Lo specchio del paese/Perchè l’Italia è paese senza specchi

(5/12/25) La cultura popolare non esiste più perché i troppi prodotti ed i consumi frammentati non fanno più cultura popolare, cioè conoscenza condivisa, cioè biografia della nazione o della generazione. I nostri genitori conoscevano – tutti, qualunque fosse la loro estrazione sociale – i Beatles o Battisti, e chi se no? Poi c’erano i giornali, le copertine dei settimanali, Rai 1. Se Bobby Solo senza vincere Sanremo vendette 1,5 ml di copie di Una lacrima sul viso, nel 1964, anche oggi vive di rendita, ecco la cultura popolare.

Ha scritto nel 2024 il critico televisivo Aldo Grasso:
Da quando abbiamo smesso di desiderare il meglio? La metafora più sfruttata per descrivere il Festival di Sanremo, dal 1951 a oggi, è stata quella dello specchio del Paese. […] Questa edizione, per esempio, è stata caratterizzata dalla rassegnazione. Questo funerale della speranza è diventato la nostra comfort zone, grazie anche al lento lavorio dei social dove ci si abitua a tutto e il dissenso scatena solo furie distruttive. […]

A me pare che noi italiani siamo bravissimi a trovare dappertutto specchi dove scrutarci. Ognuno sceglie il suo specchio preferito. L’evasione fiscale del 50% degli italiani che non pagano un solo euro di Irpef non è uno specchio dell’Italia dove una metà sostiene di vivere d’aria?
E il cinema? Dal neorealismo alla commedia all’italiana sino a Paola Cortellesi (C’è ancora domani) quanti hanno scritto tomi per spiegarci che il cinema ci raffigurava, che Sordi era l’italiano tipico, Totò il comico, Zalone quello del posto fisso.
E la tv? Un altro specchio. Bernabè che voleva le Kessler con le calze nere, Mario Riva e il suo Musichiere, Studio Uno, sino al Techetè che da maggio ci accompagna sino a settembre, la Rai è sembrata a tanti rispecchiare il paese nelle sue varie epoche. Poi è arrivato nel 1980 il Cavaliere ed è stata tutta una reclame consumistica, una gioia di vivere (torno a casa in tutta fretta che c’è il Biscione che mi aspetta) finita oggi, con le serie turche e i percorsi di Maria La Sanguinaria per coppie che scoppiano e s’accoppiano.

Poi lo sport, con le varie stagioni e gli italiani che sbavano, per i Mondiali dell’82, per le vele di Azzurra, gli sci di Tomba, il tennis di Sinner.

Scrittori e letterati specchio del paese non ne rammento, siamo fermi a Manzoni (800) e Verga (fine 800) sino al Gattopardo pubblicato nel 1958. Pittori e scultori ne abbiamo avuto tantissimi di grande valore ma il paese non si è mai rispecchiato in nessuno di loro, anche se tutti loro ci hanno ritratto e raffigurato. Per esempio, la statua del David di Michelangelo è diventata col tempo un simbolo di Firenze, rappresentando la vittoria dell’uomo virtuoso contro il tiranno e il carattere indomito della città. Oppure la cappella Sistina rappresenta un simbolo della continuità della tradizione cristiana ma soprattutto resta un simbolo del genio artistico del Rinascimento italiano, un’opera che ha celebrato l’apice dell’ideale rinascimentale. Voglio dire che ci sono opere, sculture, dipinti, affreschi, che sono ormai segni, simboli di periodi e storie, che hanno quindi grande valore storico ed artistico, ma non sono lo specchio in cui noi italiani possiamo guardarci per capire come siamo o come eravamo.
Ecco perchè temo che ieri come oggi nulla sia  rappresentativo di nulla e tutto è a stento rappresentativo di sé stesso. Più il pianeta è affollato e gli intrattenimenti diversificati più è impossibile esprimersi a nome di qualcosa che vada più in là del proprio pianerottolo (G. Soncini).

Torno al festival di Sanremo specchio del paese. Nel 1964, lo ricordo perfettamente, al Festival vinse Non ho l’età di Gigliola Cinquetti, ma il grande successo discografico fu Una lacrima sul viso di Bobby Solo. Passati ben 61 anni, chiedo all’AI di raccontarmi cosa successe in quell’anno: Il 1964 fu un anno importante per l’Italia, caratterizzato dall’inaugurazione della Metropolitana Milanese e il completamento dell’intera Autostrada del Sole, dall’avvio della produzione al Centro siderurgico di Taranto e dalla produzione del primo barattolo di Nutella. In ambito sportivo, il Bologna vinse lo scudetto e Jacques Anquetil vinse il Giro d’Italia. Mi dite che c’azzeccano la Cinquetti e l’Elvis dè noaltri con l’Italia del 1964?