****(Lameziaterme.it) Per comprendere perché Lamezia Terme, nonostante le sue enormi potenzialità, continui a essere vissuta prevalentemente come una città di transito, abbiamo incontrato Mariano Cimino, laureato in Scienze del Turismo, titolare di “Residenze Cassoli” struttura ricettiva moderna situata nel pieno centro cittadino. Da anni impegnato nel turismo esperienziale, nel turismo delle radici e nell’innovazione digitale applicata alla promozione territoriale, Cimino osserva quotidianamente il comportamento e le necessità dei viaggiatori che soggiornano in città.
«La domanda che riceviamo più spesso dagli ospiti è sempre la stessa: che cosa possiamo vedere e fare a Lamezia? Il problema nasce proprio in quel momento, perché il turista non trova un sistema organizzato capace di accompagnarlo alla scoperta della città. Li vedi persi nel vuoto, disorientati nel centro, col telefono in mano cercando di trovare qualcosa da fare o da visitare. Le attrazioni esistono, le storie ci sono e le potenzialità sono enormi, ma le informazioni restano frammentate e molte opportunità non sono trasformate in vere esperienze turistiche», spiega Cimino.
Dalla sua esperienza emerge una considerazione tanto semplice quanto preoccupante: Lamezia accoglie ogni giorno viaggiatori provenienti dall’Italia e dall’estero, ma non ha ancora costruito una proposta chiara per convincerli a fermarsi. Da qui nasce una riflessione critica sul ruolo delle istituzioni e sulla necessità di trasformare finalmente la città da semplice punto di passaggio a destinazione turistica riconoscibile.
Lamezia Terme vive da troppo tempo dentro un paradosso che ormai non può più essere ignorato. Possiede uno degli aeroporti più importanti del Mezzogiorno, una stazione ferroviaria strategica, collegamenti autostradali e una posizione geografica che consente di raggiungere facilmente il mare (in 15 minuti sei sulla battigia), la montagna (in 20 minuti a 1400 metri) e le principali destinazioni calabresi. Eppure, per gran parte dei viaggiatori, la città continua a essere soltanto un luogo di un passaggio momentaneo.
Si atterra a Lamezia, si noleggia un’automobile e si parte altrove.
Il turista arriva, ma la città non riesce a trattenerlo. Non perché manchino la storia, i luoghi o le potenzialità, ma perché nessuno ha ancora costruito un racconto unitario capace di spiegargli, in modo semplice e immediato, perché dovrebbe fermarsi. Manca proprio un’identità.
Chi giunge oggi a Lamezia e decide di trascorrervi qualche ora o una notte si trova spesso a dover organizzare tutto da solo. Deve cercare su internet che cosa vedere, capire come raggiungere i luoghi, verificare se siano visitabili, trovare eventuali guide, ricostruire itinerari e mettere insieme informazioni frammentarie.
Manca una proposta chiara, manca un percorso riconoscibile, manca soprattutto una regia pubblica capace di accogliere il visitatore e accompagnarlo nella scoperta della città.
Lamezia non è priva di identità: non sa ancora raccontarla
Dire che Lamezia non abbia un’identità sarebbe ingiusto nei confronti della sua storia. La città possiede molte identità: Sant’Eufemia, Sambiase e Nicastro custodiscono tradizioni, architetture, memorie e paesaggi differenti ma il vero problema è che queste anime non sono mai state trasformate in un’identità turistica condivisa. Il visitatore non può essere costretto a comprendere da solo una città complessa e territorialmente estesa. Occorre offrirgli un filo conduttore che colleghi il centro storico di Nicastro, i ruderi del Castello normanno-svevo, l’antica Judecca, il Museo archeologico, il Bastione di Malta, l’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia, il sito di Terina, le tradizioni di Sambiase e il patrimonio religioso, culturale e naturalistico diffuso sul territorio e soprattutto le sue terme.
Questi luoghi esistono, ma non sono ancora percepiti come parti di una destinazione unica.
Un bene culturale, da solo, non produce turismo. Diventa turistico quando è accessibile, raccontato, collegato ad altri luoghi e inserito in un’esperienza organizzata. Restaurare un monumento è importante, ma non basta. Occorre renderlo vivo attraverso visite guidate, narrazioni, illuminazione, segnaletica, contenuti multilingue, eventi e percorsi acquistabili o prenotabili con facilità.
