Si innesta in tv per i giornalisti o esperti lo stesso meccanismo che funziona per gli attori: la visibilità è una merce che si procura e si scambia, a fronte di una parcella, che risulta proporzionale all’incremento reputazionale che la presenza in video produce.
Si passa così – scrive Byung-Chul Han- dallo story-telling allo story-selling: la narrazione serve a vendere.
(Professione Reporter, 22 Aprile 2024 ) L’ospite più frequente in quattro dei principali talk show televisivi italiani, in undici anni, dal 2012 al 2023, è il Direttore del Giornale Alessandro Sallusti (a tratti anche Direttore di Libero ed ex giornalista del Corriere). Ora sostituito da Cerno al Giornale, è in ribasso, non essendo più direttore ma solo scrittore. Al secondo posto c’è il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi. Al terzo l’editorialista de la Repubblica Massimo Giannini, già Direttore de La Stampa. Tra le new entry segnalo Agnese Pini (1985), dal 2019 direttrice della Nazione/Resto del Carlino/Il Giorno oltre che di QN Quotidiano Nazionale. E’ stata la prima donna a dirigere il quotidiano fiorentino in 160 anni di storia e gestisce le testate del gruppo Editoriale Nazionale (Monrif). Solo che lei è presente con la sua voce metallica solo in Rai, da Vespa a Rai 3.
La classifica emerge da una ricerca che sta conducendo Marco Gambaro, professore di Economia dei media ed Economics of communication presso l’Università degli Studi di Milano. La ricerca prende in esame quattro talk show fra i più noti, “Dimartedì”, condotto da Giovanni Floris su La7, “Otto e mezzo”, condotto da Lilli Gruber su La7, “Quarta Repubblica”, condotto da Nicola Porro su Rete 4 e “Cartabianca”, condotto da Bianca Berlinguer su Rai 3 (ora su Rete 4, “E’ sempre carta bianca”).
L’idea è quella di misurare la posizione di ciascun ospite, per pesare l’equilibrio politico che ogni talk cerca di garantire. “In molti casi -scrive il professor Gambaro- l’equilibrio politico complessivo è mantenuto affiancando al politico appartenente a un certo partito uno o più giornalisti decisamente schierati da un’altra parte”. Risulta quindi, già dai primi dati diffusi su Linkedin da Gambaro, che i giornalisti nei dibattiti tv sono invitati in base a una connotazione politica, per fare da contraltare agli ospiti politici. In qualche modo vengono meno alla loro deontologia professionale, secondo la quale dovrebbero essere rappresentanti dei cittadini, non schierati, ma votati alla comprensione e spiegazione dei problemi.
Vediamo le classifiche che emergono dalla ricerca. Sallusti, che ha un orientamento di centrodestra, colleziona in undici anni 216 presenze a “Otto e mezzo”, 169 a “Dimartedì” e 128 a “Quarta Repubblica”, per un totale di 513. Scanzi, orientamento centrosinistra, raggiunge quota 428, con 291 presenze a “Otto e mezzo” e 137 a “Cartabianca”. Giannini, orientamento centrosinistra, è a 367 presenze, con 209 a otto e mezzo, 121 a “Dimartedì” e 37 a “Cartabianca”. Poi vengono Marco Travaglio, che però colleziona 355 presenze tutte a “Otto e mezzo”, Beppe Severgnini del Corriere della Sera con 287 e Antonio Padellaro, ex Fatto Quotidiano, con 201. Paolo Mieli segna 186 presenze, Maurizio Belpietro, Direttore de La Verità, 153, Daniele Capezzone, oggi Vicedirettore3 di Libero, 146.
I giornalisti fanno la parte del leone, poi ci sono altre due categorie che animano i talk, i politici e i tecnici. E i difficili da classificare. Fra i politici il più invitato è Matteo Salvini, 128 presenze, tutte a “Quarta Repubblica”. Fra i tecnici in testa il sondaggista Nando Pagnoncelli a 203, Elsa Fornero a 146, la biologa Barbara Gallavotti a 75. Molto invitati due personaggi non chiaramente classificabili, Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia con 184 presenze e Vittorio Sgarbi, critico d’arte, sindaco, deputato, sottosegretario, parlamentare europeo, con 146.
