Sinistra/ Programma liberale per l’Italia

(10/4/23) Una volta, tanti anni fa, si parlava di “programma comune della sinistra” quando la diatriba tra il Pci e il Psi, uno partito di opposizione e l’altro di governo, s’intendeva, da parte di intellettuali indipendenti, superarla individuando una “politica per” piuttosto che continuare con la solita “politica contro”. Privilegiare i contenuti sullo schieramento significa non soltanto essere propositivi, ma anche rendere una proposta politica comprensibile agli elettori. Significa anche superare le categorie novecentesche della destra e sinistra che oggi non rappresentano una bussola per un elettorato ormai mobile e non più sottoposto a vincoli di appartenenza ideologica. Vediamo allora di elencare una serie di misure necessarie, grandi o minuscole, per il Paese che qualsiasi forza progressista non populista dovrebbe perseguire  stando al governo o all’opposizione.

La premessa di queste misure e’ad ogni modo l’adesione chiara della sinistra italiana al modello occidentale e alla famiglia del socialismo europeo. La sinistra e’ riformista, non deve essere anticapitalista, antiNato, antiamericana, terzomondista. Il nostro modello deve essere Giacomo Matteotti (1885-1924), che seppe essere, contemporaneamente, una luce in quegli anni bui, un ostacolo per i fascisti e un fastidio per molti antifascisti.

1) [Il problema n. 1 italiano] In Italia gli stipendi reali sono fermi da 25 anni. Nei Paesi Ocse crescono del 35%. Il differente costo della vita al Nord e Sud, a stipendi uguali, crea inoltre una situazione di disparità (nel pubblico impiego) per cui sarebbero necessari contratti decentrati e non nazionali erga omnes, come pretendono i sindacati.

2) Indipendenza Rai. Liberare la Rai dai partiti e renderla indipendente come la Bbc è un vecchio sogno che non si realizza per evidenti motivi: il cappone non può festeggiare il Natale. Il carrozzone di 12mila dipendenti andrebbe smantellato cedendo ai privati tutte le reti e tenendo col canone senza pubblicità soltanto Rai 1 e Rai Storia.

3) Abolire le detrazioni fiscali. Arrivate oltre quota 600, valgono complessivamente più di 53 miliardi di euro: una giungla di sconti e agevolazioni varie che si è allargata nel tempo, passando dalle 241 voci del 2011 alle 279 del 2015, dalle 511 del 2018 fino alle 602 del 2020: l’elenco è più che raddoppiato, con una crescita che sfiora il 150% negli ultimi 10 anni. Si è formato un così sistema poco chiaro e farraginoso, composto di 256 provvedimenti normativi, nel quale la «fetta» più rilevante di sconti fiscali è riconducibile agli incentivi per immobili e ristrutturazioni (anche per risparmio energetico) che valgono più di 21 miliardi ovvero quasi il 40% del totale delle agevolazioni individuabili nell’ordinamento tributario italiano.

4) Riformare l’imposizione sul reddito. In Italia (dati Irpef 2022), spiegatelo con i disegnini a Landini, chi guadagna 2195 euro netti al mese (sarebbero 35mila lordi annui) è considerato ricco. Sono il 13,42% della popolazione e da soli pagano i due terzi dell’Irpef. Chi guadagna 2500 euro al mese ha una aliquota marginale (45/46%)  persino più alta di quella che all’estero ha chi guadagna 10 mila euro al mese. La metà degli italiani non dichiara redditi (!). Il nostro problema è la diversa tassazione tra le fonti di reddito. Siamo sempre a una “visione corporativa e cedolare del sistema fiscale” che negli anni passati abbiamo frammentato in base a tipologie di reddito e di contribuenti. L’imposizione sul reddito dovrebbe avvenire con un sistema duale, basato su due imposte personali e progressive. La prima sui redditi da lavoro, con aliquote determinate caso per caso in base a una funzione matematica. La seconda basata sul patrimonio complessivo netto, immobiliare e mobiliare, valutato a prezzi di mercato con una franchigia alta per esentare chi ha una ricchezza limitata

5) La precarietà non si elimina per legge. Il contratto a tempo determinato non è un istituto neutro a cui si può essere favorevoli o contrari a prescindere. Questa verità riusciranno a capirla sindacati, grillini et populisti? Difficile.

6) Riforma delle società partecipate. Vi sono società private in cui partecipano i poteri pubblici (Stato arcipelago): 559 società prive di dipendenti e 327 con un numero di dipendenti inferiore al numero degli stessi amministratori. Si tratta di società sostanzialmente vuote, dei meri schermi, sui quali dovrebbero esercitarsi i poteri di controllo dello Stato. In altri termini 1 milione di dipendenti non viene calcolato dalla Ragioneria tra gli addetti alla macchina pubblica!

