I Soprano – Quel finale aperto alle interpretazioni

Un ristorante. Un juke-box. Una cena in famiglia. E poi? Tony Soprano che sceglie Don’t Stop Believin’ dei Journey come fosse una sera come tante. Poi una campanella, uno sguardo verso la porta. Silenzio. Buio. Nessun colpo di pistola, nessuna risposta. Il 10 giugno 2007, HBO trasmetteva l’ultimo episodio de I Soprano, con uno stacco improvviso che ha fatto la storia della televisione e ha diviso (e scatenato) per sempre il pubblico. Geniale o frustrante? Ambiguo o perfetto? Una cosa è certa: dopo quella scena, la TV non è stata più la stessa.

Tony Soprano sceglie Don’t Stop Believin’ dal jukebox: tutto sembra tranquillo.

Ideata da David Chase e interpretata da un monumentale James Gandolfini (1961-2013), I Soprano ha riscritto le regole della narrazione seriale. È stata la prima serie a portare sul piccolo schermo una scrittura profondamente cinematografica, un protagonista complesso e disturbante, e una rappresentazione della mafia diversa dai codici classici del genere. Tony non è un eroe e non è neanche un mostro: è un uomo in crisi, che alterna violenza e vulnerabilità, senso di colpa e ricerca di controllo. 

(20 Gennaio 2019) Basta dire I Soprano (86 puntate, 6 stagioni dal 1999 al 2007) e la nostra mente viaggia sinuosamente nel passato. Una delle serie più amate e importanti di sempre viene ancora ricordata con devozione, soprattutto a causa degli ultimi minuti dello show.
Il finale resterà indiscutibilmente per sempre nella storia. Per la sua ambiguità, per averci volutamente lasciato l’amaro in bocca. E questo gli sceneggiatori e i produttori della serie lo sanno bene. Sono in molti anche quelli che non hanno apprezzato appieno questa conclusione ponendosi costantemente il dubbio amletico: Tony è vivo o è morto?

Il creatore della serie tv, David Chase, ha rivelato durante un’intervista a Deadline il suo piano originale. Questo piano prevedeva l’uccisione di Tony Soprano, interpretato da James Gandolfini: Avevo in mente un’altra scena che sarebbe stata la morte di Tony. Ci sono voluti due o tre anni prima che arrivassimo all’altra conclusione. C’era in programma la scena della morte. Tony torna nel tunnel di Lincoln, va a un incontro con Phil Leotardo e viene ucciso. Non penso che avremmo visto la sua morte, ma avremmo saputo che era morto. Ho sempre pensato che avremmo usato quella scena, e poi ho cambiato idea. Ho deciso di chiudere così. Pensavo fosse più interessante.

Ovviamente quest’idea piacque molto ai colleghi Terence Winter e Matthew Weiner. Due pezzi da novanta che si sono fatti le ossa proprio sceneggiando I Soprano, prima di iscrivere il loro nome nell’olimpo delle Serie Tv creando rispettivamente Boardwalk Empire e Mad Men.

Sempre al Deadline, Winter ha parlato di questa “sfuggente” conclusione: La mia interpretazione è molto semplice. Quando sei Tony Soprano, persino uscire per un gelato con la tua famiglia è oggetto di paranoia. Ha una vita disseminata di omicidi, caos e tradimenti. E tutti quelli che vi entrano potrebbero essere i suoi assassini. Ti guardi sempre alle spalle e a un certo punto, sia che sia successo quella notte o meno, quando vivi quella vita, un giorno, qualcuno uscirà da una toilette maschile e ti farà fuori. Poi, come sappiamo, dicono sempre che ci sono solo due modi per uscire da quel tipo di vita: uno è la prigione, l’altro è la morte. Quindi forse è successo quella sera, o forse no. Non importava davvero… A un certo punto, qualcosa di brutto sarebbe accaduto a quest’uomo e forse è stato quella notte. O forse no.

Infine Weiner ha aggiunto che in realtà lo show sarebbe potuto finire in tre differenti modi:

“(1) La vita continua così com’è. (2) Tony viene arrestato e va in prigione. (3) Tony viene colpito e ucciso da un nemico. La genialità, per me, è che è irrisolto come la vita. Sai che è una di quelle possibilità. Sono tutti lì nella scena. La famiglia è lì, c’è sicuramente un assassino lì, e sicuramente qualcuno che sembra un poliziotto. Quindi tutto ciò che ci serve sapere è lì, racchiuso nella tavola calda, e quello che non fai vedere è per non rovinare il resto della serie. Non l’ho mai trovato né confuso, né sconvolgente“.

Da “Soprano” (serie tv). Silvio a Tony: a nessuno importa che ai miei nonni sputassero addosso perché erano calabresi.