L’assessore Maria Teresa Nardo tra Vibo e Lamezia

La prof.ssa Maria Teresa Nardo (Vibo V., 1974), assessora a Vibo Valentia al Bilancio della giunta di Maria Limardo (dal giugno 2019 al giugno 2024), predispose con gli uffici comunali una revisione sostanziale del Piano di riequilibrio finanziario. Nel 2021 la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Calabria lo bocciò, aprendo la strada alla procedura di dissesto.

La stampa sottolineò esplicitamente che il Piano era stato predisposto dall’assessora Nardo con gli uffici finanziari. La critica sostanziale della Corte non era però: «Nardo ha amministrato male». Era molto più tecnica: la situazione finanziaria di Vibo presentava una massa passiva molto rilevante; il Piano non dimostrava adeguatamente la capacità dell’ente di recuperare il disavanzo; risultava particolarmente problematica la capacità di riscossione dei tributi; alcune correzioni effettuate dalla nuova amministrazione non potevano essere utilizzate dalla Corte per “riscrivere” retroattivamente il Piano già approvato.

Il Vibonese descrisse la deliberazione della Corte come un documento di 124 pagine contenente numerosi rilievi sulla contabilità dell’ente e sulla sostenibilità del Piano. La Nardo reagì sostenendo che la Corte non avesse considerato adeguatamente le correzioni effettuate. Dopo la bocciatura, Nardo non accettò semplicemente la conclusione della Corte. In conferenza stampa sostenne che il Comune aveva corretto errori contabili ereditati e che la Corte non li aveva adeguatamente considerati per ragioni procedurali.

Disse, in sostanza, che la Corte aveva valutato il Piano in maniera troppo “statica“, considerando il documento originario del 2019 senza attribuire adeguato peso alle successive correzioni dell’amministrazione Limardo. Il Comune presentò quindi ricorso alle Sezioni riunite della Corte dei conti. Nardo contestò anche il modo in cui veniva valutata la riscossione tributaria: secondo la sua tesi, il dato del riscosso era fortemente condizionato dalle condizioni socioeconomiche del territorio e dalle difficoltà dell’agente della riscossione.

Quindi qui emerge una contrapposizione abbastanza netta:

Corte dei conti: il Piano non dimostra adeguatamente la sostenibilità finanziaria. Nardo: il Comune ha corretto la situazione e la Corte non ha valutato adeguatamente le correzioni e il particolare contesto socioeconomico.C’era poi una critica molto più politica: «il Comune non riesce a riscuotere»

Questa era probabilmente la critica più pericolosa per un assessore al Bilancio. Nel 2020 Nardo stessa riconosceva pubblicamente che il Piano di riequilibrio aveva nella lotta all’evasione uno dei suoi perni, ma contemporaneamente ammetteva che la situazione della riscossione era molto difficile. La questione era quindi: Se il Comune è in pre-dissesto e il Piano si fonda anche sul recupero dell’evasione, ma la riscossione effettiva non decolla, come può essere risanato il Comune? Questa era una critica non tanto personale alla Nardo quanto alla strategia finanziaria dell’amministrazione. E’ la stessa critica che la Corte dei Conti muove al Comune di Lamezia. E c’è un particolare interessante: nella stessa intervista del 2020 Nardo dichiarò che non avrebbe approvato un bilancio con poste sottovalutate e raccontò di aver dovuto correggere previsioni del bilancio precedente, comprese quelle relative a pulizie e gas delle scuole. Questa sua posizione, vista da un altro angolo, significa anche che quando arrivò al Bilancio trovò una situazione contabile che riteneva già problematica.

Nel 2022 la stessa Nardo parlava a Vibo di una «massa passiva» di circa 50 milioni. Per un caso fortuito è la stessa cifra che Nardo ha rilevato, come assessore in carica dal 21/5/26, a Lamezia.

Nel giugno 2022, presentando il rendiconto 2021 in Consiglio comunale, Nardo parlò di una: «massa passiva consistente e non irrilevante pari a circa 50 milioni». E precisò che il Comune aveva ereditato una situazione molto pesante. Secondo la sua relazione, il disavanzo era comunque migliorato: da circa 32,6 milioni nel 2020 a 28,8 milioni nel 2021. Quindi la sua difesa era: «Abbiamo ereditato una situazione finanziaria devastante, ma l’abbiamo migliorata». Ed è un elemento che va riconosciuto se si vuole fare una valutazione equilibrata.

