Il trenino di Capodanno e i balli di gruppo

Tanti anni fa venne Lucio Dalla a cantare a Nicastro. Non era ancora famoso, nè aveva scritto le sue canzoni più belle, ricordo che il palco era a piazza della Repubblica. Non c’era quindi un pubblico numeroso, cantò una mezzoretta, per cui dopo fu possibile scambiare qualche parola con lui. Mi è rimasta impressa una cosa che ci disse e che aveva fatto già sul palco. Parlando del successo e di come ottenerlo, Dalla ci disse che bisogna voler bene al pubblico, per cui lui era veramente disposto a tutto. Se la gente vuole sentire “O sole mio” io gliela posso cantare, e quando poi nel 1986 ascoltammo “Caruso”, ci ricordammo di quel che aveva detto.

Dare alla gente quello che piace alla gente, ecco un modo per ottenere successo. Come fece Franco Battiato, quando era ancora agli inizi, il quale sempre a Nicastro mi disse una cosa che poi ha ripetuto nelle interviste: sto studiando la musica commerciale, voglio fare un disco per dimostrare che un successo posso confezionarlo a tavolino. Ecco, Dalla e Battiato, e tanti altri, hanno avuto grande successo e sono arrivati al cuore della gente con la loro arte, con la loro sensibilità.

La musica pop si divide da sempre in due grandi filoni: da una parte gli artisti, dall’altra i replicanti. Chi sono i replicanti? Lo spiego con un esempio. L’ultimo giorno dell’anno le tv trasmettono l’anno che verrà, che è strutturato sempre in due parti. Nella prima, sino alla mezzanotte, si esibiscono dei cantanti, scoccata la mezzanotte arriva quello che si chiama il “trenino di Capodanno”. Potete ascoltarlo perchè lo ho inserito sopra in questo articolo. E’ un repertorio particolare, di cui in Italia Christian De Sica rappresenta il ballerino-simbolo, in cui il samba la fa da padrone con la musica brasiliana, in cui ogni brano, come nel telefono senza fili, ne richiama un altro, ed è quindi la colonna sonora adatta per fare il trenino, come si fa in tutte le piazze, in tutti i matrimoni, in tutte le occasioni in cui un dj, o artista di pianobar, fa il capopopolo.

I replicanti sono dunque artisti (loro si considerano tali) che campano proponendo questo tipo di musica allegra e trascinante in tutte le occasioni adatte. E’ un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Dai matrimoni, alle cresime, dai compleanni ai pensionamenti, alle feste in piazza, a quelle aziendali. Arriva in ogni festa che si rispetti il momento fatidico in cui ogni partecipante si trasforma in De Sica e si mette a ballare nel ballo di gruppo, il samba o il gioca jouer di Cecchetto, o Asereje, Macarena o il ballo del qua qua, Hully Gully con i watussi, twist con Saint Tropez, Mueve la Colita, grande classico per scaldare la pista, o El Tiburón, ritmo latino incalzante.

Tornando da dove abbiamo cominciato, a Lucio Dalla, nel 1977, ne “il Cucciolo Alfredo” (da Com’è profondo il mare), cantò “La musica andina, che noia mortale. Sono più di tre anni che si ripete sempre uguale“. La coraggiosa spregiudicatezza di Dalla segnò per sempre il rigetto di un certo mondo folkpolitico. Invece i replicanti vivono e lottano insieme a noi per sempre, e quando si alza “”Brigitte Bardot Bardot, Brigitte beijou beijou…” (scritto nel 1960 da Miguel Gustavo), l’allegro samba brasiliano diventato l’inno indiscusso di trenini e feste di piazza, forse occorre farsene una ragione: viene smentita la teoria dell’evoluzione di Darwin.