Zoox, il robotaxi di Amazon: la rivoluzione nella mobilità parla italiano


Zoox di Amazon

Due decenni in Ferrari, gli anni dei Mondiali con Michael Schumacher, poi la scelta di lasciare Maranello per costruire un’auto che il volante non ce l’ha nemmeno. Sembra un paradosso, invece è una delle sfide industriali più ambiziose della Silicon Valley. «La Formula 1 mi ha insegnato la disciplina necessaria per raggiungere un obiettivo in tempi stretti. È lo stesso spirito con cui lavoriamo in Zoox: combinare creatività ed esecuzione», racconta Corrado Lanzone, vicepresidente manufacturing operations della società controllata da Amazon. Fondata nel 2014 con sede a Foster City, in California, Zoox rappresenta l’alternativa a Waymo, la società di guida autonoma di Google.
Ma la filosofia è opposta.I concorrenti trasformano in robotaxi automobili tradizionali; Zoox ha deciso invece di ripensare il veicolo da zero, eliminando volante e pedali e progettandolo esclusivamente attorno ai passeggeri. Acquisita da Amazon nel 2020 per oltre 1,2 miliardi di dollari, oggi l’azienda conta più di 3.000 dipendenti, ha i suoi veicoli in strada ad Austin e Miami, fornisce un servizio gratuito a Las Vegas e ha un programma d’anteprima, dedicato ad un numero limitato di utenti, a San Francisco, e dispone di uno stabilimento progettato per produrre fino a 10 mila robotaxi l’anno.

Corrado Lanzone

Quando passerete dalla sperimentazione alla produzione su larga scala?
«La fabbrica è pronta a crescere, ma costruire un robotaxi significa molto più che assemblare un veicolo. Ogni mezzo deve essere calibrato, ricevere il software di guida e sincronizzare tutti i sensori. Stiamo definendo gli standard di un’industria che ancora non esiste».

Qual è oggi la componente più costosa di un robotaxi?
«L’hardware dedicato alla percezione: telecamere, radar, lidar e tutta la capacità di calcolo che sostituisce il conducente. Lo sviluppo del software richiede investimenti enormi, ma una volta realizzato può essere distribuito su tutta la flotta. L’hardware, invece, accompagna ogni singolo veicolo. A questo si aggiunge il costo del servizio: noi non vendiamo auto, gestiamo direttamente la mobilità».

Come procede la sperimentazione?
«Oggi il servizio è gratuito perché la flotta non è ancora sufficiente a garantire tempi di attesa compatibili con un servizio commerciale. Lavoriamo a stretto contatto con le autorità federali e locali e investiamo molto anche nella formazione di polizia, vigili del fuoco e soccorritori, che devono imparare a interagire con questi nuovi veicoli».

Per Amazon questo progetto riguarda soprattutto la mobilità o anche la logistica?
«Zoox è una società indipendente all’interno del gruppo. Amazon rispetta la specificità di ogni business e ci chiede di sviluppare al massimo le opportunità di questo mercato. Oggi vediamo nella mobilità delle persone il maggiore potenziale di crescita».

Waymo è il punto di riferimento del settore. Dove pensate di avere un vantaggio competitivo?
«Preferisco che siano gli utenti a dirlo. Noi abbiamo ripensato completamente l’esperienza di viaggio, progettando il veicolo attorno ai passeggeri e non al conducente. Crediamo, inoltre, che un sistema autonomo correttamente sviluppato possa raggiungere livelli di sicurezza superiori a quelli della guida umana».

È arrivato dalla Ferrari per industrializzare un prodotto che non esisteva. Qual è stata la difficoltà principale?
«Prima ancora che tecnica è stata culturale. Ferrari è un’azienda internazionale, ma la Silicon Valley è il luogo in cui convergono i migliori talenti del mondo. Qui ho trovato una straordinaria capacità di integrare competenze diverse, senza giudizi affrettati e con grande rispetto per il contributo di ciascuno. Nessuno può dire di avere trent’anni di esperienza nella guida autonoma, perché questo settore è nato adesso. Serve umiltà, anche dopo una lunga carriera. Dal punto di vista tecnico, la sfida è integrare un hardware estremamente sofisticato con un software altrettanto complesso. A 62 anni considero un privilegio poter affrontare problemi di questo livello».

Perché innovazioni simili nascono negli Usa e non in Europa?
«L’Europa ha tutte le competenze per competere, ma qui esiste una mentalità diversa. Negli Stati Uniti prevale la cultura del can do: ci si concentra sulla possibilità di riuscire, non sul rischio di fallire. Da noi il fallimento viene ancora vissuto come uno stigma, mentre qui è considerato un’esperienza che ti rende più preparato. C’è poi un altro aspetto culturale: in Europa chi crea ricchezza suscita spesso diffidenza o invidia, mentre negli Stati Uniti viene visto soprattutto come il risultato della capacità di aver creato valore. Infine, c’è un tema di scala. Qui sviluppi una tecnologia pensando a un mercato unico enorme; in Europa esistono ancora troppe frammentazioni normative e regolatorie, che inevitabilmente rallentano l’innovazione. Ma sono ottimista: vedo segnali di cambiamento e una crescente apertura anche da parte dell’industria europea».

Un segnale arriva anche dall’Italia. Una parte della struttura del robotaxi Zoox nasce a Modena.
«Il telaio del robotaxi Zoox viene realizzato da CPC, un fornitore di Modena. La Motor Valley possiede competenze straordinarie nella progettazione e nella produzione di componenti ad altissime prestazioni. È la dimostrazione che in Europa il talento non manca. Dobbiamo imparare è trasformare queste eccellenze in imprese capaci di crescere più velocemente e su scala globale».