Le rivelazioni di Corona nel mondo dove non esiste più la verità

Fabrizio Corona è da molto tempo fuori di testa e la vicenda mi ha colpito perchè suo padre Vittorio Corona è stato un grande giornalista innovatore. Ora un giudice gli ha impedito di fare un’altra puntata su Alfonso Signorini e lui su youtube ha cominciato a parlare del “sistema Mediaset”. In sintesi sta spiegando come Gerry Scotti e Maria De Filippi abbiano col tempo acquisito grande potere, che pertanto ha consentito loro di realizzare le proprie inclinazioni sessuali. Signorini dunque conosce i segreti di tanti (ovvero quanto le vicende private siano intrecciate con il lavoro) e tutti lo difendono temendo il suo potere di ricatto.

Guia Soncini su Linkiesta al momento è l’unica che ha scritto sull’argomento e ad un certo punto ha detto:

Tornando alle accuse di Corona: secondo me se anche fosse tutto vero sarebbe un grandissimo «’sti cazzi». Chi se ne importa se un ambiziosetto di provincia va a letto col conduttore d’un reality perché pensa che partecipare gli cambierà la vita? Certo che è grave se lo crede, in questo decennio, ma il problema non è chi ha accesso alle sue mutande, il problema è quale scuola dell’obbligo non ha redento il suo cervello.

Chi se ne importa se un miliardario che crediamo etero è invece gay, se una conduttrice che crediamo etero è invece lesbica, se un matrimonio tra gente nota è un’intesa tra adulti e non la trama di “Cime tempestose” – davvero, chi se ne importa? Siamo nel 2026, essere busoni è quanto mai alla moda, la comare Cozzolino (versione barbaradursiana della casalinga di Voghera) è più di mondo di Paolo Poli, nessuno si formalizza per la sessualità altrui: perché continuiamo a fingere che ci siano rivelazioni che possono danneggiare reputazioni, nelle notizie di letto di Tizio e di Caia?

Ed è qui che si arriva al vero nocciolo della questione, che è: hanno tutti torto. Accade sempre più spesso, nei dibattiti contemporanei, ma mai come questa volta hanno avuto tutti torto. Ha torto Fabrizio Corona, naturalmente, che pubblica messaggi privati. Non perché sia o non sia legale: ha torto come hanno torto da trent’anni tutti i giornalisti che lo fanno (avendo ottenuto quei messaggi dall’ambizione dei pubblici ministeri invece che da quella dei destinatari).

Secondo me, la questione è ingarbugliata, vediamo se riesco a farmi capire, dal momento che ormai viviamo un mondo in cui il vero non si distingue più dal falso. Corona può dire cose vere, ma nessuno sa se siano vere. Lo stesso diffuso intercalare “le cose sono irrilevanti purchè non siano reati” non ha più alcun senso, dal momento che in questo momento finanche una sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco è sui media messa in discussione ancor prima che inizi un eventuale processo di revisione del processo. Questo significa che non è più possibile discernere il vero dal falso e lo stesso sigillo impresso dai giudici su fatti definiti reati lascia il tempo che trova. Voglio dire che anche nel caso in cui Signorini o uno qualsiasi di Mediaset o di qualsiasi azienda venisse condannato per aver commesso un reato, non solo Corona non avrebbe ragione, ma i dubbiosi resterebbero tali.

Si pensi al caso di O.J. Simpson, ex stella della NFL, accusato di aver ucciso l’ex moglie Nicole Brown e Ron Goldman nel 1994. Nonostante l’assoluzione nel processo penale del 1995, fu ritenuto responsabile in sede civile nel 1997.