Quali critiche furono rivolte pubblicamente alla prof.ssa Nardo dalla stampa e dagli esponenti politici durante il suo periodo da assessore al Bilancio di Vibo Valentia?

La ricerca automatica sulle testate locali restituisce semplici critiche rivolte alla giunta Limardo o alla situazione finanziaria del Comune. Le contestazioni pubbliche possono essere ricondotte soprattutto a tre filoni.

  1. La gestione del piano di riequilibrio finanziario.
    La critica più diretta riguardava il fatto che il piano elaborato dall’amministrazione non fosse riuscito a convincere la Corte dei conti sulla capacità del Comune di risanarsi. La Nardo, in quanto assessore al Bilancio, fu quindi direttamente coinvolta nel confronto politico e mediatico sulla bocciatura del piano. Ma va precisato che la critica della Corte dei conti era rivolta all’ente e al piano, non un’accusa personale alla Nardo. La stessa Nardo contestò pubblicamente l’interpretazione della Corte e difese il lavoro svolto dall’amministrazione.
  2. La riscossione dei tributi.
    Questo è probabilmente il filone che interessa maggiormente rispetto al suo attuale incarico a Lamezia. Durante l’esperienza vibonese veniva contestata all’amministrazione la scarsa capacità di trasformare gli accertamenti tributari in incassi effettivi. Nardo rispose sostenendo che il problema della riscossione dipendeva anche da fattori esterni all’amministrazione, dalla situazione economica del territorio e dalle difficoltà dell’agente della riscossione. È quindi una critica che le fu rivolta nel dibattito politico, ma che lei respinse spiegandone le cause.
  3. Le correzioni ai conti e le poste del bilancio.
    Un’altra discussione pubblica riguardò le rettifiche che la nuova amministrazione aveva dovuto effettuare rispetto alle precedenti previsioni di bilancio. Nardo rivendicò proprio questo lavoro, sostenendo che non avrebbe approvato bilanci basati su poste che riteneva non realistiche. E’ la stessa cosa che ha ripetuto a Lamezia, dopo Vibo.

Emergono invece molte critiche all’amministrazione Limardo, al Piano di riequilibrio, alla riscossione tributaria e alla situazione finanziaria di Vibo, nelle quali Nardo, essendo l’assessore al Bilancio, era inevitabilmente uno degli interlocutori principali.

(Lamezia informa, 25/6/26 Rendiconto 2025, il disavanzo da ripianare negli anni sale da 42.056.903,15 a 50.077.450,19 euro ) Se più di uno degli eletti nel corso di quest’anno di gestione amministrativa si è dimostrato sorpreso dell’esistenza di un disavanzo da coprire, vincolo nato nel 2014 e che esisterà almeno fino al 2043, il dato 2025 sale da 42.056.903,15 a 50.077.450,19 euro. Non una buona notizia, spiegata con la presenza del residuo debito idropotabile (7.083.073,55 euro), residuo debito RSU verso la Regione Calabria (4.596.409,54), maggiore accantonamento al fondo contenzioso di (4.590.075,76). La giunta prende atto che «non si ritiene che l’Ente possa fronteggiare lo squilibrio finanziario derivato dal maggior disavanzo con i mezzi ordinari e le misure previste dagli artt. 193 e 194 del Tuel e, pertanto, si farà ricorso alle procedure di ripiano previste dalla normativa che saranno sottoposte all’approvazione del Consiglio Comunale», che vuol dire tagliare ulteriori spese nel triennio 2026/2028, notificando che «il conto economico si chiude con un risultato di esercizio pari ad € -341.559,07; il patrimonio netto presenta una consistenza pari ad €11.688.276,40». Si precisa che «sulla base della tabella di riscontro dei parametri di deficitarietà strutturale redatta ai sensi del DM Interno e dell’Economia e Finanze del 5.08.2022 risulta non deficitario», poiché sono ancora solo 3 (sostenibilità disavanzo effettivamente a carico dell’esercizio 11,93 %, debiti riconosciuti e finanziati 1,16%, effettiva capacità di riscossione 29,4%), volendo «sottoporre al Consiglio Comunale le misure ritenute necessarie al ripiano del disavanzo emerso in occasione del rendiconto consuntivo 2025».