I violenti in carcere e in comunità Il gip: rischio altissimo che ricapiti

Prime misure per i fermati. «È evidente un progetto per destabilizzare l’ordine pubblico», di Matteo Castagnoli e Luigi Ferrarella

Milano «Ero a Cesano Boscone sabato 17 ottobre e mentre aspettavo il bus ho incontrato alcuni miei amici che mi hanno detto di andare in Duomo a Milano a “fare la rivolta” con loro, e io sono andato», dice un 19enne al giudice. «Il passamontagna me lo sono portato dietro ma perché era un oggetto un po’ “scenico”», prova a spiegare un 21enne, «mi era arrivato su TikTok un video in cui si chiamava a questa manifestazione per il carovita e ho deciso di aderire perché l’azienda di mio padre sta facendo di tutto per licenziarlo, ma poi una volta lì, sbagliando, mi sono fatto influenzare da quello che stava succedendo». «Ad un certo punto — aggiunge un altro 19enne — dato il caos non ho capito più niente, ho visto che c’era questo negozio che era stato praticamente distrutto e tutti entravano e prendevano delle scarpe… Voglio dire che io ho problemi mentali come Dsa e ho una invalidità civile al 100%».

Il problema — per questi giovanissimi «spaesati e spaventati» che restano 4 su 5 in carcere, e il quinto comunque ai domiciliari, per reati da 8 a 15 anni come la devastazione e da 3 a 15 anni come la resistenza a pubblico ufficiale con cinque aggravanti — è apprendere non solo che il gip Fabrizio Filice quasi sempre non crede a «dichiarazioni evidentemente inconciliabili con il verbale di arresto, sì che l’unico modo di prestare loro fede sarebbe quello di ritenerlo falso»; ma soprattutto che, «anche ammettendo che gli indagati non abbiano partecipato direttamente alle devastazione dei locali e si siano invece limitati ad accodarsi al flusso di persone in entrata e a cercare di asportare merce di loro interesse, questo è già di per sé necessario e sufficiente a integrare i presupposti per il loro concorso, materiale e consapevole, nel reato contestualmente attuato dagli altri concorrenti».

Visto quanto poi accaduto domenica, «il rischio» di altre occasioni di piazza che fungano «di nuovo da detonatore esponenziale della violenza» è per il gip «altissimo nel breve termine», a maggior ragione per le «nuove convocazioni via social (dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, sui quali, pure, sono in corso indagini) con le quali si invitano i giovani a rendere “permanente”» una mobilitazione «violenta e insurrezionale». Da qui in poi, invece, non è più da elementi concreti agli atti, che per ora non ci sono, ma è da una più sociologica valutazione che il gip ritiene «più che plausibile» l’idea che «l’autoconvocazione via social della protesta» sabato «fosse già preordinata alle violenze sotto un’insegna volutamente generica di istanze sociali varie»; e definisce addirittura già «evidente, dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, che è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico». Progetto fondato per il gip «proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani, che in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano a propria volta attori violenti e antisociali, agendo in totale contrasto con i valori della Costituzione».

Gli interrogatori

«Ero in piazza perché vogliono licenziare mio padre». Un altro:

«Ho seguito gli amici»

Oggi un’altra gip deciderà su altre 6 richieste di arresti di maggiorenni, mentre per i minorenni su 35 richieste di arresto (di cui 8 in carcere) ieri sono state adottate le prime 11 misure cautelari: nessun carcere, 5 collocamenti in comunità e 6 permanenze in casa. Interrogati in queste ore sono ragazzini per lo più di 15-16 anni (tre ne hanno 14); cognome metà italiano e metà no, ma in realtà 25 nati in Italia e solo 10 all’estero; 10 milanesi e gli altri dell’hinterland o della Regione; 31 su 35 senza alcun precedente. Li raggiungerà il 17enne arrestato lunedì dai carabinieri a Cesate in flagranza differita: addosso aveva ancora alcuni dei capi saccheggiati sabato a un negozio Lacoste in via Dante.