Arcangelo Fazio artista della pubblicità

(frasco) Arcangelo Fazio ha fatto della fotografia per usi industriali il modo per esprimere la sua creatività artistica. Sembra uscito dal libro di Vito Teti sulla restanza. In genere un calabrese che intende fare ricerca scientifica, o il docente universitario, così come il cantante o il calciatore, deve lasciare la regione. E’ pacifico. Quelli come Fazio hanno, per usare le parole dell’antropologo, la necessità, il desiderio, la volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Lui è nato ed è molto legato a Decollatura anche se vive a Lamezia, e si è specializzato in un settore che oggi certamente si è sviluppato in un modo che quando lui ha cominciato, tanti anni fa, solo un visionario avrebbe potuto intuire. Il fotografo calabrese in genere lavorava con i matrimoni e svolgeva la sua attività in uno studio attrezzato. Fazio ha voluto fare della fotografia lo strumento necessario per le campagne pubblicitarie delle aziende, e quindi ha capito molto prima di tutti che attraverso i cataloghi e le vendite on line il commercio si sarebbe evoluto in tutto il mondo avvicinando i beni, e i luoghi, alla gente. Non aveva bisogno quindi di un negozio, ma di ampi spazi dove poter portare i prodotti e fotografarli, e i suoi clienti non erano giovani sposi e famiglie che facevano la prima comunione ai figlioletti, ma aziende. Oggi le aziende, di tutte le dimensioni, le abbiamo anche in Calabria, e in piccoli paesi, come Limbadi o Soveria Mannelli, si sono pure sviluppate industrie capaci di andare su tutti i mercati. Ma quando Fazio cominciava, far capire ad un imprenditore calabrese l’importanza della pubblicità e quindi della fotografia, significava parlare in inglese ad uno che conosce solo il dialetto. Il fatto è che la sua passione, unita ad un perseveranza e ad una fantasia straordinarie, gli hanno consentito di farsi largo in un settore difficile che sembra spesso possa appartenere soltanto al triangolo industriale. Amante di tutte le arti figurative, esperto di cinema così come di pittura, Arcangelo Fazio è un altro calabrese con la testa dura che ha inseguito i suoi sogni sino a far capire a tutti che in quella sua testa ci sono tante idee e una fantasia sfrenata.

(GDS) Fotografo pubblicitario di fama nazionale, ma anche creativo e artista dell’obiettivo, il lametino Arcangelo Fazio è uno dei talenti più luminosi del territorio, con un lungo curriculum di eventi, campagne ed esposizioni alle spalle, fra cui gli scatti con Denny Mendez e, recentissima, una mostra collettiva al MARCA di Catanzaro presieduta da un comitato tecnico che vede al suo interno il direttore dei Musei di Milano Domenico Piraina. Fazio racconta in esclusiva la sua esperienza professionale e artistica, fra incontri importanti, incarichi di prestigio e un legame con una terra che è sfida e ispirazione al tempo stesso.

Qual è l’intersezione fra fotografia pubblicitaria e arte, e in che modo si esplica nella tua visione e nella tua produzione?

Il legame tra fotografia ed arte è naturalmente molto stretto ed è fonte di grande ispirazione. Riferendomi alle foto di food, per esempio, spesso ci si ispira alle nature morte dei fiamminghi, o a quelle di Cezanne o al Caravaggio. Per me comunque è molto più significativa la pittura moderna, in particolare quella astratta (Pollock, Rochko, Yves Klein, Malevich, Lisinsky ed altri) poiché osservandone le opere, oltre a percepirne l’equilibrio cromatico e compositivo straordinario, mi danno la sensazione di poter andare oltre la tela stessa, (al contrario dell’arte classica che racchiude) ed è questa sensazione, con le dovute proporzioni, che cerco di ritrovare nei miei lavori.Tanto che mi piace dire che “sento” che la foto è completata, non che la “vedo” completata.

Tu sei stato protagonista, dietro l’obiettivo, di molte campagne pubblicitarie nazionali, fra cui ad esempio quella del caffè con l’attrice e modella Denny Mendez. A quale sei più legato, per ciò che ha rappresentato per te come esperienza artistica?

