Ho scritto altre volte sul Var nel calcio, e ritorno a parlarne per chiarire come non sono certo annoverabile tra quelli che vorrebbero abolirlo. La questione è generale: l’umanità procede così, le auto hanno preso il posto delle carrozze e chi rimpiange le carrozze non riesce a far bene il calcolo del rapporto tra benefici e svantaggi. Non ci sono pasti gratis, spiegò Milton Friedman, per significare che nella vita come nell’economia nulla è veramente gratuito.
Allora teniamoci questo Var, ma solo eliminiamo alcuni inconvenienti (e storture) molto visibili. Il principio dal quale partire mi sembra il sapere che il calcio sia un gioco di contatti e contrasti fisici per cui il Var e le sue applicazioni non devono eliminarli. I rigorini e i falli fischiati per due piedi che si toccano stanno cambiando le regole di un gioco che prevede il contatto fisico dei contendenti. Se uno cerca, in scivolata, di arrivare per primo su una palla, non può calcolare esattamente in anticipo le percentuali di riuscita, rispetto all’avversario. Succede talvolta che arriva per primo, tocca la palla, e poi sullo slancio tocca anche l’avversario; oppure viene anticipato, come succede nella vita, che è piena di sorprese e di previsioni errate. Il Var, che definisco italiano o fotofinish, ormai al rallentatore cerca di vedere se c’è un tocco tra avversari oppure se non c’è. Punisce qualsivoglia contatto. Se un giocatore si butta a terra l’arbitro italiano fischia.
Ma, ripeto, la regola dovrebbe essere quella di evitare la violenza, non di espungere qualsiasi contatto dal gioco. La palla contesa è parte integrante del gioco e il contrasto fisico deve essere dunque permesso. Oggi invece i giocatori hanno capito che, siccome ogni contatto viene fischiato, devono fingere: sfiorati dall’avversario, si buttano a terra; toccati sul collo, fingono di aver subìto un colpo al volto. Le simulazioni inoltre, incentivate da un Var che evita i contatti, potrebbero essere quasi del tutto eliminate con il tempo effettivo.
Ecco un’altra innovazione che renderebbe il gioco effettivo, due tempi di 30 minuti l’uno, con un cronometro che faccia durare tutte le partite allo stesso modo. Il cronometro scorre solo quando la palla è in gioco, per cui tutto il tempo perso per tirare un fallo laterale, per battere una punizione, per fare una sostituzione, per gli interventi di medici e massaggiatori, si recupererebbe. Il gioco deve durare su ogni campo 30 minuti a tempo. Immaginate come sarebbero cancellate tutte le perdite di tempo che sono solo una truffa per gli spettatori. E il modo inventato dai giocatori italiani per tirare spesso il fiato e fare riposini (infatti giocando con le squadre straniere le nostre squadre soffrono l’intensità e l’agonismo).
Infine, veniamo ai falli di mano. Ormai si è eliminata la volontarietà del gesto e imposta la regola per cui ogni tocco casuale va punito con il rigore. La punizione massima che c’è nel regolamento (il rigore) viene concesso se il pallone per fatal combinazione colpisce mano o braccio, purchè siano staccati dal corpo. Anche qui si deforma lo sport costringendo i calciatori a somigliare a pinguini assumendo posizioni innaturali. Se un calciatore stacca da terra oppure fa una scivolata oppure tenta di colpire il pallone di testa, le braccia si staccano in modo naturale dal corpo, il Var oggi sta punendo con il rigore la sfortuna di essere toccati dal pallone. Per questi casi basterebbe l’ammonizione, ma il rigore va lasciato solo ad interventi violenti o tesi ad evitare un goal.

Lo stesso fuorigioco automatico deforma la regola originaria, che era quella di punire chi si avvantaggia della sua posizione irregolare. Un fotogramma, ovvero il rendering che si vede in tv elaborato da un sistema di tracciamento computerizzato, mostra con un avatar digitale come la decisione sia stata giusta anche se per un’inezia. La regola andrebbe bene se tra i due giocatori ci fosse luce, e non un fuorigioco per una porzione minima. Il fuorigioco-fotofinish è un altro assurdo di un Var che perde di vista lo spirito del gioco, le sue finalità costitutive.