Secondo i dati diffusi dalla Corte dei Conti, sono oltre 5.000 gli organismi partecipati (aziende, consorzi, fondazioni, istituzioni, società) nei 7.200 enti locali censiti (ad eccezione di quelli relativi alle regioni a statuto speciale). Si tratta, in gran parte, di organismi costituiti in forme societarie, di cui quasi la metà operante nel settore delle local utilities. Oltre un terzo delle società rilevate ha chiuso in perdita uno degli esercizi compresi nel triennio 2008/2010. Nella grande maggioranza dei casi, le società hanno avuto l’affidamento diretto (per un valore della produzione di quasi 25 miliardi), indice che la gestione è solo formalmente attribuita ad un soggetto esterno, considerato il rapporto organico che esiste tra ente affidante e società in house. A tali soggetti è riferibile un indebitamento consistente (quasi 34 miliardi), in crescita nell’ultimo triennio di oltre l’11 per cento. Una connotazione non necessariamente negativa visto che nei servizi capital intensive (acqua, rifiuti, energia, gas) l’infrastruttura può rappresentare gran parte dei costi del servizio ma fa assumere maggior rilievo alla necessità di mantenere la società in equilibrio economico-finanziario in modo da assicurarne la sostenibilità.

7) Legge antimboscati e stretta sulle certificazioni mediche fasulle In ogni amministrazione pubblica italiana vengono assunti dipendenti per svolgere certe mansioni e poi, grazie a certificazioni mediche spesso false, vengono adibiti a svolgerne altre, in condizioni più comode. Si va dai medici, vigili urbani, poliziotti via via ritiratisi in ufficio, a tutti i magistrati diventati burocrati, sguarnendo strade, postazioni, reparti ospedalieri, aule di giustizia. Il principio deve essere che se lo Stato ti assume per fare una prestazione devi fare quella altrimenti ti devi dimettere. Inoltre, occorre che i medici corretti smascherino i colleghi che con certificazioni false concedono agevolazioni, dalla L. 104 agli accompagnamenti, ai dipendenti inabili ai lavori all’aperto.

8) Imporre il principio della concorrenza in tutti i settori nei quali la concorrenza non c’è o è insufficiente. Con un sicuro vantaggio per il «popolo» (la grande platea dei consumatori) e a danno di ristrette minoranze che prosperano grazie alla protezione dello Stato (v. 32mila tassisti). Imporre il principio della concorrenza significa colpire al cuore l’Italia corporativa, l’Italia dei gruppi monopolistici, grandi e piccoli, che si avvantaggiano delle barriere (statali) che bloccano la concorrenza.

9) Non aumentare ancora il deficit pubblico, attuare politiche per la crescita e la produttività combattendo la politica delle mance, dei sussidi, dei bonus populisti. Il fatto e’ che la posizione di chi vuole tenere a bada i debiti nazionali non è né di destra né di sinistra, ma è connessa all’esigenza di fare debito europeo, molto più efficace e razionale in varie policy, e per questo è anche la posizione del Partito del socialismo europeo oltre che di Gentiloni.

10) Ai docenti deve essere garantito un monte ore, minimo e obbligatorio per gli alunni, di insegnamento in ciascuna classe. Non si può far apprendere ad alunni che seguono poco le lezioni.

11) A scuola abbiamo circa un milione di dipendenti, tra docenti e ATA. Ogni anno vanno in pensione trenta, quarantamila persone. Di fatto noi non riusciamo ad avere trenta, quarantamila nuovi assunti di ruolo ogni anno che prendano il posto di quelli che se ne vanno. Il precariato ammonta circa al venticinque per cento, poi oscilla, quindi un posto su cinque almeno non è occupato da personale di ruolo. Questo problema si ripete da decenni, da molti decenni, da cinquanta, sessant’anni. Con decine di migliaia di persone da assumere ogni anno, il sistema centralizzato fondato sui concorsi mostra limiti strutturali e dovrebbe essere ripensato. Adesso le scuole sono circa 8mila. Abbiamo 40mila persone da assumere ogni anno: 40mila diviso 8mila in media fa 5. Cinque persone da assumere all’anno, di cui dovranno essere quattro docenti e un’altra. Se questa cosa la facessero le scuole, (il dirigente affiancato dal Comitato di Valutazione), avremmo una media di cinque persone da assumere all’anno. Poi avremmo scuole molto grosse che dovrebbero assumerne dieci e scuole molto piccole che dovrebbero assumerne uno, due, tre. ********************************

Luca Ricolfi a gennaio 2024 ha circoscritto a 5 nodi politici di fondo ciò che divide i massimalisti (o populisti) dai riformisti. “Sulle cose che contano, il Pd è diviso fra quanti la pensano come i Cinque Stelle, e quanti la pensano – se non come Renzi e Calenda – come il Pd prima del governo giallo-rosso”.

