“Metal detector nelle scuole, firmata la circolare da Valditara e Piantedosi” si legge il 28 gennaio 2026. Visto che ci sono studenti che si presentano a scuola con un coltello, le scuole potranno chiedere il metal detector. Pochi giorni fa Repubblica ha titolato: Le scuole ostaggio della violenza: in cinque anni boom di aggressioni e bullismo ( I dati dei presidi: lo scorso anno si è reso necessario un intervento dei servizi sociali nel 26% degli istituti. Nel 2020 erano appena il 2,5%)
Sono passati ben 12 anni da quando scrissi sul libro “La fabbrica dei voti finti”, nel cap. 18 (A casa non studiano), questi pensieri:
“Il video di una docente umiliata in un’aula, postato da un anonimo sul sito della Tecnica della Scuola qualche giorno prima della riforma Renzi, ha riportato l’attenzione sulla scuola reale che anche dopo la Buona Scuola ci sfugge. Il giorno successivo la Repubblica (p. 30) riferiva di «un terremoto nella scuola inglese. Il ministro dell’Istruzione ha nominato un consigliere comportamentale per affrontare le intemperanze a lezione».
Disciplina in classe, è la parola d’ordine. Per mettere in riga gli studenti maleducati e fuori controllo il ministro inglese ha avuto un’idea: un consulente spiegherà agli insegnanti che devono pretendere rispetto, sicurezza e puntualità degli allievi. Chi sbaglia è avvertito. Ecco, ancora Italia e Gran Bretagna a confronto. Non oso immaginare le paginate di opinioni che gli esperti ci regalerebbero sulla stampa se agli insegnanti italiani qualcuno volesse parlare di scienza comportamentale. Eppure, ancora una volta, gli specialisti inglesi riportano alla luce qualcosa che noi non vediamo più, la chiave per governare gli alunni, ci spiegano, non è tanto il rapporto tra adulti e bambini, bensì l’atteggiamento degli adulti tra di loro, l’esempio che danno, la coerenza che insegnano nei rapporti inter-personali. «Quanto agli allievi, l’importante è trattarli come si vorrebbe essere da loro trattati». Nella nostra scuola, ogni insegnante tenta di negoziare la sua «pace separata» con la classe per riuscire a gestire il disordine. «Con me stanno buoni» è la massima (da Siae) di quanto dico. I docenti in genere oscillano tra punizioni (nelle materne talvolta da arresto) e chiacchierate. Metodo correttivo o confidenza. Il pedagogo Daniele Novara afferma invece che la buona educazione è un fatto di organizzazione, non di empatia e chiacchierate”.
Dodici e più anni dopo Francia ed Inghilterra, anche noi italiani siamo dunque alle prese con casi di studenti che accoltellano, di genitori che mandano all’ospedale docenti e presidi, insomma anche nelle nostre scuole avvengono violenze. Per fortuna non siamo ancora ai livelli americani dove la diffusione delle armi da fuoco ha reso possibili vere e proprie stragi.
A Ginevra Leganza del Foglio il ministro Valditara ha detto così: “Se me lo consente, ribalto la colpa. Anzi, credo proprio che la degenerazione sociale e culturale sia da imputare a chi per decenni ha negato valore al concetto di autorità, confondendolo con autoritarismo. A chi ha sempre considerato il No repressivo”. Alla sinistra? “A quella sinistra che ha sempre parlato di diritti e poco di doveri. Che ha sempre attribuito la responsabilità non all’individuo che sbaglia ma alla società, al governo, al capitalismo, alla borghesia, allo stato. E chi più ne ha più ne metta. Il violento è un uomo che non sa fermarsi dinanzi a un no. Che non conosce i confini, i limiti dell’io. Vede, con la tolleranza a tutti i costi non si è mai risolto nulla. Al buonismo, io preferisco il buonsenso. Ovvero la capacità di valorizzare i talenti di ogni giovane come pure di intervenire in presenza di devianze. I violenti non si affrontano con la comprensione, ma con la responsabilizzazione”.
Ecco all’inizio del 2026 lo stato del dibattito italiano su fatti gravi che avvengono nelle nostre scuole dove la sicurezza deve essere tutelata quanto e come sul territorio. Personalmente avevo capito che quanto stava succedendo in Francia ed Inghilterra prima o poi sarebbe avvenuto anche da noi. Non sono tra gli italiani che preferiscono invece di prevenirli affrontare i problemi solo quando scoppiano. I bulli così come i violenti sono presenti dappertutto e il nostro guaio maggiore e storico è solo quello che non abbiamo mai niente da imparare da nessuno. Non alziamo lo sguardo sopra il nostro ombelico, per cui, per finire, il metal detector nelle scuole dovremmo quantomeno sapere se e quando sia stato adoperato in altri paesi, e se abbia avuto effetti positivi.
