Rendiconti 2025 e 2024 discordi su accantonamenti già noti

(Lameziainforma)Il rendiconto 2025 segue la traiettoria seguita nel primo anno di amministrazione Murone, in cui maggioranza ed opposizione hanno dimostrato in aula di non avere pronta conoscenza degli atti amministrativi e finanziaria ereditati, palesando poi sdegno e sorpresa nello scoprire di come ci fosse un disavanzo da ripianare (il consuntivo 2024 è stato per altro approvato in aula tra primo turno e ballottaggio dell’elezione dell’amministrazione in carica attualmente), delle interlocuzioni con la corte dei conti da portare avanti (nel secondo semestre 2025 diventate poi variazioni di bilancio, con ultima delibera la 54 del 24/03/2026), delle scadenze da onorare (consolidato 2024, previsionale 2026, consuntivo 2025 non onorate per citare tre passaggi economici) ed una situazione di personale più che delicata da affrontare (ad oggi non si è visto ancora il Piao 2026, le assunzioni del precedente anno sono state rallentate anche dai ritardi sul via libera al consolidato senza il quale non si potevano firmare contratti).

Si è badato più a polemiche social, a temi su cui il Comune non delibera (sanità e Sacal due “ever green”, come il cambiamento climatico in ottica colore del mare, etc), a faide interne politiche (al netto dei cambiamenti di gruppo, nella fase iniziale ad avere le prime fratture interne è stato il centrosinistra, nella prima parte del 2026 è il centrodestra ad avere i distinguo) e redigere regolamenti per singole necessità.

Sia negli atti del rendiconto 2025, che nel chiarimento offerto dal sindaco, si puntano i riflettori su tre aspetti che in realtà non sono una novità di fine giugno 2026 (mentre di tutto ciò si sarebbe dovuto votare entro fine aprile secondo la norma nazionale) essendo citati nel rendiconto 2024 approvato in consiglio comunale tra primo turno e ballottaggio poi vinto da Murone lo scorso anno.

(Debito idrico) Se l’attuale amministrazione sostiene che la Corte dei Conti ha richiesto un impegno in unica rata del debito idrico riconosciuto nel 2016 e non ancora pagato, lo scorso anno l’atto amministrativo chiariva che “è stato previsto che la quota annuale a rimborso del debito suddetto trovi copertura nei bilanci annuali con fondi propri con quota annuale di Euro 708.307,37” stimando la fine nell’esercizio 2035. L’Ente, in base al piano di rateazione ventennale approvato dalla Regione, ha effettuato i pagamenti ogni anno tra il 2016 ed il 2024, ovvero 10 delle 20 rate previste.

Il paragrafo “La situazione debitoria del Comune di Lamezia Terme per il servizio di gestione dei RSU gestito dalla Regione Calabria dal 01/01/2013 al 31/12/2019, e per il periodo precedente di gestione commissariale (fino al 31/12/2012 – con riferimento al periodo 2007-2012)”, risulta dare la stima di euro 3.300.741,77 “per la quale è corso di definizione un piano di rientro. Si farà fronte al pagamento delle quote annuali, che verranno definite a seguito di accordo con la Regione Calabria, inserendo tali importi nei PTE annuali per la durata dell’accordo”. Anche in questo caso, quindi, rateizzazione che era già partita: “già nell’annualità 2024 sono stati previsti, nel piano tariffario Tari, e pagati Euro 180.000 (mandato 7862 Del 3.12.2024). Nel corso dell’annualità corrente si procederà, nelle more della definizione del piano, anche alla liquidazione di una quota di euro 362.313,69 oltre che della somma di Euro 250.000 prevista nel PTE anno 2025 e nel piano tariffario Tari 2025. Pertanto il debito residuo troverà copertura nei piani tariffari annuali della Tari corrispondenti alla durata del piano di rientro concordato con la Regione Calabria”. Amministrazione Murone che confermava questa versione in consiglio comunale con l’approvazione della tariffa per la gestione del settore rifiuti anche nell’aggiornamento di settembre, per poi a novembre avere un diverso calcolo delle modalità di pagamento. La Tari 2026 dovrà essere approvata entro fine luglio, con una metodologia in parte anche nuova rispetto al passato.

Lo schema del rendiconto 2024 precisava inoltre che “complessivamente per il contenzioso in essere e le passività potenziali sono accantonate e destinate risorse per Euro 4.693.609,38 che si ritengono adeguate per come indicato nel dispositivo della Delibera della Corte dei Conti n. 491 del 7 febbraio 2025”, un anno dopo salgono a 8.553.757,36 euro di fondi accantonati per cause in corso in cui il Comune ancora non ha subito condanne, ma nel frattempo si sarebbe dovuto creare un altro capitolo per le mediazioni diverso dai debiti fuori bilancio riconosciuti dopo sentenze passate in giudicato (fondi che dal contenzioso sarebbero passati negli altri previsti, non un aggravio di spesa).

Al netto delle interpretazioni, le citazioni di atti, e le metafore che più si sposano con i meme, gli scenari prossimi possibili sono circoscritti:

oggi il Partito Democratico da Piazza Mazzini chiedeva le dimissioni del sindaco Murone, che avrebbero nel caso validità dopo solo 20 giorni (tempo durante il quale potranno essere ritirate, come fece a suo tempo Gianni Speranza in una delle due esperienze da sindaco con il centrosinistra con una maggioranza bizzosa), dopo aver in precedenza chiesto di parlare in consiglio degli equilibri del centrodestra prima per il cambio Lega – Vannacci e poi per le critiche dei vertici di Fratelli D’Italia ed Udc;

1)consiglio comunale al capolinea sia nel caso in cui il rendiconto 2025 sia bocciato, che nell’ipotesi oggi remota che 13 consiglieri decidano tutti contemporaneamente di dimettersi;
2)il rendiconto 2025 viene approvato, anche nel caso di soli pochi voti positivi di differenza, e si torna poi in aula con un nuovo piano di riequilibrio da apportare (conseguenze pratiche: nuove limitazioni alle assunzioni, altre ristrettezze economiche, ma minori rispetto ai casi previsti dal dissesto ad oggi non previsto come parametri di deficitarietà strutturale).
Sia nel primo che nel secondo caso si andrebbe a votare a primavera 2027, scadenza cui guarda anche il livello nazionale e per cui si sta accelerando per l’ennesima riforma delle legge elettorale, ma nel frattempo rendiconto, eventuale piano di riequilibrio ed altri atti amministrativi passerebbero da una terna commissariale provvisoria. Andando a vedere i bilanci consuntivi delle ultime due esperienze si vedrà come anche i disavanzi hanno avuto un cambiamento e non sempre in decrescita.

In via Perugini, al netto delle dichiarazioni, nessuno però è pronto o ha voglia di fare nuovamente campagna elettorale (anche alla luce della genesi tutt’altro lineare con cui si arrivò alla scelta dei candidati a sindaco), sia tra chi sta ora assaporando l’ego social amministrativo, sia tra chi ha ben chiaro di non avere nel caso un bacino di voti pronto e solido per essere riconfermato.