Valditara interviene sui compiti a casa e mai sul tempo necessario per insegnare

«Ribadiremo con maggiore forza la circolare che già avevamo inviato lo scorso anno», ha spiegato il ministro Valditara. «Ritengo – ha aggiunto – che proprio in quel percorso di collaborazione fra scuola e famiglia sia necessaria una attenzione alle esigenze dei giovani». E poi, riassumendo il contenuto della nuova prescrizione: «No ai compiti dati sul registro elettronico alle otto di sera per l’indomani. Bisogna, al termine delle lezioni, scriverli sul diario cartaceo, dettarli perché vengano scritti sul diario cartaceo. Poi un invito a non concentrare le prove in uno stesso giorno per consentire agli studenti di affrontare con maggiore serenità e serietà i compiti in classe».

In Italia ormai un Ministro è finanche costretto a ribadire più volte, con circolari, norme che sono di solo buon senso. Per questo, Valditara fa bene. Da parte mia ribadisco ancora una volta l’esigenza principale che un patto tra scuola e famiglia dovrebbe formalizzare. Essa da molti anni a me pare che riguardi il tempo effettivo di insegnamento. Andrebbero cancellate tutte le norme esistenti che disciplinano l’argomento, vale a dire:

a) i 200 giorni obbligatori di insegnamento b) il monte ore annuale di ogni materia, scuola per scuola c) tutte le norme che disciplinano le assenze degli studenti, le quali superando una soglia comportano la non promozione.

L’Italia è il paese dove fatta la norma si trova l’inganno. Pertanto l’alunno Tizio che a causa delle sue prolungate assenze dovrebbe ripetere l’anno, basta che a fine anno presenti certificati medici (veri o fasulli) per sanare le assenze. Qui, come si vede, il nostro buon cuore prevale su tutto: poverino, se è stato ammalato, lo vogliamo pure bocciare?

In questa domanda è racchiuso tutto il significato che la scuola italiana ha disperso. L’Italia è il paese delle scorciatoie, davanti ad una strada lunga e faticosa, ognuno cerca il metodo per sbrigarsi. Cosa sono i diplomifici e ora le università private (fatti i necessari distinguo per chi fa le cose serie) se non una scorciatoia per ottenere un diploma o una laurea?

Così facendo se ci si pensa bene si è perduto per strada il significato dello studio, dell’istruzione impartita dalla scuola pubblica nelle sue sedi. Non è possibile far apprendere ad un alunno che si assenta troppo, questa è una verità lapalissiana che abbiamo finto di dimenticare. Il docente più bravo del mondo non è in grado di far apprendere nessuno se non gli si concede il tempo necessario per l’insegnamento.

Ecco il punto per me essenziale. In Italia si dovrebbero cancellare tutte le norme inutili ed astratte che ho ricordato, e, attraverso un patto pubblico tra scuola e famiglia, stabilire il tempo necessario di insegnamento, anno per anno, materia per materia, scuola per scuola. Se per matematica in prima media questo tempo è X, e l’alunno non lo rispetta, dovrà recuperare matematica. Anche se è stato ammalato, anzi, proprio perchè è stato ammalato, io direi.

Infine, ci sarebbe un altro metodo per raggiungere lo stesso risultato, che consiste nell’applicare alle scuole quello che avviene all’università. Lo studente durante l’anno frequenta quando e come vuole la scuola, solo che poi deve sostenere un esame per essere promosso in ogni materia. Adesso l’esame è invece previsto solo in terza media e per la maturità.

(Francesco Merlo, sett. 2026) Che ne sa il ministro Valditara dell’eroismo senza incantesimi e senza proclami degli insegnanti in questi universi di umanità caotica che, nelle realtà marginali, non somigliano più alla scuola? E cosa può saperne l’Ocse di un magistero che non diventa mai documento o monumento, di un insegnante che al Sud impiega meno tempo a spiegare il participio passato che a scontrarsi con i suoi allievi, a metter pace tra di loro, a intercettare minacce, a scoprire e a coprire reati? E siamo sicuri che davanti ai bulli che sfottono un ragazzino effeminato bisogna denunziare tutto e sbattere lui e loro sui giornali? Cara Mirella, sì, è vero, a volte li accoltellano e altre volte li picchiano, ma i ragazzi hanno più rispetto per gli insegnanti di quanto ne abbia lo Stato, che — ecco le sue coltellate — li maltratta, li sottopaga e li degrada a fannulloni.