Dai libri ai tutor, a Brindisi la scuola più innovativa d’Italia

Mentre a New York, il sindaco Zohran Mamdani vieta agli studenti l’uso dell’intelligenza artificiale fino alla terza media, in Puglia un preside fa l’opposto. Costruisce un’AI dentro la sua scuola e personalizza l’apprendimento. Lui è Salvatore Giuliano, dirige l’istituto Ettore Majorana di Brindisi, la scuola che ha vinto il premio come migliore al mondo per la «Trasformazione tramite l’IA», nell’ambito del Global School Prize. È stata scelta tra quasi tremila candidature provenienti da 113 Paesi diversi.

«Mamdani ha ragione» dice Giuliano. «Se utilizzi l’intelligenza artificiale in maniera impropria non è detto che sia sempre positiva. La tecnologia di per sé non significa miglioramento».

Il suo progetto si chiama Book in Progress AI e reinventa la scuola. Giuliano però la scuola aveva già cominciato a reinventarla nel 2009 quando, di ritorno da un viaggio al MIT, di Boston, dice ai suoi docenti: «I libri di testo, scriviamoli noi». Dà un computer a tutti gli studenti e coinvolge i professori nella creazione di nuovi libri. Nasce così Book in Progress e la sua iniziativa si diffonde in 40 scuole. Diciassette anni dopo, quell’idea si evolve: ai libri preparati dai docenti si aggiunge l’AI, che si trasforma in un tutor personalizzato, disponibile 24 ore su 24 che ripete la lezione del giorno, riassume i concetti chiave, fa fare gli esercizi, valuta la comprensione.

«È una piattaforma rivoluzionaria: gratuita, open source e multilingue. Ci chiamano ogni giorno anche dall’estero per poterla adottare». Non è un chatbot a cui chiedere di svolgere i compiti: «Tutti i contenuti delle lezioni sono personalizzati in base allo stile cognitivo dello studente. Ne abbiamo identificati otto: c’è lo studente che preferisce uno stile visivo, chi più testuale, chi pratico. Intanto i docenti — spiega — possono creare in tempo reale video, grafici, schemi riassuntivi mentre fanno una lezione». Il Majorana ha sviluppato anche tredici applicazioni per semplificare il loro lavoro burocratico e amministrativo, e lo fa nel rispetto della privacy. «Il server è all’interno della scuola. Non usiamo servizi di terze parti, non raccogliamo dati».

Giuliano è da sempre un uomo di scuola. «La scuola è la mia vita, non saprei fare nient’altro»; 59 anni, comincia a insegnare a 20. Prima di diventare preside, insegna Diritto ed Economia ai ragazzi di 15 anni. Nei loro libri trova un linguaggio troppo tecnico, lontano dal vocabolario dei più giovani. «Mi chiedevo: come possiamo spiegare in modo che gli alunni capiscano? D’allora ogni giorno mi sono impegnato perché la scuola diventasse sempre più il luogo dell’apprendimento e non solo dell’insegnamento». Poi aggiunge: «Se un ragazzo non impara, il sistema è fallito».

Lo intervistiamo il giorno dopo l’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, nel decimo anniversario del terremoto: 21 settembre. Lì ha incontrato il Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella. Risponde al telefono: «Sto bene, a tratti benissimo». Quattro studenti del secondo anno al Majorana, scelti dal consiglio di classe sulla base del merito, hanno raccontato al Presidente Book in Progress AI. «Erano seduti in una piccola classe, con Mattarella tra loro e Alberto Angela che faceva il professore». Il Presidente ha parlato di intelligenza artificiale. «L’uomo, lo studente e la relazione con il docente non possono essere sostituiti da una macchina» racconta Giuliano. «Poi rivolgendosi agli studenti ha aggiunto: voi siete stati bravissimi a trovare il modo di dominare l’AI e piegarla alle vostre esigenze, senza intaccare il dialogo didattico». Giuliano sorride. È il riconoscimento più importante di un’idea su cui lavora da anni. «La scuola di tutti? Io punto alla scuola di ciascuno».