Prima ancora di discutere di nuove opere o di eventi campati in aria come le varie sagre o mercatini (che poi ovviamente hanno poco successo), Lamezia dovrebbe rispondere a una domanda elementare: che cosa vogliamo rimanga nella memoria di una persona dopo aver visitato la città?
Oggi questa risposta non appare ancora sufficientemente chiara.
Un calendario di eventi non è una strategia turistica
Le iniziative culturali e i cartelloni estivi sono utili e vanno sostenuti. Anche il coinvolgimento delle associazioni rappresenta una risorsa preziosa. Ma una somma di eventi, per quanto interessanti, non costituisce automaticamente una politica turistica.
Il turismo richiede programmazione durante tutto l’anno, servizi continuativi, promozione sui mercati giusti e collaborazione tra Comune, strutture ricettive, ristoratori, commercianti, associazioni, guide e imprese culturali.
Non è accettabile che il compito di spiegare la città ai visitatori ricada quasi esclusivamente sulla disponibilità personale di un albergatore, di un ristoratore o di qualche volontario appassionato. L’iniziativa privata può contribuire, proporre e sperimentare, ma non può sostituire la responsabilità delle istituzioni.
Il Comune dispone formalmente di un servizio dedicato alla promozione del territorio. Ciò che cittadini e operatori si aspettano, però, è che tale funzione diventi visibile attraverso risultati concreti: una strategia pubblica, obiettivi misurabili, informazioni aggiornate, itinerari strutturati e una presenza riconoscibile nei luoghi in cui transitano i viaggiatori.
Un ufficio indicato nell’organigramma non basta. Serve una squadra operativa specializzata che conosca il turismo e che dialoghi quotidianamente con chi lavora nell’accoglienza.
Ogni volo che atterra è un’opportunità che rischiamo di regalare altrove!
L’aeroporto collega Lamezia con numerose città italiane ed europee. Ogni giorno arrivano famiglie, giovani viaggiatori, professionisti, calabresi residenti all’estero e persone interessate a conoscere una regione autentica.
Questo flusso rappresenta un patrimonio enorme. Tuttavia, se non riusciamo a trasformare almeno una parte di questi arrivi in pernottamenti, visite, cene, acquisti ed esperienze, continueremo a svolgere il ruolo di porta d’ingresso senza beneficiare realmente del turismo che attraversa il nostro territorio.
Lamezia dovrebbe proporsi come prima e ultima tappa del viaggio in Calabria: una città in cui fermarsi all’arrivo, prima di raggiungere le altre destinazioni, oppure prima del volo di ritorno.
Per farlo servono proposte semplici: “Lamezia in 24 ore”, “Lamezia in 48 ore”, tour serali del centro storico, itinerari archeologici, percorsi gastronomici, esperienze nei luoghi della memoria, visite dedicate al turismo delle radici e collegamenti organizzati tra aeroporto, stazione, strutture ricettive e attrazioni.
Il turista non deve essere lasciato solo davanti a un motore di ricerca. Deve trovare una città pronta a riceverlo… e in questo momento anche l’ultimo faro che illuminava qualche pezzo di pietra del castello si è spento.
Sandokan: un’occasione da trasformare in un prodotto turistico stabile
La realizzazione a Lamezia degli allestimenti e degli studi legati alla serie internazionale “Sandokan” ha dimostrato quanto l’immaginario cinematografico possa attirare attenzione e visitatori. Già qualche anno fa ne parlai ma anche questa opportunità rischia di rimanere un episodio isolato se non viene inserita in una strategia più ampia.
Non basta mostrare un set. Bisogna costruire un’esperienza capace di collegare cinema, territorio e identità: visite guidate, curiosità sulle riprese, contenuti dietro le quinte, percorsi fotografici, merchandising, eventi tematici e collegamenti con il mare, la storia e il paesaggio calabrese.
