Rendiconto 2025 e piano di rientro martedì 21 luglio in votazione nella Sala Luisi (Lamezia informa)
Se i primi due punti rimarcheranno la situazione economica finanziaria di via Perugini, collegata in gran parte alle mancate riscossioni più che a spese non commisurate (la quasi totalità del piano delle opere pubbliche, per esempio, è composta da fondi vincolati), i due successivi andranno nella direzione della tolleranza verso i contribuenti non corretti, con nuova adesione per la rottamazione dei tributi anche nel caso di affidamento all’Agenzia delle Entrate, e nuova modifica al regolamento Tari (tributo relativo all’igiene urbana la cui entità ancora non è nota, ed entro fine mese sarebbe attesa in aula).
Un disavanzo superiore ai 50 milioni di euro e l’impossibilità di riportare i conti in equilibrio attraverso gli strumenti ordinari. È questo il quadro finanziario che ha spinto la Giunta comunale di Lamezia Terme a proporre al Consiglio il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, comunemente indicata come “predissesto”.
La decisione è contenuta nella deliberazione numero 198, approvata il 16 luglio dalla Giunta guidata dal sindaco Mario Murone. Il provvedimento ha ottenuto il voto favorevole unanime dei sette componenti presenti, mentre era assente l’assessora Donatella Amicarelli (quota Vannacci/Furgiuele). La parola definitiva, tuttavia, spetterà al Consiglio comunale, unico organo competente ad avviare formalmente la procedura. Il riequilibrio pluriennale è lo strumento previsto dalla legge per tentare di evitarlo, consentendo agli enti che presentano squilibri strutturali di distribuire nel tempo il risanamento dei conti. Una strada lunga e complessa, che comporta però controlli, vincoli e misure molto più stringenti sulla gestione del bilancio.
Alla base della scelta c’è il rendiconto della gestione 2025. Dai documenti contabili emerge un disavanzo complessivo pari a 50.077.450,19 euro, in aumento rispetto ai circa 42 milioni registrati alla fine del 2024. Nel solo esercizio 2025 è emerso un ulteriore squilibrio di poco più di 8 milioni di euro. Nel provvedimento l’amministrazione riconosce apertamente che l’entità del disavanzo non permette di predisporre un piano di rientro attraverso le normali procedure previste dal Testo unico degli enti locali. Le somme da recuperare, viene evidenziato, risultano troppo elevate rispetto alle entrate correnti del Comune.
A incidere sul risultato sono soprattutto gli accantonamenti che l’Ente è obbligato a effettuare per fronteggiare crediti difficilmente riscuotibili, contenziosi e altre passività:
*Fondo crediti di dubbia esigibilità, 47,3 milioni di euro. (risorse che il Comune ha formalmente accertato ma che potrebbe non riuscire a incassare, come tributi, multe e altri crediti rimasti insoluti).
- Contenzioso 8,5 milioni
- Debito idropotabile circa 7 milioni
- Servizio dei rifiuti 4,6 milioni (rappresentano le principali aree di rischio che hanno contribuito a determinare la situazione finanziaria dell’Ente).
Nel 2015, in seguito al riaccertamento straordinario dei residui, il Comune aveva contabilizzato un disavanzo di oltre 41 milioni di euro, da ripianare attraverso quote annuali. Dopo 10 anni, si legge nella delibera, ne restano ancora circa 27,4 milioni.
*****I sindaci sino al 31/5/2015: Giovanni Speranza sindaco
dal 31/5/2015 al 24/11/2017: Paolo Mascaro sindaco
dal 24/11/2017 al 15/10/2021: Alecci, Colosimo, D’Ovidio,
Fusaro comm. straordin.
dal 15/10/2021 al 9/6/2025: Paolo Mascaro sindaco
dal 12/6/2025: Mario Murone sindaco
La stessa delibera precisa che la massa complessiva delle passività dovrà essere definita in modo più accurato durante la predisposizione del piano, soprattutto attraverso una ricognizione dei debiti fuori bilancio, delle cause in corso e delle altre passività potenziali.
Il passaggio in Consiglio comunale rappresenterà quindi il primo vero banco di prova politico. In caso di approvazione, la deliberazione dovrà essere trasmessa entro cinque giorni alla Corte dei conti e al Ministero dell’Interno. Da quel momento il Comune avrà 90 giorni per presentare il piano di riequilibrio, accompagnato dal parere dei revisori dei conti. La durata potrà essere compresa tra un minimo di quattro e un massimo di vent’anni e sarà determinata sulla base del rapporto tra le passività da ripianare e la spesa corrente dell’Ente.
Prima, però, servirà il voto del Consiglio comunale. Poi comincerà la fase più delicata: trasformare i numeri contenuti nella delibera in un piano capace di evitare il dissesto.
(Corriere della Calabria, Giorgio Curcio, 17/7/26)
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