Domenica 25 a Lamezia Massimo Lopez ha ottenuto, dicono le cronache, grande successo, come era avvenuto il giorno prima a Vibo. Un successo prevedibile, certo, basti pensare che in questi giorni è testimonial Tim sulle tv; e poi il suo genere leggero, che unisce la voce di crooner alla Frank Sinatra alle imitazioni, anche da solo (senza il mitico Trio), piace ai meridionali.
Prendo spunto da questo dettaglio per domandare, a me e a chi fosse interessato, come si fa a pre-vedere ciò che avrà successo e ciò che non lo avrà, ovvero come si fa a prevedere in una attività commerciale ciò che farà incassare da ciò che non produce ricavi. E’ una scommessa, come indovinare il numero che esce ad una roulette, l’andamento in borsa di una società quotata, i beni che devono essere presenti nel campionario di un qualsiasi negozio.
E’ il mercato. Il vero unico nemico di tutte le sinistre massimaliste del mondo. Ma anche di tutte le professioni. Dei tassisti. Dei balneari. I comunisti, prendendosela con i padroni, credettero di trovare la soluzione, le aziende di Stato, poi le partecipate. Col senno di poi non tutte le aziende di Stato producono profitti. Pensate all’Alitalia. Ma altre, penso all’Eni (da Mattei sino all’immarcescibile De Scalzi) sono ancora in auge. In questi giorni ai distributori Eni, sino alla fine dell’anno, si troverà la benzina col prezzo migliore. E’ un regalo che De Scalzi ha fatto alla premier che lo ha confermato alla guida.
Ma torniamo ai botteghini di un teatro. Tanti anni fa in Calabria si organizzò un concerto con Loredana Bertè. Tutti penserete ora che sia stato un grande successo. No, nella sua terra, una giovane Bertè, oggi acclamata dovunque, fece perdere l’impresario che aveva puntato su di lei. Anche Alberto Fortis, che nel 1979 col suo album d’esordio propose Milano e Vincenzo e anche La sedia di Lillà, una delle canzoni più intense e amate dal pubblico, a Lamezia fu un flop. Ma incredibile a dirsi, lo fu anche, e nessuno ci crederà, un certo Claudio Baglioni che oggi sbanca dappertutto. Cosa significa? Significa che solo nel mercato vale quello che i cretini hanno voluto come slogan, uno vale uno: quello che piace a me magari piace solo a me e non a tanti, o viceversa. Che nel mercato non c’è la ricetta per vincere facile, c’è sempre il rischio.
E il rischio non piace a nessun umano. A nessun commerciante, a nessun imprenditore, a nessun professionista. Tutti vorrebbero operare in un circuito chiuso, come i notai e i farmacisti. Nuotare in un piccolo laghetto tranquillo e non in un oceano dove ci sono squali. Il mercato, dove nessuno può prevedere prima, sia pure con l’AI, i sondaggi, i programmisti, i tecnocrati, le ricerche, le chiaroveggenti, se la Nutella avrà successo e sarà comprata, il mercato non piace. Neppure a Ferrero.Che non sopporta Barilla e Nestlè.
E se non piace il mercato, vuol dire una cosa sola: che non piace la concorrenza. E cosa ci mettiamo, in un sistema economico, al posto della concorrenza? Fratoianni & C. una risposta ce l’hanno, è la stessa che aveva in testa Lenin prima della NEP del 1921: aziende di Stato. Che producano tutto, non solo energia e acqua,e servizi pubblici essenziali, scuole, ospedali, ma anche cinema e programmi televisivi, cultura e informazione. In questo modo si evitano i profitti privati dei capitalisti, delle banche e delle imprese che forniscono gas e luce.
Ho affrontato dunque un punto del programma del cd Caposanto che non viene mai toccato e sviluppato. Si parla molto della politica estera e delle armi da dare a Kyiv, ma mai delle ricette economiche. Quale sistema economico hanno in mente Conte e Schlein e Fratoianni? Uno in cui si abolisca la concorrenza tra imprese, o uno in cui venga aumentata? In genere, i furbi del Camposanto se la cavano -volendo vincere facile- dicendo che è lampante che salute, televisione, istruzione, energia, debbano essere sotto il controllo pubblico. Detto così, è una frase che significa tutto e il suo contrario. In pratica, la Rai deve essere privatizzata? Possono esistere ospedali, scuole e università private che sfornino titoli di studio aventi titolo legale? I salari devono essere contrattati come adesso attraverso contratti collettivi che valgono erga omnes oppure occorre sviluppare contratti decentrati? E il balletto, il cinema (ormai in mano a Rai Fiction), l’opera lirica, il teatro, la beneficenza, la ricerca, lo sport, le mostre, l’archeologia, insomma tutto, perchè devono essere finanziati con le imposte generali, pagate solo da pochi?
Concludo affermando la mia piccola verità che nasce non dallo studio ma dalla pratica. L’unico vantaggio che ho ottenuto in una vita intera dalla concorrenza è il prezzo mensile della mia sim telefonica. Tartassato per una vita intera dai continui aumenti di un monopolista pubblico, Tim, alla fine trovai Iliad che mi ha proposto una tariffa per sempre. Io sono per il mercato e per la concorrenza.
Tim può, per me, solo far del bene a Massimo Lopez, e Lamezia lo ha dimostrato.