In molti luoghi del mondo il turismo è cresciuto intorno a racconti, romanzi, leggende e produzioni cinematografiche. La Transilvania ha trasformato Dracula in un richiamo internazionale, pur partendo da un immaginario in buona parte letterario. Lamezia possiede invece luoghi reali, storie autentiche e produzioni concrete. Manca ancora la capacità di unire questi elementi in un prodotto riconoscibile e permanente.
Il turismo del futuro deve essere vissuto, non soltanto osservato
Il viaggiatore contemporaneo non vuole limitarsi a fotografare un monumento. Vuole incontrare persone, ascoltare storie antiche, assaggiare prodotti, partecipare a un’attività e tornare a casa con qualcosa da raccontare.
Lamezia potrebbe offrire passeggiate nei vicoli di Nicastro, degustazioni con produttori locali, laboratori artigianali, percorsi nella memoria delle famiglie emigrate, esperienze naturalistiche e ricostruzioni immersive capaci di mostrare il castello, Terina e gli altri luoghi storici come apparivano in passato.
Realtà virtuale, intelligenza artificiale e strumenti legati al Metaverso 4.0 non devono sostituire l’esperienza autentica, ma possono renderla più accessibile, coinvolgente e comprensibile, soprattutto alle nuove generazioni e al pubblico internazionale.
La tecnologia, però, è soltanto uno strumento. Prima occorrono una visione, contenuti seri e persone competenti.
Il Cammino di Gioacchino da Fiore: un’opportunità per il turismo lento
Non tutti lo sanno ma Lamezia Terme è anche il punto di partenza del Cammino di Gioacchino da Fiore, un itinerario di circa 120 chilometri che collega la città a San Giovanni in Fiore, attraversando paesaggi naturali, luoghi spirituali e testimonianze legate alla figura dell’abate florense. Si tratta di un’ulteriore opportunità turistica ancora da valorizzare pienamente: il cammino può richiamare escursionisti, pellegrini, cicloturisti e viaggiatori interessati al turismo lento, generando pernottamenti e ricadute economiche per strutture ricettive, ristoranti e attività locali. Lamezia potrebbe così presentarsi non soltanto come porta d’ingresso della Calabria, ma anche come punto di partenza di un viaggio capace di unire natura, storia e spiritualità.
Che cosa dovrebbe fare concretamente il Comune?
Lamezia ha bisogno di un piano turistico pluriennale, non dell’ennesima iniziativa destinata a esaurirsi dopo una stagione.
Serve una cabina di regia stabile che riunisca amministrazione, operatori dell’accoglienza, associazioni, guide, ristoratori e imprese. Occorre definire un marchio turistico della città (brand), realizzare un portale multilingue aggiornato, predisporre mappe e materiali informativi, installare una segnaletica coerente e garantire punti informativi facilmente individuabili.
È necessario programmare visite guidate con giorni e orari certi, creare pacchetti di soggiorno da uno o due giorni, formare gli operatori e promuovere Lamezia direttamente nei luoghi di arrivo dei viaggiatori.
Infine, bisogna misurare i risultati: numero di visitatori, pernottamenti, permanenza media, partecipazione alle esperienze e ricadute economiche sulle attività locali. Senza dati e obiettivi verificabili, ogni dichiarazione sul turismo resta soltanto uno slogan.
Anche pensare ad una tassa di soggiorno di 1 euro per ogni turista che soggiorna nella nostra città potrebbe essere un aiuto, in media mille persone al giorno moltiplicate per 365 giorni sono contributi che potrebbero sovvenzionare i servizi turistici.
Lamezia deve decidere se essere uno scalo o una destinazione
La città non deve inventarsi un passato che non possiede e non deve imitare altre località. Deve semplicemente riconoscere il proprio patrimonio, organizzarlo e imparare a raccontarlo.
Le risorse ci sono. Ci sono la posizione, l’aeroporto, la storia, il paesaggio, la gastronomia, le tradizioni e una naturale capacità di accoglienza. Ci sono associazioni e imprenditori che ogni giorno provano, spesso da soli, a promuovere il territorio.
Quello che continua a mancare è una direzione comune.
La responsabilità delle istituzioni non è soltanto organizzare manifestazioni, pubblicare avvisi o celebrare le potenzialità della città. È trasformare quelle potenzialità in servizi, esperienze, lavoro e sviluppo economico.
