La salute pubblica deve venire prima dei profitti dello Stato? No, risponde la politica italiana.
In Italia, nel 2025, la raccolta complessiva dell’azzardo ha superato i 164,6 miliardi di euro, con una crescita di circa sette miliardi rispetto al 2024. Una somma pari a quella dilapidata con il Superbonus 110% viene destinata ai profitti di gente senza scrupoli che incassa attraverso le dipendenze di tante persone, di tutte le età e condizioni economiche.
A fronte di un volume d’affari così imponente, le entrate erariali per lo Stato sono state pari a 11,4 miliardi, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Ecco quindi una emergenza sociale e politica che nessuna forza politica italiana intende assumere (analogamente ad altre emergenze come la prevenzione antisismica) in quanto banalmente si guarda alle entrate pubbliche, e non alla salute, alla prevenzione e alla tutela delle persone più fragili.
Non esiste neppure una legge quadro per regolamentare il settore e ridurre drasticamente l’offerta di gioco. Nè si intende spostare la competenza dal ministero dell’Economia al ministero della Salute.
Come ha spiegato don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud, il punto è anche culturale: «Non parliamo solo di “gioco” d’azzardo perché il gioco, quando è vero, consente di entrare e uscire liberamente. L’azzardo invece, come tante droghe, dopo i primi passi cattura e trattiene». Da qui la necessità di costruire alleanze tra realtà diverse, mantenendo ciascuna la propria identità ma condividendo un obiettivo comune: contrastare il sovraindebitamento e aiutare persone e famiglie a tornare libere e autonome.
Oltre 6,17 miliardi di euro giocati in Calabria. Più di 4,45 miliardi solo attraverso il gioco telematico. E nel Comune di Lamezia Terme puntate complessive per 236,1 milioni di euro, di cui oltre 162,2 milioni online. La fotografia regionale mostra una crescita enorme del gioco a distanza rispetto a quello fisico. In Calabria il giocato fisico si ferma a circa 1,71 miliardi, mentre quello telematico supera quota 4,45 miliardi, confermando una trasformazione profonda del fenomeno e una sua penetrazione sempre più difficile da intercettare e controllare. Tra le province, il volume più alto si registra nel Cosentino, dove il totale giocato supera i 2,16 miliardi di euro. Seguono Reggio Calabria con 1,85 miliardi, Catanzaro con 1,08 miliardi, Crotone con 537 milioni e Vibo Valentia con 522 milioni. Anche Lamezia Terme presenta dati significativi: 73,9 milioni giocati sul fisico e 162,2 milioni sul telematico, per un totale di 236,1 milioni di euro. Il quadro calabrese si inserisce dentro una tendenza nazionale ancora più ampia. La povertà sbandierata spesso a sproposito da tanti analisti del Mezzogiorno e della Calabria viene messa in discussione dall’imponenza di tali cifre giocate e dilapidate.
Grazie a: Giorgio Curcio; Roberto Gatto, portavoce regionale della campagna “Mettiamoci in Gioco”, conferenza stampa organizzata dalla Comunità Progetto Sud a Lamezia Terme.