Esaminando le prime posizioni si vede che Floris schiera tre giornalisti di centrosinistra e tre di cdx, Berlinguer tre di centrosinistra e uno di centrodestra, Gruber quattro di centrosinistra e uno di centrodestra, Porro tre di centrodestra e due di centrosinistra. Solo che, mi permetto di dirlo a Gambaro, Scanzi, Travaglio e Padellaro sono classificabili come centrosinistra nella misura in cui Giuseppe Conte ne fa parte (niente armi, nè finanziamenti alla Ucraina, diplomatici con Putin ma contro Trump, America, occidente, Israele, tiepidi con Europa, infine proPal e contro il capitalismo.
****(AI) I costi di una redazione di un talk show televisivo in Italia variano significativamente in base alla fascia oraria (daytime vs prime time), alla rete (pubblica vs privata) e alla complessità del format. In generale, la redazione rappresenta una fetta importante del budget di produzione, che può superare i 150.000-200.000 euro per singola puntata in prima serata.
Ecco una scomposizione dei costi legati alla redazione e alle componenti editoriali:
1. Risorse Umane (Costi Redazionali)
La redazione è composta da diverse figure professionali con contratti e retribuzioni differenti:
Autori Televisivi: Sono la spina dorsale del programma. Elaborano i contenuti e i testi. Secondo le stime, un autore può percepire mediamente tra i 2.000 e i 7.000 euro al mese.
Giornalisti/Redattori: Le tabelle retributive CCNL (assunti dal 1995) indicano minimi di circa 1.500-2.100 euro lordi mensili per redattori min/magg 30 mesi, più eventuali totali retributivi che superano i 2.600 euro.
Praticanti: Le figure junior (praticanti) hanno retribuzioni base tra i 760 e i 1.200 euro, con totali che arrivano a circa 1.700 euro.
Per esempio nella redazione di Gruber lavora da anni la lametina Patty Torchia, Vittorio Zincone fa parte del team di autori e inviati nella redazione di Piazzapulita di Formigli, insieme ad altri giornalisti come Alessandro Sortino e Mariano Cirino.
2. Costi di Contenuto e Ospiti (Cachet)
Parte fondamentale del lavoro redazionale è la gestione e il compenso degli ospiti:
Opinionisti ed Esperti: I gettoni di presenza per ospiti esperti, giornalisti o volti noti oscillano tra 300 e 2.000 euro a puntata.
Ospiti VIP: Per figure di alto profilo, i cachet possono essere molto più elevati, con casi che superano i 3.000 euro (es. Vittorio Sgarbi una volta) fino a cifre notevolmente più alte per ospitate speciali in Rai.
Ospiti gratuiti: Alcuni contributori partecipano senza compenso, spesso per promuovere libri o attività, ma è raro per gli opinionisti fissi.
3. Altri Costi di Produzione della Redazione
Servizi esterni: Il costo di montaggio di servizi, inviati esterni e la ricerca di materiali di repertorio.
Diritti d’autore e SIAE: Costi necessari per la trasmissione di clip video o brani musicali.
Esempio di Budget
Programma di prima serata (prime time): Una singola puntata può costare tra i 150.000 e i 200.000 euro, comprensiva di redazione, autori, ospiti, scenografia e maestranze.
**********Non esiste un dato ufficiale pubblico e preciso sul costo di una singola puntata di Otto e mezzo, il talk show di approfondimento politico in onda su La7 condotto da Lilli Gruber.
Tuttavia, basandosi su analisi del settore televisivo e sui costi medi dei programmi di access prime time su reti private, è possibile tracciare alcune stime:
Produzione interna: Il programma è prodotto direttamente da La7 all’interno del centro di produzione di via Umberto Novaro a Roma, spesso negli stessi studi utilizzati per il telegiornale di Enrico Mentana. Questo permette di abbattere i costi rispetto a una produzione esterna.
Costi stimati: Talk show quotidiani di questa fascia oraria su La7 possono avere costi produttivi contenuti, considerando che la struttura è prevalentemente basata su studio, ospiti in collegamento e un conduttore. Sebbene manchi la cifra esatta per Otto e mezzo, programmi simili su reti generaliste possono costare diverse decine di migliaia di euro a puntata (talvolta tra i 20.000€ e i 40.000€ o più a seconda degli ospiti e delle esterne), ma Otto e mezzo opera in un regime di ottimizzazione dei costi tipico dell’editore Urbano Cairo.
