Lamezia: “Azzurro”, il giallo di Francesco Scoppetta presentato in città (7 anni fa)

Lamezia Terme – “Azzurro” di Francesco Scoppetta, un racconto di storie vere avvenute in Calabria, presentato ieri alla libreria Tavella, ha l’intento di parlare di attenzione, di noia e di solitudine. Il titolo è un omaggio alla canzone omonima di Paolo Conte. L’autore, con il suo libro, cerca di incanalare l’attenzione sulla scrittura e non sulla trama citando uno dei suoi autori preferiti, David Wallace Foster, il quale riusciva attraverso il suo modo di scrivere, a far rimanere incollati i lettori ai sui libri, a prescindere dalla pagina dalla quale si iniziava a leggere. A seguirlo in questa presentazione tre suoi amici e tra i primi lettori di Francesco Scoppetta. La professoressa Costanza Falvo D’Urso che definisce il libro “un giallo sociologico che riesce a far prendere coscienza ai lettori. Al suo interno si muovono personaggi tridimensionali che sembra quasi di vederli e sentirli”. Il professore Gianni Muraca invece pone l’attenzione sullo sguardo a 360 gradi utilizzato da Francesco “che riesce ad abbracciare diversi ambiti come il calcio, la filosofia e la musica testimoniati dalle numerose citazione all’interno del libro”. Definisce infine l’opera “un giallo mediterraneo autoprodotto che meriterebbe però case editrici di grande respiro e nel suo piccolo è rivoluzionario”. Andrea Iovene infine non ha nulla da rimproverare “il racconto è avvincente, pessimista e amarissimo. Il tutto però è raccontato con leggerezza che mette il lettore nelle condizioni di non sentire il peso del libro”. 7/6/2019

(Lametino, R.C.)

Renzo Piano «Mi sono dato una regola: non pensare al passato come passato. Voglio dire che mi piace immaginarlo senza nostalgia. Pierre Boulez diceva: “Renzo stai attento, la nostalgia ti rende invalido, impedisce di muoverti liberamente”. Aveva ragione. E allora mi mancano? I miei amici non se ne sono mai andati. Sono movimento e luce. Gino, Luciano, Umberto, Italo, Fernanda (Pivano), Octavio (Paz), Maurizio, Claudio, Richard sono qui. Non sono spariti. Ci sono le loro tracce e poi le voci, gli sguardi, gli abbracci. Non è nostalgia. È dolcezza. Anche questo sentire appartiene all’età grande».

Dal risvolto di copertina

Un ispettore scolastico romano, Fabrizio Pozzi, poi la moglie Sandra, avvocato e infine il nipote Brunello raccontano quel che è accaduto prima e dopo l’ispezione ad una scuola calabrese.

La Calabria scoperta da questi tre protagonisti è quel che emerge dalla cronaca dei giornali, dalle dicerìe della gente, insomma da fatti veri o inventati che resta sempre più difficile discernere. Attraverso alcuni misteri e le tipiche tradizioni locali (come le lettere anonime), il racconto fa emergere alcuni particolari: il legame dei due coniugi i quali si ritrovano a distanza di tempo a guardare entrambi, da estranei, una realtà indecifrabile e bellissima, dove le contraddizioni non risparmiano niente e nessuno; poi una riflessione sulla noia e sull’attenzione,infine la ricerca della verità, che oggi essendo moltiplicata da fonti diversissime, ha perso di valore, per cui ciascuno si costruisce la sua verità come atto di fede.

(Esergo) La gente continua a ripetere: “La mia vita è infelice”, e afferma di non voler vivere nell’infelicità, ma continua a scaricare la responsabilità su qualcos’altro, su qualcun altro: il fato, la società, la struttura economica, lo Stato, la chiesa, la moglie, il marito, la madre; comunque il responsabile è qualcun altro.

(Osho Rajneesh, mistico e maestro spirituale indiano,1931-1990) 

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