Calcio degli amichetti/In Costituzione divieto di giocare a 3 in difesa

Sul disastro annunciato della nazionale italiana contro la Bosnia vorrei dire poche cose una delle quali riguarda il leader e l’altra il programma. Non sto parlando del centrosinistra, ma della Fgci dove un idiota come Gabriele Gravina a dimettersi non ci pensa mai. Eppure sarebbe il minimo dopo la terza eliminazione, ma il potere calcistico che storicamente è sempre rimasto nelle mani di piccoli uomini tenuti su dalla politica prevalente, da Antonio Matarrese (Bari) a Gravina (Castellaneta, provincia di Taranto) passando per i Tavecchio, è sempre oscuro perchè basato sull’amichettismo. La conferenza stampa di Gravina come tutti i dittatori sudamericani che sanno di poter essere deposti solo da un colpo di Stato, soltanto Umberto Eco avrebbe potuto commentarla per quanto spieghi tutti i vizi di un paese che da 30 anni non cresce più. “Teniamoci la prestazione” ha detto Gravina, l’ennesimo italiano senza dignità che non si assume mai una sola responsabilità, dopo aver perso con la Bosnia che ha vinto solo 6 volte in 28 incontri giocati. Lo stesso vizio mortale della stampa sportiva che si coccola gli amichetti suoi, i Gattuso, Buffon, Bonucci. Gente che fa quel che può, ma ai quali non si può chiedere di giocare uno spareggio riuscendo a calmare il gruppo. Chi è tondo non può morire quadrato. Ieri sera solo Conte sarebbe stato in grado di far rendere gente scarsa in una squadra senza più Totti o Del Piero. Non riesce Gattuso, che nel suo dna ha avuto sempre solo grinta e rabbia, non riesce Bonucci che è stato sempre seguito da uno motivatore, non è cosa di Buffon che è stato un fuoriclasse ma mai un vero leader. Ieri sera tutti noi sapevamo che Retegui e Politano erano arrivati in nazionale spompati, che Bastoni è un idiota che dà sempre prova di sè (e non un fuoriclasse che può giocare al posto di Acerbi/Akanji/De Vrij al centro a comandare la difesa), che Gatti, Mancini, Locatelli, Di Marco sono poveri cristi senza personalità; che Frattesi, se lo hai mai visto giocare, può essere utile se devi attaccare, e non difenderti; che Di Marco non ha nè dribbling nè è capace di difendere ma solo la capacità di crossare in una squadra che ha il comando del gioco; che Calafiori nell’Arsenal o gioca centrale o terzino sinistro, non è un braccetto. I nostri tre leader hanno pensato che si trattava solo di cementare il gruppo con cene e pranzi, ma contro la Bosnia sin dal primo minuto hanno dato l’idea di puntare ai rigori e al contropiede. In 10 giocoforza. I rigori poi, ma scusate quanti giocatori abbiamo capaci di tirarne uno? Anche ammesso che Donnarumma ne pari uno, chi tira i nostri? Esposito, Cristante, Gatti, tutta gente che nella squadra di club non li tira. La mia proposta, tanto per cambiare, è fare una legge costituzionale che vieti alle squadre italiane di tutte le categorie di giocare a 3 dietro. La nostra remissività/passività nasce da questo imperante accorgimento tattico, che afferma il principio valido per tutti i campionati “prima non prenderle”. So benissimo che anche grandi squadre giocano a 3 ma la bellezza del calcio per fortuna è data dagli interpreti, non dai moduli. Purtroppo in Italia questa manìa di giocare a 3 dietro ha creato quello che ieri abbiamo visto all’opera contro la Bosnia. Un giocatore come Bastoni, specializzato come braccetto di sinistra, fuori zona, al centro, non sa giocare. Infatti chiamato fuori zona ad inseguire Memic, ha tentato una scivolata pericolosa. Non solo, con quel modulo i due esterni, destro e sinistro, sono chiamati a farsi tutta la fascia con la conseguenza che i poveri Politano e De Marco scoppiano. Insomma, giocare a tre ha comportato per la scuola italiana una estrema specializzazione “zonale” e la scomparsa di attaccanti di fascia bravi nel dribbling e in avanti, come i Messi, Lamine Yamal, Salah, il bosniaco del Salisburgo Kerim Alajbegovic (2007).  L’Italia ha perso dunque i Conti, Claudio Sala, Meroni, Causio, Stacchini, Dell’Omodarme, Damiani, Mora, produce specialisti che fuori zona sono pesci fuor d’acqua, che sanno usare un piede, o solo la testa, in altre parole non sforna più sin dalle giovanili giocatori completi, duttili, ambidestri. Sfornavamo Rivera e Mazzola in passato, oggi essendo mingherlini neppure in primavera troverebbero posto. I nostri Franco Baresi e Scirea prima di imporsi in difesa, molti li vedevano bene come centrocampisti tanto erano tecnici, e la stessa disfatta di Fabbri con la Corea nel 1966 fu dovuta alla sua ostinazione di lasciar fuori un certo Meroni reo di portare i capelli lunghi a favore del meno estroso Perani. Insomma, imporre di giocare a 4 dietro con un presidente nuovo che capisca di calcio e non un amichetto esperto di giochi di burocrazia e potere, è il mio auspicio per le generazioni future. Io appartengo a quella generazione che vinse i Mondiali dell’82 e che ha adorato quella squadra di quattro anni prima in Argentina. Squadre come quelle si costruiscono dalle fondamenta, dalla tecnica che si insegna ai ragazzini, che devono quanto meno sapere usare entrambi i piedi mentre oggi si cercano 3 marcantoni da schierare dietro, due cursori polmonari sulle fasce, una punta d’area e poi a tutti si riempie la testa su come occupare gli spazi e creare superiorità: ma chi sa tirare in porta da lontano? Chi sa dribblare? Nessuno. Non è un caso che Calafiori, Tonali e Donnarumma sono gli unici bravi che ci rimangono e infatti giocano all’estero.