Una rivoluzione/ Il CdC a scuola deve concordare i compiti scritti

Il ministro Valditara quando fa una cosa buona, merita di essere ringraziato. Ieri ha indicato come metodo «l’uso del diario cartaceo, sia nel primo che nel secondo ciclo di istruzione» per garantire che «i compiti siano assegnati entro il termine delle lezioni» ed evitare «l’inopportuna consuetudine» di scrivere i compiti sul registro elettronico a scuola finita. Mi pare una cosa di limpido buon senso, ma in Italia è noto che il buon senso non ci unisce mai.

E non è tutto qui: il ministro invita anche i consigli di classe a pianificare le verifiche in modo da evitare «la concentrazione nella medesima giornata scolastica di più prove» e «che i carichi di lavoro per gli studenti siano troppo condensati e gravosi». Ecco, non esito a dire che questa è una rivoluzione, perchè chiunque sia stato a scuola, come studente e come addetto ai lavori, sa perfettamente che togliere ad un docente il potere di decidere in perfetta solitudine il giorno del compito è come se gli impedissero di mettere voti. Di più. Come se lo legassero ad una sedia.

Ricordo quando noi alunni imploravamo un prof di non metterci il compito di latino lo stesso giorno in cui dovevamo fare il compito di italiano. Niente da fare, ognuno decideva per sè senza consultarsi con il collega, ognuno adduceva le sue ragioni e dunque il giorno dei compiti si presentava a scuola metà classe. Qualcuno ritiene queste cose piccole e trascurabili nella scuola attuale. Ma alla mia età aver visto nel 2026 un ministro che interviene su una cosa che qualsiasi preside avrebbe potuto risolvere a modo suo (con moral suasion o con maniere forti), è un sollievo. Un problema del genere che ti ha toccato quando avevi 15 anni e te lo risolvono quando ne hai 76, beh, secondo me ti fa capire meglio l’Italia.