Si pensi al caso giudiziario “MeToo”, al produttore americano Harvey Weinstein giudicato colpevole di crimini sessuali. In tutto sono più di 90 le donne che lo hanno accusato di molestie, comportamenti inappropriati e aggressioni sessuali, commessi a partire dal 1978. Contro di lui è nato e si è consolidato il movimento femminista #MeToo. Ciò nonostante, anche la sua vicenda giudiziaria non è lineare, alcune condanne sono state annullate e i verdetti sono stati sempre contrastati. Insomma, neppure le sentenze giudiziarie mettono punti fermi nel qualificare i fatti.

Corona sta parlando del sistema di reclutamento all’interno di Mediaset, e noi tutti abbiamo le nostre idee sul perchè certi programmi vengono affidati a Tizio o a Tizia, su tante carriere esplose e magari poi evaporate. Tutti abbiamo interrogativi su come e perchè certi personaggi passino da una trasmissione all’altra in televisione, senza che sappiano fare alcunchè, senza che siano neppure simpatici o avvenenti. Se la televisione concerne la società dell’immagine e dunque maneggia il culto della personalità (cioè: di modalità irrazionali), quel che Corona dice, se sia vero o no, e per quale scopo le rivelazioni vengono fatte adesso e non prima, tutto rientra nel frullatore mediatico.

Nella sua trasmissione Uomini e Donne, Maria De Filippi ha ideato la seguente situazione: Tizia è una tronista, e si vede con 2 o più corteggiatori. Il pubblico assiste ai suoi incontri e la sua scelta tra i pretendenti è commentata, a simpatia, osservando come da un buco della serratura effusioni varie, ascoltando come dietro una parete, parole e sospiri. Alla fine Tizia sceglie uno spasimante, e nessuno sa se ha fatto bene o male, se la storia avrà futuro. Ecco una situazione, ideata da MDF, in cui il privato diventa pubblico, rompendo il muro del riserbo, mettendo in piazza senza più vergogna i propri sentimenti intimi. Il vero non si distingue più dal falso (tronisti e corteggiatori spesso recitano), il privato è diventato dominio pubblico, e il pudore e la vergogna sembrano appartenere ad un mondo ormai scomparso. MDF è pronta ad accettare che questo meccanismo venga applicato anche a lei? Non è un reato. E’ come una trasmissione televisiva. E nel sistema i giudici hanno l’ultima parola su tutto.

PS/da Repubblica: Stallo sullo stupro, di Benedetta Perilli

(Andrea Minuz, 1/2/26, Il Foglio) La potenza della maldicenza, la fascinazione per l’imboscata a tradimento, sono iscritte nel carattere italiano più che altrove – e non da ieri, non da Dagospia o da “Chi”, ma da sempre. Da quando esistono gli italiani. Guicciardini costruisce i “Ricordi” su un’antropologia del sospetto, la certezza che ogni uomo agisce per interesse e l’unico modo di sopravvivere è anticipare il tradimento altrui. L’Aretino inventa il ricatto mediatico: scrive sonetti infamanti sui potenti e poi si fa pagare per non pubblicarli, un Corona in calzamaglia. Machiavelli, si sa, era ossessionato da congiure, pugnalate alle spalle, veleni – e non perché fosse un pessimista cosmico, ma perché descriveva quello che vedeva. Casanova racconta le sue conquiste ma anche i suoi imbrogli, le truffe, le fughe rocambolesche – e con una tale mitomania che racconta come il vero piacere non fosse nel sesso ma nel racconto del sesso, nella costruzione della propria leggenda. E poi Leopardi, lo Zibaldone, quelle pagine feroci sull’invidia italiana, la gioia maligna per le disgrazie altrui, la “malignità nazionale” che non risparmia nessuno. L’italiano – scrive Leopardi – non sopporta che qualcun altro abbia successo, e se ce l’ha deve esserci sotto qualcosa, un imbroglio, un favore, una marchetta. Il gossip, insomma, non è un sottoprodotto della tv commerciale, ma forma d’arte italianissima. Genere letterario con i suoi maestri e i suoi epigoni. E Corona è quello che più lo adatta allo spirito del tempo. Ma non glielo diciamo, che poi si monta la testa.