Lamezia: L’appello dell’ex sindaco Mascaro: Piano di riequilibrio fittizio, non va approvato. Il Lametino, il giorno precedente il consiglio comunale, ospita un lunghissimo appello dell’ex sindaco che finisce così: Doveroso, da cittadino che in passato ha rivestito ruoli apicali nella vita amministrativa dell’ente, richiedere approfondimento delle dette tematiche e lanciare un appello affinchè non si intraprenda una errata strada che un giorno non lontano sarà condannata dalla storia.
Poco prima delle elezioni comunali che avrebbe vinto Murone, avevo consigliato sul blog il nuovo sindaco (non sapevo chi avrebbe vinto) di confermare l’assessore Sandro Zaffina come assessore al Bilancio, per la semplice ragione che Bruto è un uomo d’onore. Se l’assessore, insieme con il suo sindaco Mascaro, aveva giurato che il bilancio del comune è in equilibrio, nel caso di imprevisti Murone avrebbe avuto il suo capro espiatorio, mentre se l’assessore avesse detto il vero, avrebbe continuato il suo lavoro in perfetta continuità tra due amministrazioni diverse.
Ciò che conta nei discorsi è ciò che segue dopo il “ma”, dopo il “tuttavia”. Sempre l’uomo inizia lodando apparentemente la persona di cui si parla per arrivare poi al “ma”. “E’ bello ciò che hai detto, grazie di ciò che hai fatto, ma, ma,ma…” E dopo il “ma” viene fuori ciò che veramente si pensa di una persona o di un fatto. Shakespeare, nell’orazione funebre di Marco Antonio sul corpo morto di Cesare, sembra inizialmente contraddire questo tipico modo di procedere del discorso umano: “E tuttavia Bruto è un uomo d’onore“. L’indirizzo del discorso si esplicita totalmente nel finale, quando Marco Antonio invita a ribellarsi contro Bruto, “l’uomo d’onore”. E diventa chiaro allora il vero senso di quanto dichiarato: “Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so“.
Nella contesa Murone-Mascaro grazie a Dio non ci sono vittime, ma c’è tutta l’ambiguità che Shakespeare ha saputo così magistralmente spiegarci. E’ chiaro che il 20 luglio Mascaro in buona sostanza abbia scritto “Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so”.
I due sindaci raccontano ai cittadini e ai consiglieri due verità opposte, inconciliabili. Ci vorrebbe l’economista Carlo Cottarelli per spiegarci chi ha ragione. Ma un Cottarelli non c’è. E allora non resta, a noi incompetenti, che giurare sull’onore di Bruto. Gli stessi revisori dei conti, il cui dominus è il famoso Daffinà, sodale di Occhiuto, si sono sul più bello divisi: Docimo contro Daffinà e Lucia.
Nonostante la “complessa situazione di disavanzo strutturale, pari a oltre 50milioni di euro e il mancato conseguimento di un saldo positivo nell’equilibrio complessivo”, il Collegio dei revisori dei conti (composto dal presidente Antonino Daffinà e dal componente, Alfredo Lucia, con l’assenza ingiustificata del componente Gabriele Docimo come si evidenzia dallo stesso verbale) prende atto del “tempestivo adeguamento dell’Ente alle misure correttive e agli accantonamenti richiesti dalla Corte dei conti”. (abbiamo letto sui media)
Daffinà, amico di Occhiuto, che è di Forza Italia come Mascaro, ha appoggiato Murone. Un altro uomo d’onore in una vicenda che questa sfortunata città patisce come le buche sulle strade viaggiando in auto.
Concludendo, quindi, due schieramenti: “Lacrime e sangue” contro “Non c’è bisogno”. In mezzo tutti gli altri. Con il nuovo assessore al Bilancio, la docente Maria Teresa Nardo, che dovrebbe chiarire tante cose. Il Festival del Lamento è annunciato a Soveria Mannelli dall’1 al 4 agosto.: “Al peggio non c’è mai fine”. Ma a luglio è già cominciato a Lamezia. Vasco Rossi cantava «vado al massimo vado a gonfie vele». E poi diceva, come noi: «Voglio veder come va a finire/andando al massimo senza frenare/voglio vedere se davvero poi/si va a finir male/meglio rischiare, che diventare/come quel tale, quel tale/che scrive sul giornale».