E la sinistra si interroga. Sala: noi indulgenti? No,ma attenti a non sembrarlo

Il tema della sicurezza non è di destra, non può essere lasciato soltanto alla destra. A sinistra sembrano averlo finalmente capito, ma è un risveglio lento, tardivo, sofferto. Il sindaco Beppe Sala condanna la guerriglia in Val di Susa come l’«atto criminale» di chi ha voglia «della violenza per la violenza». E mentre si duole perché alla sua parte politica viene data «un po’ la colpa di essere indulgente nei confronti di alcune manifestazioni violente», fa luce su uno dei tanti coni d’ombra che rendono non sempre limpida la posizione del Campo largo, o progressista che sia: «Io non credo che noi a sinistra siamo indulgenti. Ecco, dobbiamo stare attenti a non rischiare di mostrarlo».

La diplomazia del primo cittadino di Milano non basta a velare l’imbarazzo con cui la sinistra, dal Pd ad Avs, ha affrontato le cronache del caso Roggero, della morte di Fakir a Bologna e delle violenze in Val di Susa. Se Sala evoca l’indulgenza, Antonio Padellaro da giorni rigira la punta della penna dove fa più male e costringe le opposizioni a riflettere usando termini e interrogativi ben più crudi. Perché, si chiede l’ex direttore dell’Unità, la «specchiata e coerente» Elly Schlein «ha aspettato due giorni prima di condannare la guerriglia militarizzata in Val di Susa»? Forse per il timore di riecheggiare le parole d’ordine della destra? O per paura, affonda Padellaro, «di perdere voti in quel mondo» che gravita attorno a movimenti violenti?

Il cofondatore del Fatto sta rileggendo gli «straordinari articoli» firmati da Rossana Rossanda sul Manifesto nei giorni drammatici del sequestro Moro — le Br e «l’album di famiglia» — e offre ai leader della minoranza un consiglio non richiesto e forse non gradito: «Perché non prendere esempio da quei modelli di sinistra autentica, per dire “quella roba ci appartiene”?». Se a guidare il Pd fosse Michele de Pascale, il presidente dem dell’Emilia-Romagna risponderebbe con estrema nettezza: «Quella roba non ci appartiene affatto. Non abbiamo niente a che fare con quel pezzo di mondo che protesta in maniera violenta e lede il diritto di manifestare pacificamente». De Pascale replica anche alla provocazione di Padellaro e sfida la premier: «Io non voglio essere votato da loro, che tra l’altro votano forze non riconducibili al centrosinistra. E non capisco perché Meloni può dire che lei con Vannacci non c’entra nulla e io invece mi devo far carico dei violenti».