Ogni turista che attraversa Lamezia senza conoscerla rappresenta un’occasione perduta. Ogni visitatore costretto a domandarsi che cosa fare e dove andare certifica l’assenza di un sistema.
Lamezia deve scegliere: continuare a essere il luogo in cui si atterra per andare altrove oppure diventare finalmente una destinazione capace di farsi conoscere, vivere e ricordare.
Il tempo delle promesse è finito. Adesso servono una visione, una squadra e il coraggio di cominciare davvero.
(frasco) La riflessione di Mariano Cimino consente di capire, a chi vuol capire, cosa sia Lamezia. Lui sostiene che Lamezia non è priva di identità: non sa ancora raccontarla. Un calendario di eventi, dice, non è una strategia turistica. Una somma di eventi, per quanto interessanti, non costituisce automaticamente una politica turistica. Quel che non esiste è una proposta chiara, un percorso riconoscibile, manca soprattutto una regia pubblica capace di accogliere il visitatore e accompagnarlo nella scoperta della città. Cosa fanno infatti le amministrazioni davanti a tali esigenze? Costituiscono un ufficio. Infatti il Comune lametino dispone già formalmente di un servizio dedicato alla promozione del territorio e anche di un assessore che deve occuparsene. Solo che, dice Cimino, un ufficio indicato nell’organigramma non basta, se manca una squadra operativa specializzata che conosca il turismo e che dialoghi quotidianamente con chi lavora nell’accoglienza.
Lamezia dovrebbe proporsi come prima e ultima tappa del viaggio in Calabria: una città in cui fermarsi all’arrivo, prima di raggiungere le altre destinazioni, oppure prima del volo di ritorno. Per farlo servono proposte semplici: “Lamezia in 24 ore”, “Lamezia in 48 ore”, tour serali del centro storico, itinerari archeologici, percorsi gastronomici, esperienze nei luoghi della memoria, visite dedicate al turismo delle radici e collegamenti organizzati tra aeroporto, stazione, strutture ricettive e attrazioni. Il turista non deve essere lasciato solo davanti a un motore di ricerca. Deve trovare una città pronta a riceverlo…
Ecco riassunta, più o meno bene, la riflessione di Cimino, ovvero di uno che sa le cose. Perchè non diventa realtà e nessun sindaco, di qualsiasi colore o spessore, tenta di farlo? La mia spiegazione è ormai vecchia, monotona e magari sbagliata. Riassumo: ogni sindaco prende un foglio di carta ed elenca le cose da fare per la città. Sono tantissime, solo per leggerle occorrono ore. Poi prende un altro foglio di carta e chiede a qualcuno di scrivere le risorse finanziarie che il comune è in grado di spendere.
Come diceva una volta un sindaco intelligente di un piccolo paese calabrese ad un revisore dei conti, “a me non interessa per niente pagare gli stipendi degli impiegati del comune affinchè non perdano il posto di lavoro. A me interessa fare qualcosa per il mio paese, realizzare qualcosa che resti nel tempo, che si veda, che sia utile a tutti. Mi dite se ho risorse per far questo? Perchè se mi dite che non ho nulla, io lascio e me ne vado a casa. A conservare i posti di lavoro dei dipendenti del comune che ci pensi qualcun altro”. Ecco, nessun sindaco lametino pone e ha posto mai questa domanda pratica, perchè quel che propone Cimino ed altre cose utili (manutenzione strade e protezione civile) non sono cose che un comune indebitato quanto Lamezia può fare. Il comune di Lamezia e i sindaci che il popolo elegge servono solo a pagare gli stipendi dei dipendenti comunali. Il famoso programma che ogni sindaco illustra alla città dovrebbe, secondo me, ridursi in soli 3 obiettivi: manutenzione strade; protezione civile; servizio di accoglienza turistica. Per finanziare questi tre obiettivi occorre tagliare spese inutili, sprechi, riscuotere le tasse comunali magari attraverso il ricorso ai privati.
Come diceva il comico Sergio Vastano a “Drive in” (impersonava un bocconiano) anni fa “E’ chiaro ‘stu fatto?”