Sembra che la spesa per il talent show principe di Canale 5 Amici, prodotto con la Fascino, ammonterebbe a più di un milione di euro a puntata. Qui la maggior parte del budget andrebbe per gli ospiti di grande richiamo, che anche nell’edizione in partenza a breve, come si sa, non mancano.
Così scriveva “Tv blog” nel lontano 2014 illustrando i costi degli spettacoli televisivi. Ma comunque sia, una qualsiasi puntata di Amici, giunta nel 2026 alla seconda serata del sabato 28 marzo, illustra bene l’amichettismo di MDF, l’economia circolare sulla quale costruisce le sue trasmissioni.
I giudici quest’anno sono 4 e non 3, Gigi D’Alessio, Cristiano Malgioglio, Elena D’Amario e Amadeus. Il primo interviene in prima persona quest’anno dopo che nella scorsa edizione tra i concorrenti c’era il figlio Luca (lo chiamavo Luca D’ansia, ha confessato ieri sera il papà) in arte LDA, fresco reduce di Sanremo 2026. Elena D’Amario, 34 anni, è ballerina e coreografa italiana, diventata nota nel 2010 con la nona edizione di Amici, arrivando seconda nel circuito danza. Dopo aver danzato per 9 anni nella Parsons Dance Company a New York, è tornata ad Amici come ballerina professionista dal 2015 e ha fatto il suo debutto come giudice nel serale di Amici 24. Durante Amici 9 ha avuto una storia con il cantante Enrico Nigiotti. Amadeus è una new entry nella scuderia De Filippi, di cui fanno parte l’insignificante Malgioglio (in quota gay woke) e da decenni Rudy Zerbi con Alessandra Celentano, Emanuel Lo con Anna Pettinelli e Lorella Cuccarini (qui maestra di canto e non di ballo) con Veronica Peparini. Le dicotomie Celentano-Emauel Lo/ Peparini (sposata con un ex vincitore di ballo ad Amici)/; Zerbi/Pettinelli per il canto sono il ragù del programma che si regge soltanto sulle litigate, che nascono da differenti gusti ma soprattutto da know how diversi, essendo ragionevole che un insegnante di danza classica possa capirsi poco con uno di modern o di latino americano. O che un amante del cantante classico alla Natalino Otto e Claudio Villa possa intendersi con un rapper o Manuel Agnelli.
MDF sotto la sua ala protettrice prende gli allievi affezionandosi a loro come una mamma chioccia, e ieri sera l’ospitata con i the Kolors, che poi è il casertano 37enne Stash, vero nome Antonio Fiordispino, ha dimostrato quanto il vincitore di Amici 2015, poi in seguito giudice dello stesso, sia grato sino allo sfinimento alla regina dell’amichettismo.
Il fenomeno spiega l’evolversi di carriere artistiche, televisive e pubbliche agevolate da MDF ai vari Alessandra Amoroso, Emma Marrone, Annalisa, Elodie, Irama, The Kolors, Sangiovanni e la vincitrice sanremese Angelina Mango. Solo i Maneskin, lanciati da X Factor, le sono scappati, ma nel circuito nazional-sanremese MDF non ha eguali.
Ieri sera, tra le comparse di sfuggita sono apparsi Cattelan e Argentero, in arte avvocato Ligas con lo spazzolino da denti, Belen Rodriguez e Francesco Cicchella (nei panni di Sal Da Vinci per le gag comiche) mentre la reclame del film con Zendaya e Pattison ha solo dimostrato quanto l’amichettismo sia nazional popolare alla Carloconti senza spiccicare una sola parola di inglese pur dopo tanti anni di carriera.
MDF del connubio con Maurizio Costanzo ha preso quello che le serviva, ha capito cosa le interessasse fare, ma mentre il marito si occupava di informazione tentando di tenerla distinta se possibile dai mostri che ospitava, lei si occupa delle varie età dell’uomo (singolare sovraesteso).
