(5/10/25) Il dissesto non arriva: ritorna. Lo dimostra la memoria istituzionale del 1973, quando il Parlamento, all’indomani delle alluvioni che colpirono Sicilia e Calabria, riconosceva già i limiti di una politica fondata sulla sola riparazione dei danni. Nei resoconti di allora emergeva la consapevolezza che la sola riparazione dei danni, se non accompagnata da una politica organica di difesa del suolo, avrebbe prodotto una reiterazione delle stesse emergenze. Oggi, mentre le istituzioni sono chiamate a definire nuovi provvedimenti e stanziamenti straordinari, quella lezione resta attuale. Riparare è necessario, ma non basta. Continuare a intervenire solo dopo gli eventi significa accettare la ripetizione del danno come normalità. La vera discontinuità non sta nell’intensità delle piogge o delle mareggiate, ma nella capacità delle classi dirigenti di interrompere un ciclo noto, spostando risorse e decisioni dall’emergenza alla prevenzione, prima che il dissesto ritorni ancora”. (Mario Pileggi, geologo, genn, 2026)
Un sindaco (di un qualsivoglia Comune italiano piccolo o grande) invece di:
portare saluti ai convegni; presentare libri; tenere conferenze stampa; partecipare a Feste, sagre, convegni, processioni religiose; emettere comunicati stampa; fare gli auguri ai cittadini per le Feste e all’inizio dell’ anno scolastico; incontrare associazioni, enti, delegazioni, altri sindaci, al solo scopo di promuovere sulla stampa tali incontri; andare in tv a parlare di opere pubbliche che costruisce senza sapere come gestirle una volta finite.
dovrebbe:
assicurare la cd manutenzione di strade, opere pubbliche, fiumi, cimiteri, impianti di illuminazione, tombini e scarichi fognari; allo scopo dovrebbe ogni giorno percorrere la città a piedi o in auto per avere contezza delle problematiche e del degrado; programmare ed aggiornare la prevenzione antisismica e idrogeologicadel territorio e delle abitazioni con conseguente opera di informazione ed educazione della popolazione; aggiornare e migliorare l’informatizzazione dei servizi a favore dei cittadini per cui ogni pratica o richiesta gli stessi possano farle senza doversi recare di persona nella sede comunale; l’informatizzazione dei servizi deve avere il presupposto che tutti gli uffici comunali comunichino tra di loro; aggiornare, in senso letterale, l‘anagrafe comunale, con la conseguenza di avere ogni giorno certezza dei nominativi dei residenti con l’esatta indicazione della via e del numero civico in cui ciascuno abita, di tutte le ditte ed imprese che abbiano aperta dentro il territorio comunale una partita Iva, di tutti gli esercizi commerciali (negozi) con l’esatta indicazione dell’ubicazione e della superficie occupata, di tutte le società e persone giuridiche che abbiano la sede principale nel comune, di tutte le associazioni con o senza scopo di lucro che operino nel territorio, di tutte le imprese appartenenti al terzo settore sorte nel comune; occuparsi dei trasporti e dei rifiuti, anche se sono affidati a municipalizzate.
Come si vede, quello che un sindaco dovrebbe fare per la sua gravosità e dimensione quotidiana non rende possibile al contempo svolgere le altre attività, pur meritevoli, ricordate in precedenza. Si tratta solo di una scelta pragmatica, se il sindaco può considerarsi alla stregua di un pater familias che vuole innanzitutto conoscere il nome dei propri figli (residenti), quello che fanno, dove lo fanno, e deve a tutti loro assicurare che l’intero territorio comunale (strade, piazze, fiumi, case) riceva attenzione e manutenzione.
