Ecco a voi la Calabria/Il caso del gigante buono

Antonio Zangari, noto sui social e tra i manifestanti come “il gigante buono” (o anche “La Fortezza”), è balzato agli onori della cronaca durante la recente protesta degli agricoltori con i trattori in Calabria. Non è un autotrasportatore, ma un agricoltore e attivista calabrese originario di Polistena.
La vicenda che lo riguarda unisce la sua recente disperazione pubblica a un precedente verdetto giudiziario.

Durante una recente protesta degli agricoltori calabresi contro il caro carburante e il carovita a Pizzo Calabro, Zangari è scoppiato in un pianto disperato davanti al cordone delle forze dell’ordine e alle telecamere, urlando “Non ce la facciamo più”. Il video della sua crisi emotiva, in cui chiedeva dignità per i lavoratori e per le famiglie che non riescono a fare la spesa, è diventato immediatamente virale.

A seguito della grande attenzione mediatica sulle sue lacrime, gli organi di stampa hanno sollevato il suo background legale. Il 1° luglio 2024, Zangari è stato infatti condannato in primo grado a 4 anni di reclusione e 1.500 euro di multa all’interno del maxiprocesso “Maestrale-Olimpo-Imperium” condotto dal tribunale di Vibo Valentia.
È stato ritenuto colpevole di associazione a delinquere semplice e di un episodio di ricettazione di macchine operatrici. I giudici hanno escluso l’aggravante dell’agevolazione mafiosa (‘ndrangheta) originariamente ipotizzata. Zangari si professa totalmente innocente e ha sottolineato in un video pubblico che si tratta solo di una sentenza di primo grado (quindi non definitiva), promettendo di dare battaglia in appello per dimostrare l’estraneità ai fatti. Tutti i garantisti gli credono, ma ecco un altro caso in cui in Calabria capita di sentire il famoso detto: Ma quale ‘ndrangheta, chè puzzamo ‘i fame. Per me, è il motto della Calabria.