Gurrado/ Lupita come Elena di Troia e l’arte senza colori

Sapete a cosa ho pensato quando è scoppiata la polemica su Lupita Nyong’o, l’attrice nera che interpreterà Elena dalle bianche braccia nell’“Odissea” di Christopher Nolan? Alla Madonna con Bambino di Bernardino Butinone, quasi nascosta in un cantuccio della Pinacoteca di Brera. È nera? È bianca? I visitatori più puntigliosi, che come me avvicinano lo sguardo alla piccola tela a costo di spiaccicarci il naso, non riescono a venire a capo del dilemma. Per quel che conta, vi assicuro che io l’ho vista nera, ma è forse l’effetto del sedimento del tempo sulla vernice, chissà; la foto che ho scattato per ingrandirla me la mostra addirittura nerissima, ma è forse colpa dei filtri sull’obiettivo dello smartphone; le immagini dell’opera pubblicate online la mostrano piuttosto bianca, ma è forse uno schiarimento dovuto a una ricostruzione congetturale di come dovesse apparire la tela in origine; le antiche riproduzioni in bianco e nero risolvono la questione mostrando la Madonna sia bianca sia nera, a seconda di quanto bene o quanto male sia riuscita la fotocopia. (Le storie dell’arte si mettono sulla difensiva, dicendo che il Butinone spiccava fra i contemporanei per il sapiente utilizzo del grigio). Quindi?
Il caso di questo minuscolo dipinto di fine Quattrocento non ci dice nulla di quanto scuro il pittore immaginasse il suo soggetto né di quanto chiara, o viceversa, la Madonna fosse in realtà, ai tempi in cui nessuno voleva dipingerla o poteva fotografarla. Ci dice però, con la saggezza accumulata nel mezzo millennio intercorso, che per apprezzare il senso di un’opera bisogna sforzarsi di guardarla da lontano, perché troppo da vicino non se ne viene a capo. Che la Madonna del Butinone fosse bianca o nera non ha più importanza di quanta ne avrà, fra cinquecento anni, che Elena sia stata interpretata da un’attrice di origine keniota o da una scandinava dagli occhi azzurri o da una greca olivastra o da una performer californiana totalmente dipinta di verde. Le polemiche sono tutte appiattite sul presente, mentre l’arte va considerata sub specie aeternitatis: non ha colore perché è di tutti i colori.

****Chiara Carnà Comingsoon

Lupita Nyong’o, la star di Black Panther è stata scritturata da Nolan per il ruolo di Elena di Troia. La moglie di Menelao, amata da Paride, come è descritta nel testo originale, l’Iliade di Omero?

Nell’Iliade di Omero, Elena di Troia non è sempre al centro dell’azione, ma resta una delle figure più importanti. Viene presentata come figlia di Zeus e Leda e sorella di Clitennestra. Prima della guerra, era regina di Sparta e sposata con re Menelao. Tutto cambia quando Elena fugge da Sparta con il principe troiano Paride, diventando la causa principale della guerra di Troia. I Greci, infatti, salpano proprio riportarla indietro, dando il via ad anni di violenza, perdite e distruzione, che lasciano Elena tormentata da sensi di colpa, disprezzo per se stessa e profondo rimpianto.

Nonostante le sue azioni, nell’Iliade di Omero Elena non è raffigurata come una donna senza cuore. Al contrario, è profondamente turbata dal rimpianto mentre vive con Paride a Troia. Si incolpa costantemente per le sofferenze causate dalla guerra e si sente responsabile della morte di innumerevoli soldati. Questo la porta infine a incolpare Paride per la sua codardia in battaglia. Alla fine della guerra, dopo la caduta di Troia, Elena si riunisce a Menelao e torna a Sparta. Quindi, anche se la donna non gioca un ruolo cruciale sul campo di battaglia, è attraverso il suo personaggio che il poema esplora il desiderio e il costo della guerra.

Che aspetto ha Elena nell’Iliade?
Se approfondiamo la descrizione fisica di Elena nell’Iliade, ci rendiamo conto che i dettagli sono piuttosto scarsi. Elena compare solo sei volte nel poema. Sebbene ogni apparizione aggiunga profondità al personaggio, è per lo più descritta come una figura di ineguagliabile bellezza, quasi divina. Omero si riferisce spesso a Elena con epiteti comuni all’epoca, come “dalle braccia bianche” e “dalla ricca chioma”. Nel complesso, si dice che la sua bellezza fosse così potente da aver dato origine alla frase, spesso citata, “il volto che ha lanciato mille navi”, per il quale fu combattuta una guerra così brutale.

Detto questo, Omero non si concentra molto sui dettagli dell’aspetto di Elena: è il suo stato emotivo che risalta di più. Dopo la sua fuga con Paride, la vediamo parlare duramente di sé, definendosi “faccia da cane” e “odiosa” e mostrando quanto profondamente si vergogni. Per non parlare del fatto che, in tutto il poema, anziché presentare Elena come un trofeo silenzioso, Omero la descrive come intelligente, consapevole di sé ed emotivamente complessa. È una donna divisa tra destino e scelta, desiderio e rimpianto, il che la rende molto più di un semplice simbolo di bellezza.

C’è anche chi ha fatto notare che il riferimento al pallore era un modo per indicare uno status nobiliare e che le rappresentazioni di Elena su vasi e raffigurazioni dell’epoca la ritraggono sempre coi capelli neri. Senza nascondersi dietro ad un dito, è probabile che nessuno abbia mai immaginato una Elena con la pelle scura, ma è altrettanto plausibile che la regina di Sparta non somigliasse a Diane Kruger, che l’ha interpretata in Troy.