L’esperienza con Denny è stata esaltante, sia per il lavoro in sé, avendo avuto piena libertà creativa, sia dal punto di vista umano, poiché Denny, dalla professionalità impeccabile, è davvero una ragazza molto cordiale e da subito si è instaurato un rapporto amichevole che ancora oggi continua.
Dover scegliere una campagna pubblicitaria fra tante non è semplice, ma ricordo con molto piacere quella per un mobilificio con la head-line: “Mobili Turco peccato non possederli” con direzione creativa dello studio Luigi Imbrogno. La foto ritraeva quattro “suore” che guardavano con rammarico un divano dalla linea molto moderna. La foto fu realizzata in studio e gli abiti cuciti per l’occasione da una costumista (senza che avessero nessun richiamo ad ordini ecclesiastici), mentre le protagoniste erano scelte tra le conoscenze ed una era proprio la sarta. La campagna fu a diffusione regionale, con manifesti murali di 6×3 metri e quotidiani e settimanali. Sul set furono presenti anche parrucchieri e truccatori, team necessario per ottenere i risultati attesi.

L’8 luglio hai partecipato a una mostra collettiva al MARCA di Catanzaro insieme a Mario Naccarato e Nicola De Luca, con un comitato tecnico di prestigio di cui faceva parte anche il direttore dei Musei di Milano Domenico Piraina. Potresti illustrarci il progetto?

In concomitanza del concorso per giovani designer calabresi, ho esposto al Museo d’arte moderna MARCA di Catanzaro alcune foto, facenti parte di un progetto realizzato qualche anno fa, dal titolo “Natura Innaturata”. Il concept è l’inquinamento della plastica e degli imballaggi. Giocando sulla metafora che tale inquinamento ci sta “avvolgendo” ho letteralmente avvolto e fasciato oggetti e persone con plastica nera e fotografati su fondo nero.
Questa scelta è prettamente fotografica, poiché è solo attraverso il sapiente dosaggio della luce che si possono evidenziare forme e materia dei soggetti fotografati. Anche i volti sono stati coperti o dalla plastica stessa o da maschere, questo per non apparire riferiti ad un singolo individuo, ma ad una situazione più generale. In ogni foto, tuttavia, appare un particolare naturale (una mano, una foglia, un pomodoro), questo per significare, a mio parere, che la natura così dall’uomo martoriata, vincerà sempre e ci si salverà. Questo stesso progetto è stato esposto ad Asti, Roma e Lamezia. Attualmente è in mostra alla sede di Catanzaro della Banca Montepaone.

Cosa ha significato per te fare il fotografo pubblicitario partendo da Lamezia, qual è stata la tua formazione e cosa consiglieresti a un giovane che da qui voglia intraprendere questa strada?

Scegliere di fare il fotografo pubblicitario a Lamezia, in una regione complicata, è una sfida che ho affrontato con grande determinazione e convinzione, mosso dalla grande passione verso la fotografia, tant’è che ancora oggi, dopo tanti anni di professione e di ricerca artistica, ne sono innamorato come se avessi iniziato appena da un anno. La mia formazione è pressoché da autodidatta, ma la svolta importantissima, è aver conosciuto e frequentato nel suo studio il grande fotografo milanese Ezio Frea, considerato il numero uno nel food e nello still-life nella Milano da bere di quegli anni. Tra i suoi cliente Star, Coca-Cola, Stanley, e collaborazioni con le più importanti agenzie: Mac Arickson, Sutchi and Sutchi, Pirella etc. Ad un giovane che volesse intraprendere questa professione direi di seguire la propria passione ed essere sensibile verso le arti, con una dose di umiltà nei confronti del proprio operato e grandi dosi di sacrificio. Ancora oggi dopo tanti anni di fotografia, in ogni singolo progetto metto in discussione le mie scelte per cercare sempre di ottenere quel risultato che mi fa “sentire” di aver fatto una buona foto.

La pubblicità per Caffè Guglielmo
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