[Navigatore] Una strada corta ma sbagliata si imbocca prima di una giusta ma lunga

Alcuni sociologi e politologi suggeriscono di non guardare al populismo solo come a una “malattia”, ma come al sintomo di un malessere reale che nasce da:
• Disuguaglianze economiche crescenti.
• Effetti collaterali negativi della globalizzazione.
• Percezione di una classe politica distante e autoreferenziale.
Il forte astensionismo che si registra alle elezioni è considerato da decenni la “spia” del crescente malessere sociale e anche gli elettori hanno provato a premiare, come è successo con la Lega e il M5S nel 2018 e 2019, le forze nate in contrapposizione ai partiti tradizionali. Ma resta il fatto che il populismo, adesso che siamo nel 2026, lo abbiamo visto all’opera e il governo Conte 1, durato 461 giorni dal giugno 2018, si è rivelato ben poca cosa. Poi, il 19 maggio 2020 con il Decreto Rilancio varato dal governo Conte2 con il Pd, il Superbonus 110% ha definito il caso di scuola, come scassare i conti dello Stato senza rendersene conto e senza ammetterlo mai neppure sotto tortura (il 27 settembre 2018 avevano già dichiarato di aver sconfitto la povertà).

Il populismo è infatti precisamente questo: la tendenza a proporre soluzioni semplici, immediate e fortemente comunicative a problemi complessi, dinamica che molti analisti, scienziati politici e oppositori considerano una pericolosa scorciatoia democratica ed economica.
Davanti ad un aumento del prezzo delle benzine, delle bollette di gas e energia elettrica, è lampante come tanti desiderino un accomodamento con Putin per far cessare subito la guerra in Ucraina e in cambio avere dai russi tutto il gas che ci serve; o desiderino un accomodamento con Trump perchè sistemi il mondo in ordine e si torni alla situazione precedente, quando l’Italia usufruiva dell’ombrello difensivo americano e della Nato e poteva così finanziare il proprio welfare senza pensare a spese per la difesa. “Soldi per la sanità e scuola, e non per le armi” è il tipico slogan populista dell’anno 2026.

Le caratteristiche della “ricetta” populista sono dunque:
• Semplificazione della complessità: Questioni strutturali come la gestione economica, i flussi migratori o i trattati internazionali vengono ridotte a dinamiche lineari di causa-effetto, ignorando i vincoli normativi, globali o di bilancio.
• Logica della contrapposizione: La retorica si fonda sulla divisione netta tra un “popolo puro” e un'”élite corrotta” (politica, finanziaria o intellettuale). In questo schema, i problemi non derivano da congiunture complesse, ma dalla malafede dei pochi a danno dei molti.
• Risposte emotive e a breve termine: Si tende a privilegiare il consenso elettorale immediato tramite misure assistenziali o protettive che offrono un sollievo istantaneo, ma che rischiano di non essere sostenibili nel lungo periodo.

Il populismo, con le sue dinamiche lineari e ripetitive, dimostra dunque che l’umanità nel suo percorso attraverso i secoli e la storia spesso sceglie una via breve ma errata perché sembra più comoda o immediata, mentre quella corretta richiede più tempo e fatica.

• La tentazione della scorciatoia: Spesso la fretta o il desiderio di ottenere un risultato rapido spingono noi umani a imboccare la via sbagliata. L’umanità pertanto sembra non conoscere
• Il valore della pazienza: La strada giusta è spesso più lunga, faticosa o complessa, ma porta alla meta reale. E sembra non avere
• La consapevolezza: Accorgersi di aver preso la direzione sbagliata richiede il coraggio di tornare sui propri passi e ricalibrare il percorso.

C’è una spiegazione razionale di questi fenomeni storici. Quando si imbocca una volta la strada sbagliata, si continua a farlo. A tutti è capitato di osservare che molto spesso ci succede questo: quando arriviamo a quel particolare incrocio e ci ricordiamo che l’ultima volta abbiamo imboccato la strada sbagliata, e facciamo di tutto per prendere quella giusta, ecco che sbagliamo ancora. Ma perchè ci succede sempre questo? Il fenomeno è causato da uno strano scherzo della memoria. Quando ci avviciniamo alla curva, cerchiamo di ricordare che cosa è successo la volta precedente. Non abbiamo ricordi di ciò che accade quando si gira a sinistra, mentre la strada di destra ci è familiare. Ci pare sia successo qualcosa di interessante quando l’abbiamo imboccata e così, tra il dubbio sulla sinistra e la certezza sulla destra, scegliamo la destra. Vedendo il fatidico incrocio, si è attivato il ricordo di qualcosa di interessante nella strada di destra. Tale associazione di due ricordi è chiamata ‘riflesso condizionato’. E’ il famoso esperimento sui cani che condusse un secolo fa, in Russia, Ivan Pavlov. Faceva suonare un campanello ogni volta che dava loro da mangiare e alla fine gli animali associarono i due eventi: al suono del campanello aumentava in loro la salivazione.

Molti psicologi ritengono che il riflesso condizionato sia la moneta corrente del cervello. Il riflesso condizionato assicura che, più imbocchiamo la strada sbagliata, più continueremo a imboccarla. Davanti al fatidico incrocio, potremmo fare un po’ di terapia di contrasto. Se al momento di girare a destra ci facessimo somministrare una potente scossa elettrica, la volta successiva ci ricorderemmo sicuramente di non ripetere l’errore: si avrebbe infatti un’altra risposta condizionata, in quanto nel momento in cui ci avvicinassimo all’incrocio il circuito della memoria assocerebbe ‘girare a destra’ con ‘dolore’. E se i bambini ci dicessero: ‘Papà, che stupido, abbiamo sbagliato di nuovo’, non sarebbe pur sempre un’emozione sgradevole? Certo, ma verrebbe registrata più tardi, quando ormai saremmo su una strada di campagna sterrata, mentre per essere efficace e garantire l’associazione, lo shock deve verificarsi nello stesso istante in cui si vede l’incrocio”.
(Richard Robinson, famoso divulgatore scientifico inglese)


Chi condivide la visione del populismo come scorciatoia e “percorso verso il baratro” evidenzia tre rischi principali:

  1. Instabilità economica: Promesse di spesa pubblica senza coperture o politiche protezionistiche aggressive possono portare a inflazione, isolamento commerciale e aumento del debito sovrano.
  2. Erosione delle istituzioni democratiche: La delegittimazione dei corpi intermedi (sindacati, magistratura, stampa indipendente, tecnocrazie) in nome della “volontà popolare” diretta rischia di indebolire i pesi e contrappesi costituzionali.
  3. Polarizzazione sociale: Alimentare la diffidenza verso l’esterno o verso specifiche categorie sociali può frammentare il tessuto civile, rendendo più difficile il compromesso politico necessario nelle democrazie liberali.

Il populismo dunque continua nei secoli ad affermarsi sotto qualsiasi latitudine perchè quando si imbocca la strada sbagliata non riceviamo una scossa elettrica che ci serva come shock immediato. Solo quando siamo finiti su una strada di campagna non asfaltata ci accorgiamo di aver sbagliato, ma ormai è troppo tardi per rimediare.