
“I responsabili del piano di rientro siete voi!” esclama il sindaco Murone rivolto ai banchi del centrosinistra. “Il debito idrico risale a voi e non lo avete messo in bilancio e adesso la Corte dei Conti ci impone di metterlo a bilancio. Per risanare quello che ha provocato in anni il centrosinistra ci sarebbe voluto un miracolo. Così come un miracolo c’è stato quando nel 2016 il centrodestra ha fatto riapparire 16 ml di debito scomparsi”.
Il consiglio comunale del 21 luglio passerà alla storia di questa povera città per l’evocazione nientepopodimenoche di miracoli avvenuti per opera di un improvvisato Profeta e anche perchè due fazioni del centrodestra, quella nuova di Murone e quella vecchia di Mascaro, hanno litigato sulle poste del rendiconto, ovvero sui numeri, ma l’attuale sindaco ha pensato bene, tra vannacciani, e fratellini, forzitalioti e noimoderati, di dar la colpa di tutto al centrosinistra di questa città. Murone, invece di sdegnarsi per l’appello lanciato da Mascaro affinchè non si intraprenda una errata strada che un giorno non lontano sarà condannata dalla storia, pensa bene, per usare l’espressione di vecchi cronisti di calcio, di “mandare la palla in tribuna”. Tutta la colpa dei debiti di Lamezia non è di Mascaro, non è dei commissari, è del centrosinistra. Un sindaco che in aula il 21 luglio invece di smontare le tesi di Mascaro pubblicate il 20 luglio in numerose cartelle, se la prende con Lo Moro, spalleggiato da vecchi e nuovi corifei, si vede bene che non sa più a quale santo affidarsi.
Ora i sindaci Lo Moro (1993/2001) e Speranza (2005/2015) hanno tanti meriti, tanti demeriti, ma essere incolpati nel 2026 del debito idrico, o quello della Rsu, della mancata riscossione, dei debiti fuori bilancio, del contenzioso, insomma di tutto un pò, appare appunto una comica finale.
Per capirci con un esempio adatto ai bambini, sarebbe come se Giorgia Meloni, per giustificare oggi il massimo storico di 3181 miliardi di euro del debito pubblico italiano (con rapporto debito/PIL intorno al 137%), se la prendesse con i governi del decennio 70/80 – guidati da esponenti democristiani come Mariano Rumor, Emilio Colombo e Giulio Andreotti – i quali raddoppiarono il rapporto debito/PIL, passando dal 37% a circa il 56% ( essi si trovarono a gestire forti tensioni sociali e shock internazionali, come la crisi petrolifera del 1973). Lo scaricabarile è un’arma politica ormai consumata, se ogni governo italiano in carica ha a che fare con un debito pubblico ormai incapace di diminuire e ogni sindaco eredita un comune in dissesto.
In Calabria, nel corso del 2026, si registrano nel complesso 350 procedure attive tra dissesti finanziari e piani di riequilibrio. La nostra regione detiene il triste primato nazionale per numero di enti locali in crisi economico-finanziaria, con una quota che colpisce oltre un milione di abitanti. Per cui voler fare il sindaco e giustificare tutto ciò che non si è capaci di fare con i debiti contratti dai sindaci precedenti, non è arte magica, è il gioco delle tre tavolette. Come ha scritto Gambardella (Lameziainforma) “il ritardo sull’arrivo in aula è una costante del primo anno di amministrazione Murone per gli atti amministrativi contabili : il consuntivo dello scorso anno non è stato approvato né entro fine aprile, né fine maggio, è arrivato sul gong della scadenza imposta dalla Prefettura. Esso aumenta il disavanzo da ripianare fino al 2043 accorpando rateizzazioni approvate per debiti di precedenti amministrazioni (quindi già presenti nei bilanci, e rate già pagate per come previsto, come idrico e rifiuti), e rivede al rialzo ipotesi di spesa da effettuare (fondo contenzioso)“.

