Renzi e il solito ricatto del tutti uniti sennò arrivano i fasci. Pure Serra l’ha capito dopo 19 anni

“Se ci dividiamo” dice Renzi a Giovanna Vitale su Repubblica “, consegniamo a Meloni altri 5 anni di Palazzo Chigi e alla destra sovranista 7 anni di Quirinale. Sommati, equivalgono a dire: fine pena mai”.

La prima cosa che viene in mente è: Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ma poi ci pensi e capisci che è il solito ritornello-ricatto che i comunisti ti fanno (la legge Truffa risale al 1953) da quando eri un bimbo. Turatevi il naso, attenti, sennò arrivano i fascisti. Solo che Meloni è presidente dal 22 ottobre 22 (fra poco sono 4 anni). Sono già arrivati, dunque?

Come farà, scrive il calabrese Francesco Verderami sul Corriere, il Campo largo a trovare in pochi mesi un accordo sul programma se in quattro anni di legislatura non è quasi mai riuscito a sottoscrivere una mozione comune in Parlamento?

“È fuorviante la tesi che il problema del centrosinistra sia legato al nodo del candidato premier, per quanto sulla sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si concentri oggi l’attenzione mediatica e inevitabilmente anche quella politica. Il punto dirimente è un altro: è la difficoltà di trovare una sintesi tra posizioni diverse, che offrirebbe l’immagine di una vera alleanza che punta a governare il Paese. È l’intesa programmatica che rivela infatti la natura di una coalizione. Solo così c’è la garanzia di tenere insieme elettori di partiti diversi, a prescindere da chi guidi il rassemblement”.

“Ma nel corso di questa legislatura il centrosinistra ha faticato a mostrare un denominatore comune. E la prova viene dall’attività registrata in Parlamento, dove le forze del Campo largo non sono riuscite a unirsi nemmeno su banalissime mozioni. Sono testi dove non vige la rigida logica degli articoli di legge e dove si esprimono concetti più generici. Eppure le forze di opposizione non solo non hanno quasi mai trovato una convergenza. Anzi, volutamente hanno ostentato le loro differenze. Dal 2022 sul tema del salario minimo, al 2023 sul Pnrr, fino al 2026 sul riordino dei giochi pubblici, in centinaia di mozioni tra Camera e Senato ogni gruppo del centrosinistra ha voluto distinguersi dall’altro. Doveva essere la palestra dell’alleanza, si è rivelato il festival della discordanza.

Le divergenze sulla Difesa e sul riarmo sono gli aspetti più eclatanti di una conclamata assenza di progettualità comune. E servono ai leader per affermare con più nettezza le loro tesi”.

Conte Giuseppi si è rivelato esempio lampante di opportunismo politico. Come scrive Verderami, “a volte anche a costo di negare la verità dei fatti. Sulla guerra russo-ucraina, per esempio, Giuseppe Conte ha accusato Mario Draghi di non aver voluto dialogare con Vladimir Putin per raggiungere la pace quando era a palazzo Chigi. Ma così è stata distorta la storia degli eventi per fini propagandistici. Dimenticare che l’allora presidente del Consiglio italiano provò ad aprire un canale con Mosca, ricevendo il niet del dittatore comunista e subendo per il suo tentativo le critiche dell’Amministrazione americana e del governo britannico, è un esercizio autolesionista. Perché pur di far dimenticare che di quel governo i Cinquestelle erano parte, Conte rinnega un pezzo di storia del suo Movimento”.

“Se così stanno le cose, la perdita di credibilità a livello nazionale (oltre che internazionale) contribuisce a rendere più fragile il progetto delle opposizioni e la loro idea illuminista di alleanza, nata come Union sacrée per battere le destre. La cartina di tornasole è proprio l’attività degli ultimi quattro anni in Parlamento. Lì dove un centrosinistra coeso avrebbe potuto tentare di mettere in difficoltà la maggioranza, entrando nelle sue contraddizioni con il gioco delle mozioni o con quello degli emendamenti. Che è l’altro strumento valido per esercitare nelle Camere l’azione politica. Ma Pd e M5S si sono concentrati soprattutto a competere tra loro” (Verderami).

Ormai è troppo tardi per intendersi con i 5 Stelle. Resterà al governo Meloni? Avremo La Russa capo dello Stato? Vedremo, quel che è certo è che l’unità a tutti i costi e malgrado tutto con i 5 Stelle si è rivelata una strategia politica sciagurata e tutti i promotori, da Franceschini in giù, dovrebbero soltanto scomparire. Non hanno capito nulla, non capiscono nulla, e ora nel 2027 vogliono soltanto dar le carte per far eleggere cani e porci amici loro, deputati e senatori.

PS: Mi fa piacere che dopo tanto tempo sulle mie posizioni sia arrivato anche Michele Serra. Ha scritto oggi: “Siamo adulti, chi più chi meno e ce ne faremo una ragione….Ci dicano: scusateci ma non ce la facciamo proprio, a fare un programma comune di governo. Ne prenderemo atto: troppo distanti, soprattutto in politica estera , la posizione di Pd e Cinquestelle“. Io l’ho capito dal 2007, data del primo Vaffa day di Grillo. Dopo 19 anni l’ha capito pure Michele Serra. Mi fa piacere.