Dai giovani di belle speranze, sino ai vecchi come la torinese di 76 Gemma Galgani che da più di 10 anni cerca l’amore a Uomini e Donne, passando per le coppie che stanno scoppiando a Temptation mare e quelle che sono scoppiate abbandonando figli del primo matrimonio al loro destino. MDF con il suo amichettismo ha realizzato quello che predicava Celentano nel 1967 (Mondo in mi settima) quando mise su il Clan e cantava: “E se noi, tutti insieme, in un clan ci uniremo, cambierà questo mondo…”.
Solo che dietro tanti baci e abbracci, moine e il suo braccio destro e sinistro Raffaella Mennoia,. autrice di punta della Fascino PGT (la società di produzione della De Filippi), si nasconde una donna che ha fatto del cinismo l’unica dote che serve nel campo televisivo. Mentre Costanzo prendeva sotto la sua ala protettrice Francesco Totti e per fargli passare la rabbia che gli prendeva per le barzellette di cui era oggetto gliele fece produrre in libri, accompagnandolo sino al ritiro nell’ultima partita come un agente premuroso sa fare, MDF per fare spettacolo, quando registra non interviene mai.
Se un partecipante viene umiliato in pubblico da un altro e chiunque di noi, spettatore di uno scontro dove una parte è visibilmente più debole e in difficoltà, interverrebbe contro il prepotente, il maleducato, l’aggressivo, per solidarietà e umanità, MDF no, lo spettacolo deve continuare e al pubblico queste umiliazioni, queste capitolazioni, questi drammi (talvolta per fortuna solo tempeste in un bicchiere) piacciono e dunque non gli vanno lesinati. Cinismo per i dati auditel, perchè tutto passa da lì, inizia, continua e finisce la mattina dopo quando si conoscono e si studiano i dati: 3.361.000 (24,3%) ieri sera 28 marzo 2026 ad Amici. Good.
Niente che il cinema non abbia già spesso esplorato, che poi è il lato oscuro della televisione, ovvero conduttori, giornalisti o produttori disposti a tutto – dalla manipolazione della verità alla spettacolarizzazione del dolore – pur di ottenere audience elevata.
Come non ricordare alcuni dei film più significativi su questo tema:
Quinto potere (Network, 1976): Il classico per eccellenza. Quando un anchorman di news annuncia in diretta che si suiciderà perché gli ascolti sono bassi, la rete, invece di aiutarlo, cavalca la follia per ottenere ascolti record.
The Truman Show (1998): Un produttore televisivo crea e controlla interamente la vita di un uomo, trasmessa 24 ore su 24 come reality show, manipolando ogni aspetto della sua esistenza per l’audience.
Lo sciacallo – Nightcrawler (2014): Un freelance ossessionato dal successo insegue incidenti e crimini cruenti a Los Angeles, spingendosi oltre ogni limite etico per vendere i filmati più scioccanti alle emittenti televisive locali.
Re per una notte (The King of Comedy, 1982): Martin Scorsese dirige Robert De Niro nei panni di un aspirante comico ossessionato da un famoso conduttore di talk show, arrivando a rapirlo pur di ottenere il suo momento di celebrità.
Un volto nella folla (A Face in the Crowd, 1957): Racconta l’ascesa di un vagabondo diventato una carismatica star radiofonica e televisiva, che usa il suo potere mediatico per manipolare l’opinione pubblica, finendo per credersi onnipotente.
Quiz Show (1994): Basato su una storia vera, il film mostra come i produttori di un popolare quiz televisivo degli anni ’50 suggerissero le risposte al concorrente più amato per tenere incollati gli spettatori, truccando il gioco.
Come si vede, tante arie per l’amichettismo, ma tutto è stato già scritto e sviscerato e spiegato dal cinema migliore che si misura con la verità. Mentre la tv è soltanto il regno dove domina il falso. Come i prodotti di lusso taroccati e venduti come nuovi, o nel caso migliore come imitazioni degli originali.