In aula il 21 luglio c’erano il revisore capo Daffinà che prima aveva certificato a Mascaro che i suoi conti erano in ordine, adesso certifica a Murone che occorre approntare un piano di riequilibrio, e poi c’erano l’assessore Spinelli, prima assessore di Mascaro oggi di Murone, e infine l’attuale capogabinetto De Biase, prima con Mascaro e oggi con Murone, che resterà l’autore di un calembour già passato alla storia: due opposte visioni (Mascaro e Murone) ma tutte e due intellettualmente oneste. Insomma, senza scomodare quelli che servono due padroni come se niente fosse, le opinioni politiche possono sempre divergere su qualsiasi argomento, ma fare politica attribuendosi meriti fittizi e scomodando il passato, i precedenti, i predecessori, è come se il sindaco Gualtieri di Roma per giustificare oggi i limiti della sua azione amministrativa tirasse in ballo i due sindaci romani del 2001, esattamente 25 anni fa, Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Il passato è uno strumento di comprensione, non un alibi. Serve a spiegare come siamo arrivati a oggi, ma se usato per giustificare errori o immobilismo nel presente, diventa una trappola che impedisce l’evoluzione personale e sociale, spiegano gli psicologi.
Ad un certo punto del consiglio il sindaco Murone prendendosela con Lo Moro ha dichiarato: 14 milioni li avete fatti scomparire e poi sono ricomparsi nel 2016 “quando il centrodestra si è accollato l’onere”. Passerà alla storia di questa disgraziata città un’affermazione come questa: “Per risanare quello che è stato lasciato dal centrosinistra ci sarebbe voluto un miracolo”. Murone è Provvidenza. Aggiungendo: “Il provvedimento che stiamo votando non poteva essere adottato prima di oggi”. A chi accusa l’amministrazione di immobilismo ha detto: “Abbiamo adottato diversi provvedimenti per correggere la situazione economica finanziaria del Comune e fatto tante altre cose. E’ sbagliato accusarci di inerzia. Abbiamo capito che la strada che ci rimaneva è questa: prestare ossequio a tre provvedimenti diversi della Corte dei Conti che altri non hanno adottato”. Poi fa un esempio: “Il debito idrico che ha gravato su questo Comune è risalente nel tempo. Dal 1981 al 2004. Oggi la Corte dei Conti ci dice di portarlo in bilancio. 5,4 ml del debito idrico è imputabile al sindaco Lo Moro”. Lo Moro ha contestato duramente il richiamo del primo cittadino anche alla sua esperienza alla guida di Lamezia, conclusasi nel 2001. «Siamo nel 2026. Attribuire responsabilità a me significa arrivare al ridicolo e al grottesco». Ma non c’è più niente da fare, ormai Lamezia ha imboccato la strada dei film di Tomas Millian, la saga di Provvidenza.
Volendo essere precisi, ha concluso Gambardella, se si fosse bocciato il consuntivo sarebbe finita l’esperienza dell’amministrazione Murone e non si sarebbe passati al punto successivo del piano di riequilibrio (che a quel punto sarebbe stata competenza della terna commissariale), così come i debiti idrici e rsu erano già rateizzati e quindi noti ed in pagamento, ed il fondo contenzioso è frutto di un calcolo dei dati delle cause in corso. Un dibattito che però ieri ha visto solo ragionamenti politici, tra maggioranza ed opposizione, con nessuno a ricordare che comunque fino al 2043 c’era ancora un piano di rientro da dover onorare, con il nuovo che andrà ad allungare e riformulare quanto già previsto dal 2014 (…) Tutto rimandato ad ottobre quando in aula arriverà il piano di riequilibrio concretamente, mentre entro prossima settimana si avrebbe l’obbligo di approvare Tari ed equilibri di bilancio. A meno che non si continui a saltare scadenze sui documenti contabili come fatto in questo primo anno di amministrazione.