalle scuole pubbliche? No, i partiti in Italia si muovono per raccattare voti come dedè e non è che favorendo i padroni delle paritarie guadagnerebbero migliaia di voti. No, gli interlocutori sono gli studenti, sempre favoriti e coccolati sia se frequentano le scuole pubbliche che quelle private, sempre. Gli studenti votano, ma soprattutto votano i loro genitori, parenti, amici.E allora gli asinelli vanno aiutati se alla maturità non passano o non ci arrivano. I giovani, ai quali abbiamo affibbiato un debito pubblico enorme, forse per questa cattiva coscienza vengono blanditi e coccolati, anche sono piscialetto e viziati. Non è la stessa cosa delle università private, altra gamba del sistema, dove alcune sono indecenti e altre rispettabili. No, i diplomifici per definizione sono una burla, una truffa, e su “Repubblica” Intravaia la spiega con la piramide rovesciata.Ovvero tutti gli asinelli si iscrivono all’ultima classe e fanno gli esami finali. Siccome pagano vengono promossi. Se non hanno ancora abilitazione alla frequenza dell’ultima classe anche questa devono pagare per ottenerla attraverso esami integrativi. Pertanto, per farla breve, se mettessimo in una stanza tutti i segretari di tutti i partiti presenti in parlamento, e si chiedessero loro, in nome della decenza, due cose: I) se gli studenti occupano le scuole,prima devono fornire i nomi dei due o tre responsabili i cui genitori pagheranno in solido le spese per i danni provocati alle strutture pubbliche; II) i diplomifici vanno impediti, e vengono ammesse scuole private che il maggior numero di iscritti, come avviene nel pubblico, li abbiamo nelle prime e poi vanno a diminuire sino alle quinte classi. Quindi scuole private con corsi completi e non solo con iscritti alle ultime classi, bocciati dall’istruzione pubblica. Bene, da quella stanza state sicuri che tutti uscirebbero dicendo: non è stato possibile fra noi raggiungere un accordo. Pertanto preferiamo lasciare le cose come stanno. Questa è l’Italia e da questo si capisce perchè non intende assomigliare a grandi paesi civili che nel mondo ci sono.
La lotta ai diplomifici del governo Meloni è un mezzo flop. Per realizzare un sistema scolastico gestito dai privati che fosse credibile, da un paio d’anni a questa parte, il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara invia i propri ispettori presso le paritarie con lo scopo di controllare quegli istituti che hanno fatto del business dei diplomi la propria missione. Ma i primi numeri, pubblicati qualche settimana fa dallo stesso ministero attraverso il Portale unico dei dati della scuola, e aggiornati all’anno scolastico 2024/2025, mostrano risultati piuttosto deludenti rispetto alle aspettative.
I dati
L’azione ministeriale non è riuscita a scalfire la cosiddetta piramide rovesciata: quel fenomeno che vede un numero di iscritti all’ultimo anno che supera abbondantemente gli iscritti negli altri anni di corso. Una situazione che fa desumere come le famiglie italiane e gli stessi studenti decidano di affidarsi alle paritarie soprattutto per ottenere il diploma. Da qui l’appellativo “diplomifici”.
Anche perché nelle statali non si presenta alcuna piramide rovesciata, anzi. E neppure alle medie paritarie si verifica un trend del genere. Per misurare la piramide rovesciata, basta conteggiare quante volte il numero degli studenti del quinto anno supera quelli del primo anno. Nel 2022/2023 gli iscritti all’ultimo anno erano 2,6 volte più di quelli del primo anno: 51.395 contro 19.675 iscritti al primo anno. Due anni dopo, nel 2024/2025, le cose sono cambiate poco: si passa a 2,4 volte.
La piramide rovesciata
In altre parole, la piramide rovesciata resta e spesso gli italiani si rivolgono alle paritarie quando le cose sono andate male alla statale, dove gli iscritti all’ultimo anno sono addirittura in numero minore rispetto ai compagni dell’ultimo anno, l’85%, e della piramide rovesciata nessuna traccia. Esattamente come quello che accade alla scuola media paritaria, dove gli iscritti al primo anno e al terzo anno si equivalgono: anche qui nessuna piramide rovesciata, insomma.
A supportare la tesi che le paritarie superiori accolgono, almeno in parte, coloro che hanno fallito nella scuola di Stato, è l’età degli studenti dell’ultimo anno. Degli oltre 44mila e 500 studenti in forza all’ultimo anno delle paritarie, il 53% ha 19 anni o un’età maggiore. Sono andati incontro a una o più bocciature oppure hanno abbandonato gli studi per riprenderli in età avanzatae in questo caso si tratterebbe di un contributo alla lotta alla dispersione scolastica esplicita. Nelle statali, la quota di over 18 si limita a un più fisiologico 18%.
I risultati ottenuti
Anche in questo caso, per chi volesse vedere il bicchiere mezzo pieno, i numeri lasciano spazio a poche interpretazioni. Dopo la campagna di ispezioni portate avanti dagli Uffici scolastici regionali, che conoscono bene il territorio e sanno dove mettere le mani, rispetto all’anno scolastico 2022/2023, il numero degli studenti che frequentano gli istituti di secondo grado paritari è diminuito di un risicato 4%: si passa da 131.411 studenti iscritti a 126.230. E se contiamo il numero di istituti/indirizzi scolastici funzionanti sul territorio nazionale (in moltissimi casi, lo stesso istituto paritario offre più indirizzi scolastici) il calo si limita addirittura al 2%. I 1.591 indirizzi offerti dalle paritarie superiori nel 2022/2023 si riducono a 1.557 nel 2024/2025. Poca cosa. Va meglio se si prendono in considerazione i soli studenti dell’ultimo anno. Perché il calo sale al 13,4%. Mentre al Sud, dove abbondano i diplomifici, il taglio degli iscritti all’ultimo anno è più consistente: meno 20%. E qui finiscono le buone notizie.