Quali sono queste cose che contano?

1) l’atlantismo e la guerra;

2) l’assistenzialismo e il reddito di cittadinanza;

3) la riforma della giustizia;

4) il mercato del lavoro;

5) la patrimoniale e le tasse.

Su questi temi Schlein, finora, non ha ancora saputo assumere una posizione chiara e netta. Detto in termini classici, non ha saputo scegliere fra massimalismo e riformismo. O forse sarebbe più esatto dire: in cuor suo ha scelto, ma non ha la forza di esplicitare e imporre la sua linea al partito.

SE GLI USA SE NE VANNO Sullo sfondo resta l’incertezza del futuro circa gli equilibri internazionali di potenza combinati a una forte polarizzazione. Una divisione acuta, che sembra destinata a durare, all’interno della democrazia statunitense, non garantiscono che in futuro l’Europa potrà godere ancora a lungo della protezione americana. In questa eventualità, servirebbe una integrazione politica e militare. Ma, ad oggi, quella strada appare bloccata. Magari nuovi ed inaspettati eventi mostreranno possibile ciò che ora non sembra esserlo. ***************************

(tratto da Andrea Graziosi, Occidenti e modernità, il Mulino, 2023)

I discorsi di rifiuto e chiusura (più o meno reazionari) sono più semplici perchè si oppongono al cambiamento; a chiedere un ritorno a quello che c’era già; ad affermare principi in apparenza semplici e sempre validi, perchè basati su un’apparente accettazione del mondo così com’è che è in realtà il rimpianto per un mondo che non c’è più, visto che il “mondo così come è” è in continua evoluzione, un rimpianto che spesso è anche quello per la propria giovinezza. E’ importante capire che limitarsi a confutarli condannandoli non solo non basta ma potrebbe essere controproducente. Infatti si è formato un blocco pronto a sostenere chi promette di “tenere a freno le forze del cambiamento culturale e sociale” non solo perchè esso è troppo veloce specie per una popolazione invecchiata, ma anche perchè minaccia i ” vantaggi acquisiti”.

a) rinunciare ad una parareligione dei diritti collocati fuori della storia, attrezzandosi a difendere quelli che si possono difendere, e riconoscendone di nuovi, se ne venissero rivendicati di sostenibili e moralmente condivisibili.

b) abbandonare l’ideologia del merito e sostituirla con quella dei talenti, della loro indispensabile anche perchè conveniente promozione, ma anche dei doveri che li devono accompagnare.

c) mettere da parte un discorso, malgrado le sue buone ragioni, sulle pari opportunità basato sui diritti collettivi di questa o quella minoranza definita da questo o quello status e discriminazione positiva.

d) riconoscere la preminenza di un discorso repubblicano magari reso più elastico per tenere conto di quelle buone ragioni perchè l’ipocrisia di una eguaglianza impossibile in un mondo di diversi è sia moralmente che operativamente superiore al realismo di chi parte dalla diversità anche se lo fa per aiutare i più deboli, rafforzando di fatto una disuguaglianza riconosciuta e amministrata dallo Stato.

e) rinunciare a piani vincolanti a favore di ragionamenti aperti al futuro.

f) infine abbandonare ogni apocalitticismo e antiscientismo perchè solo la conoscenza, il progresso tecnico e un saggio uso di prezzi e incentivi ci possono aiutare a far fronte ai problemi creati dallo sviluppo.

g) per es., di fronte al cambiamento climatico, il nucleare non è la soluzione ma è l’unica grande forma di energia possibile a relativo basso costo che non aggrava il riscaldamento globale e libera qualunque paese (e quindi non solo i nostri dai ricatti russi) dalla dipendenza da quelli abbastanza fortunati da controllare grandi giacimenti fossili. Continuare a combatterlo in nome di ideologie illusorie, e spesso oscurantiste, è privo di senso,come sarebbe provo di senso non abbandonarlo se e quando la scienza sarà capace di offrirci delle opzioni migliori.

(sull’argomento v. su questo blog l’articolo di Christian Rocca “Il mondo libero/La difesa delle società aperte, e la chiusura della mente occidentale”, 20/11/23)