L’impossibilità di divertirsi o stare assieme

Se hai l’hobby del tennis la cosa più difficile è trovare un partner che giochi con te, come te. Uno bravo e una schiappa possono giocare qualche volta insieme, ma poi quello bravo si scoccia. Anche fuori dello sport succede la stessa cosa, non puoi giocare a scacchi con una schiappa se tu sei bravo. Negli sport di squadra è la stessa cosa, ma lì almeno puoi mischiare le carte, fino ad un certo punto, un portiere bravo e uno scarso fanno la differenza. Giocavamo a pallone insieme con gli amici sui campetti e non sentivamo l’età che avanza. Ma poi qualche amico non veniva più e veniva sostituito da un estraneo fino a quando essendo pochi gli amici e molti gli estranei ho lasciato perdere anch’io.

Si dice sempre che le amicizie vengano messe alla prova attraverso una semplice vacanza in barca, è evidente che lo spazio ristretto acuisce le differenze, ma anche partire per una vacanza in compagnia è una prova di resistenza dura da superare, visto che esigenze, abitudini, idisioncrasie, caratteri, sono sottoposti ad uno stress test. Per alcuni la vacanza significa non star mai fermi, muoversi di continuo, per altri è solo relax, come conciliare esigenze così diverse? Per gli amanti dello sci c’è una linea di demarcazione: di qua quelli che aprono e chiudono gli impianti, di là quelli che se la prendono comoda. E se è così, come puoi partecipare ad una settimana bianca in bus insieme con altri 50?

Ma il discorso è ancora più complicato, perchè qualsiasi gruppo di interesse è destinato a sgonfiarsi prima o poi. Prendiamo un gruppo che si riunisce unito dall’amore per i libri, la lettura. All’inizio si guardano con benevolenza, con-dividono la stessa passione per i libri, ma poi conoscendosi escono fuori le predilezioni e i gusti personali: ci sono cultori dei russi o degli americani, amanti dell’horror o della fantascienza, o appassionati del giallo.

Ma chi ama Montalbano odia Georges Simenon e il suo Maigret, chi ama Conan Doyle magari non stravede per Edgar Allan Poe, e magari ci sono i fanatici di Agatha Christie e del giallo deduttivo che guardano tutti gli altri dall’alto in basso.

De gustibus, tutto qui, ma certo è difficile mettere in una stanza tutte queste persone sotto l’etichetta “Cultori del giallo”, e poi aspettarsi che vadano d’accordo. Il discorso può esser fatto per tutti gli appassionati. Un circolo di cinefili ben presto scoppia, perchè chi ama Godard non sopporta chi ama Eric Rohmer. E a chi piace Ferzan Ozptek è quasi impossibile che tolleri Christopher Nolan.

Sarebbe come creare una stanza dove metti “Gli sportivi” e aspettarsi che possano discutere insieme tranquillamente. Ma di cosa, se a uno piace il calcio e ad un altro il rugby, ad uno la boxe e ad un altro il tennis o il nuoto? Voglio dire, in buona sostanza, che i club di appassionati, dall’uncinetto alle lasagne, dai cruciverba al burraco, sono quanto di più provvisorio possa immaginarsi.

Tutti sappiamo che lo stesso andare a cena insieme, per un gruppo di amici, è operazione difficile da organizzare perchè ciascuno, com’è giusto, ha i suoi gusti. A quello piace il sushi, a quell’altro non lo schiodi da Ugo, quello vuole il locale sotto casa, quell’altro ama le novità, o la nouvelle cuisine. Uno vuol spendere poco, un altro tira fuori un algoritmo per conciliare qualità e prezzo, uno guarda l’arredo del locale, un altro è fissato con i “localini”, per non parlare di quelli rovinati dai 4 cuochi della tv, però i fanatici di Cannavacciuolo non sopportano Locatelli o Bruno Barbieri.

La solitudine dei numeri primi è un romanzo vendutissimo, “Premio Strega” del 2008 di uno scrittore profondo che è Paolo Giordano (1982). E’ un romanzo di formazione ambientato a Torino i cui protagonisti sono Alice e Mattia. Si innamorano ma sono tuttavia incapaci di superare la barriera di solitudine che li divide. I due ragazzi sono infatti paragonati a due numeri primi gemelli (numeri primi solitari e isolati, ma vicinissimi fra loro, poiché separati da un solo numero): accomunati dalle stesse particolarità, attratti l’uno verso l’altra, ma non riescono mai a unirsi perché divisi da un ostacolo invalicabile. A me è sempre parso che la condizione di questi due ragazzi possa essere per molti versi generalizzata, perchè ciascuno di noi umani ambisce a far parte di un “noi”, per superare la propria solitudine, ma resta pur sempre qualcosa di invalicabile.

Ecco perchè sono nati i social. Ognuno sta solo nella sua cameretta, davanti ad uno schermo apprezza alcuni e odia altri, cerca quelli come lui e oltraggia tutti gli estranei. Pensa di con-dividere idee con altri e di aver individuato i nemici, ma tutto sommato “Ognuno sta solo sul cuor della terra” ci avvertì Salvatore Quasimodo.