Enrico Mentana (Milano, 15-1-1955), è vero che andrai a Repubblica, a Gedi, a fare il direttore editoriale, il capo della nuova televisione, la nuova Cnn, insieme ad Andrea Pucci, il direttore del TgCom di Mediaset? “Non andrò. Sono una persona che sta in un posto per volta ed è l’unica clausola (di non concorrenza) che ho con me stesso. Mi è accaduto con la Rai, e con Canale 5. Accadrà ancora”.
E con La 7 di Urbano Cairo cosa farai? “Onorerò il contratto, come mi è stato chiesto, pregato di fare, personalmente, da Urbano Cairo, fino alla fine di dicembre. La fine del mio contratto. Dopo che ho finito, deciderò”.
E cosa deciderai?“La televisione è la cosa che mi piace fare”.
Cairo vuole trattenerti o no? “Cairo sapeva tutto. Quello che avevo da dire l’ho detto a Dogliani e non mi sembra mi sia stato chiesto di restare da parte di Cairo”.
E Repubblica? “La dirige Stefano Cappellini, che ha lavorato con me a Matrix, un amico”.
Dunque, Enrico Mentana, il primo direttore del TG5, dal 13 gennaio 1992 all’11 novembre 2004, dal 30 giugno 2010 il direttore del TG LA7, andrà a dirigere Repubblica o una nuova rete informativa del greco Theo Kyriakou? Non lo so, ma soltanto il pensiero che il suo posto a La7 sia preso da Floris, il cocco di Cairo, è inquietante. Repubblica si sta svuotando. Dopo le dimissioni di Mario Orfeo e l’uscita di Francesco Dini, l’uomo simbolo negli anni di De Benedetti, hanno lasciato l’amministratore delegato di Gedi News network, Corrado Corradi e il suo vice David Blancato. E’ andato via anche Sergio Pugliese, responsabile dei servizi generali di Gedi, e il capo del personale, Alessandro Bianco (oggi a La Stampa). E’ stato spostato in tipografia, di lato, Gabriele Acquistapace (non più Cfo). Sono andati via, Michela Marani, ad di Gedi periodici e servizi, ed Edoardo Biancardi, responsabile gestione e controllo; Fabiano Begal, capo del Digital, e Antonella Caponeri, capo del Legal. Della vecchia Repubblica rimangono soltanto il capo della Manzoni, l’ad Alessandro Furgione, e il capo delle radio, Carlo Ottino.
Dunque, se sul mercato c’è un fuoriclasse come Mentana, figlio di Franco, calabrese di Bova (RC), in quale squadra andrà a giocare? Con tutto il rispetto per Andrea Salerno che si occupa dei programmi con misura ed inventiva, è stato Mentana quello che ha imposto sul mercato La7. Il posizionamento della rete nel panorama informativo televisivo italiano dove esistono due squadre poderose come Rai1 e Canale5, è stato miracoloso, al di là dei numeri. Scendendo dai 4 ml di Rai1 ai 3 di Canale5, il tg di Mentana si situa sotto il Tg3 (1,6 ml) con i suoi 1,26 ml. Ma al di là dei numeri, sono la sua credibilità e riconoscibilità il vero valore aggiunto. Mentana ha saputo costruire una redazione a sua immagine e somiglianza che appare svincolata da legami politici troppo stretti. Senza partite di calcio, calciomercato e tennis, La7 ha costruito una offerta informativa riconoscibile e affidabile, che i soli numeri degli ascolti non spiegano. Circa la clausola di un patto di non concorrenza di 18 mesi presente sul contratto con Cairo, indiscrezione circolata, non esiste alcuna conferma ufficiale da parte di Mentana, di La7 o di Cairo sul contenuto del contratto. Anzi, quando la notizia è stata rilanciata sui social, Mentana ha replicato con un laconico “Non c’è”. Poi però al Foglio ha scritto: che io abbia o non abbia clausole contrattuali di quel tipo però sono fatti solo miei, e dei miei vertici aziendali. Anzi ne siamo a conoscenza solo io e chi ha firmato il mio contratto. Il quale, se ci fosse qualche problema, potrebbe farmelo sapere direttamente. Sarebbe un modo di confrontarsi più urbano. Prendendo il commento alla lettera, si deve quindi ipotizzare che Mentana continui, come ha dichiarato, a lavorare in televisione, e non passi alla carta stampata, di questi tempi davvero in grandi difficoltà.
L’unica possibilità per lui, sbarrata adesso e forse anche dopo le elezioni del 2027 la strada Rai in mano ai meloniani, l’unica testata disponibile, se Pier Silvio intendesse rivoluzionare l’offerta, è quella del TG4 (Rete 4) occupata da Andrea Pucci, che dirige anche Studio Aperto (Italia 1). Un’altra possibilità sarebbe Sky TG24 dove Fabio Vitale è in carica dal 15 settembre 2025. Vedremo se Pier Silvio oppure Sky penseranno a dare una svolta con l’acquisto di Mentana. Per il primo affidare a Chicco la testata TGcom24, nella quale Andrea Pucci potrebbe restare, significherebbe per davvero un rilancio giornalistico dopo l’innesto molto incerto di Bianca Berlinguer. Il cd retequattrismo dei Giordano, Del Debbio, Porro e della cronaca nera di Gianluigi Nuzzi, solo con l’avvento di Enrico Mentana potrebbe essere rivoluzionato. Se infatti, come ha sostenuto Chicco, La7 sembra abbia preso il posto della vecchia Rai3 all’opposizione (Tele Anti Meloni), Marina Berlusconi e la famiglia di Forza Italia potrebbero tentare un posizionamento liberale che il Tajani in versione Crozza non rende possibile. Paolo Del Debbio viene ricordato per uno sfogo pesante indirizzato ai colleghi Massimo Giannini e Luca Bottura: «Retequattrismo? Lo dici a tua sorella», seguito da un «vaffa», plateale in diretta tv. Oggi solo un fuoriclasse del giornalismo televisivo come Mentana è in grado di ottenere ascolti ricominciando a lavorare in un contesto diverso. In fondo basta pensare solo questo: Mentana è l’esatto contrario di Lilly Gruber, sia sotto il profilo politico che giornalistico. Tutti gli attuali conduttori di Rete Quattro sono troppo adagiati su Meloni e Salvini. Ci sarebbe dunque lo spazio editoriale per posizionare Rete Quattro tra il governo e l’opposizione da centro sociale di Schlein. Tra Rai1 e La7. La famiglia Berlusconi lo capirà? O alla fine sarà addirittura Sky che non si farà sfuggire l’occasione di arricchire la sua offerta informativa per gli abbonati? Con Federico Ferri ha rinnovato qualche anno fa Sky Sport, con Mentana potrebbe ora sistemare tutto il resto. Anche per Sky è una questione politica. Ora o mai più.