L’opportunismo di Conte e fare la cosa giusta alla John Wayne

Dal 2018, governo Conte 1, al quale fece seguito il Conte 2, abbiamo conosciuto un uomo, docente universitario, che dall’oggi al domani si è ritrovato a presiedere governi senza avere alcuna precedente esperienza politica. L’uomo ben presto si è rivelato il più grande opportunista che la storia recente della Repubblica abbia fornito agli italiani. L’opportunismo è definito così dalla Treccani

Comportamento per cui, nella vita privata o pubblica, o nell’azione politica, si ritiene conveniente rinunciare a principî o ideali, e si scende spregiudicatamente a compromessi per tornaconto o comunque per trarre il massimo vantaggio dalle condizioni e dalle opportunità del momento: l’ambizione ha troppo spesso condotto al più basso o. (Gramsci)…Con sign. meno negativo (e meno com.), la capacità di saper cogliere e sfruttare il momento opportuno, la buona occasione, anche se con danno dell’avversario (per es., in competizioni sportive).

L’Accademia della Crusca (L’Italia, patria di opportunismo, ma non dell’opportunismo) è intervenuta una volta per precisare la portata del sostantivo.

“Vari lettori e una lettrice esprimono la loro perplessità sul senso peggiorativo del sostanziale opportunismo, vicino a egoismo e furbizia, connotazione che sembra in contraddizione con il senso positivo della sua base opportuno e del sostanziale opportunità. La lettrice in particolare propone di “distinguere tra un opportunismo negativo, volto al vantaggio personale a scapito altrui e un opportunismo positivo, inteso come la capacità di cogliere in modo consapevole e rispettoso le opportunità che la vita offre, senza nuocere a nessuno”.

Nel caso in questione, ha scritto l’Accademia, la connotazione negativa è propria di questa parola fin dall’inizio. Questa connotazione si deve alla circostanza casuale che opportunista – che precede l’opportunismo nel tempo, sebbene di poco – è nato come termine della polemica politica a metà Ottocento. Chi, durante le rivoluzioni del 1848 o nel Risorgimento, non si schierava con decisione con una delle fazioni rivali veniva facilmente sospettato di voler abbracciare una causa solo a guerra vinta. È sufficientemente eloquente il seguente esempio tratto da un articolo intitolato Fisiologia dell’opportunista di un giornale fiorentino dell’epoca:

Opportunista è monarchico e repubblicano, è moderato e democratico, è progressista, è retrogrado tutto in una volta. La sua divinità è il tempo. Egli non ha fede in altro che nell’almanacco, grande politico anch’esso, al dire di molti uomini di stato. Colla scusa del tempo,l’Opportunista si acconcia senza scrupolo a qualunque bandiera. (Angelo Brofferio)

Bastano queste osservazioni a far capire come Giuseppe Conte è in questo momento storico il rappresentante più significativo dell’opportunismo. Non solo perchè ha presieduto due governi con alleati diversi e contrastanti, con Salvini prima e con Zingaretti poi, ma anche perchè qualsiasi obiettivo politico che pone in maniera elementare ed evidente risponde non a intime convinzioni ideali o politiche ma soltanto a meri calcoli elettorali. L’ultima sua dichiarazione che abbiamo registrato è volta ad accreditarlo come pacifista e quindi, dopo aver detto che saranno gli italiani, le primarie del campo largo, a stabilire come comportarsi con l’Ucraina, ha anche aggiunto :

Se dovessi essere partecipe delle primarie e vincente il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale che tuteli gli interessi dell’Ucraina, che è il Paese aggredito». Il presidente del M5s conferma quindi la contrarietà all’invio di nuove armi. «Non votiamo il sostegno militare. Per quello che riguarda aiuti e sanzioni economiche sì. Mi sembra che l’Ucraina abbia un arsenale militare super attrezzato, ci sono anche componenti di destra estrema e già c’è un mercato, ci si chiede che fine facciano quelle armi». Quindi rilancia l’ipotesi di un’iniziativa diplomatica europea. «Sono favorevole a una svolta negoziale che l’Europa non vuole. Piuttosto che chiamarsi volenterosi, Francia, Regno Unito e Germania, abbiamo bisogno di una coalizione europea di coraggiosi. Abbiamo bisogno di un candidato premier per la coalizione: se dovessi essere investito di questa grande responsabilità chiamerei Zelensky, lo incontrerei. Lo rassicuro: lui è aggredito, ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale». (La Stampa, 2 agosto 26).

In parole povere, dopo i tentativi di Trump, Conte afferma che ci proverà lui a convincere Putin.

A questo opportunista senza vergogna alcuna, tocca allora, 87 anni dopo, ricordare una famosa battuta che John Wayne pronunciava nel film Ombre rosse (Stagecoach), il capolavoro diretto da John Ford nel 1939.

Tra tutti i protagonisti John Wayne interpretava Ringo Kid. Era un giovane evaso che aveva un unico obiettivo: raggiungere Lordsburg per vendicare l’assassinio del padre e del fratello, uccisi da un pericoloso fuorilegge. Ma pur essendo ricercato dalla legge, Ringo non è il classico criminale senza scrupoli. Al contrario, rappresenta un uomo guidato da un profondo senso dell’onore e della giustizia, caratteristiche che diventeranno il tratto distintivo di moltissimi protagonisti western negli anni successivi. Durante il viaggio gli si presenta un’occasione irripetibile. Essendo un fuggitivo, potrebbe attraversare il confine e lasciarsi definitivamente alle spalle sia la legge sia il proprio passato. Sarebbe la scelta più sicura e probabilmente anche la più razionale. Eppure decide di non farlo. Quando gli viene chiesto perché sia disposto a rischiare la vita pur di arrivare fino in fondo, pronuncia una frase destinata a entrare nella storia del cinema:

«Ci sono cose da cui un uomo non può semplicemente scappare».

In poche parole, questa battuta racchiude tutto il codice morale del western classico: l’idea che esistano responsabilità impossibili da evitare, conti con il passato che prima o poi devono essere saldati e un senso del dovere che vale più della stessa sopravvivenza.

Da Mezzogiorno di fuoco a Il cavaliere della valle solitaria, fino ai western di Sergio Leone e alle reinterpretazioni moderne, il protagonista western è spesso un uomo chiamato ad affrontare il proprio destino invece di fuggire. Che si tratti di uno sceriffo, di un pistolero o di un fuorilegge, la scelta è quasi sempre la stessa: fare la cosa giusta, anche quando il prezzo da pagare è altissimo. La frase pronunciata da Ringo Kid rappresenta perfettamente questa filosofia ed è ancora oggi uno dei dialoghi più citati dell’intero genere. (Agnese Albertini, Best movie)