Ospiti e Opinionisti: La maggior parte degli ospiti nei talk show politici italiani, specialmente giornalisti e politici, non riceve un compenso diretto per la partecipazione, o riceve un gettone di presenza simbolico, spesso finalizzato al rimborso spese. Gli esperti o “opinionisti” di punta possono percepire compensi, che in TV possono oscillare tra 300 e 2.000 euro, talvolta arrivando a cifre superiori per personalità di grande rilievo.
In sintesi, Otto e mezzo si configura come un talk show di approfondimento di alta qualità ma strutturalmente sostenibile, focalizzato su un alto share televisivo (con medie spesso superiori all’8% e oltre 1,5 milioni di spettatori) piuttosto che su produzioni sceniche costose.
A coccolare gli ospiti ci pensa Lilli Gruber che mantiene un giro fisso di ospiti sin dall’inizio della stagione. Alcuni esempi: Cacciari, Travaglio, Scanzi, Lina Palmerini del Sole 24, Caracciolo, Bernabè. Per loro pagamento forfettario con tanto di contratto (il Giornale, 2016). Non esistono dati ufficiali pubblici sulle cifre precise del contratto di Gruber. Tuttavia, analisti del settore e siti specializzati stimano che il compenso annuo per una conduttrice del suo calibro possa oscillare in un range significativo e molto variabile, spesso collocato tra circa 400.000 e oltre 800.000 euro all’anno, considerando il peso del programma, la reputazione personale e il livello competitivo nel mercato televisivo in quella fascia oraria sulla nostra TV. (Money, 2025).
(Striscia la notizia, 2023) La giornalista ha indossato per anni (e lo fa tuttora) costosi monili di una nota marca di lusso durante il suo programma. Striscia la notizia, occupandosi del caso, ha rivelato che sono costati 41.300 euro un paio di orecchini di una nota marca di lusso che Lilli Gruber ha indossato. Striscia la notizia ha definito sfoggio reiterato (iniziato anni fa e tuttora in atto) che la giornalista ha fatto e fa di gioielli di valore durante la conduzione della trasmissione. Si tratta di pubblicità occulta?
(il Giornale, 2017) Nel corso dell’assemblea dei soci di Cairo Communication, che si è svolta a Milano un mese fa, uno degli azionisti ha sottolineato come “la costante presenza di certi giornalisti di parte come Travaglio deprimono la qualità dei programmi di La7”. Poi ne è intervenuto un altro, il quale ha sollevato il tema dei compensi: “Ho udito che Marco Travaglio avrebbe compensi di 500mila euro all’anno per partecipare alla trasmissione Otto e mezzo”. A raccontare i fatti è stato Italia Oggi che ha cercato di sbrogliare la matassa e capire quanto il direttore del Fatto Quotidiano guadagni per le sue ospitate su La7.
Il contratto del giornalista prevede clausole di riservatezza, per cui non si può avere la certezza dei suoi compensi, ma a dare una risposta all’azionista che ha sollevato la questione, è stato lo stesso Urbano Cairo che nell’assemblea ha specificato che “il compenso di Travaglio, come ordine di grandezza, è circa la metà della metà della cifra da lei detta”. Calcolatrice alla mano, secondo quanto dice Cairo, La7 pagherebbe 125mila euro l’anno a Travaglio per le sue ospitate. Il programma dura all’incirca dieci mesi, per un totale di quaranta ospitate. Stando alle cifre riportate da Cairo, il giornalista guadagnerebbe circa 3.125 euro a puntata, ovvero circa 70 euro al minuto.
**** Secondo Tv blog (2014 e 2021) la spesa per il talent show principe di Canale 5 Amici, prodotto con la Fascino, ammonterebbe a più di un milione di euro a puntata. Qui la maggior parte del budget andrebbe per gli ospiti di grande richiamo. Se il confronto viene fatto con una serata Rai a Sanremo, che costa 4 milioni di euro, possiamo dire che un milione per Amici a serata non ci sembra il costo giusto, è più basso.
